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159. Lord James

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16 luglio 1622 d.C

La notizia si diffonde come un incendio nella dimora, tra sussurri e bisbigli che si propagano rapidamente attraverso le stanze. Le facce dei domestici sono pallide di terrore e sgomento, ma nessuno osa mettere in discussione la versione dei fatti che ho presentato. Il mio cuore batte veloce mentre mi muovo tra loro, mantenendo un'espressione di compostezza che nasconde la tempesta che ribolle dentro di me.

I domestici si inchinano in silenzio mentre passo, gli occhi abbassati in segno di rispetto misto a paura. Il signor Darcy non mi tormenterà mai più, e i miei figli saranno al sicuro. Il notaio entra solennemente nella dimora, seguito da un silenzio teso che sembra avvolgere la stanza.

"Mi chiamo Theodore Barnes," annuncia con voce grave, gli occhi scrutando attentamente i presenti. "Sono qui per leggere il testamento del defunto Lord Darcy."

Le parole del notaio risuonano nell'aria, cariche di una gravità che si diffonde attraverso la stanza. I bambini vanno con la balia, mentre io conduco il notaio verso lo studio del marito defunto. Con un gesto solenne, il notaio apre il documento, il suono della carta che si sfoglia riempiendo il silenzio. "A James, figlio primogenito di Lord Darcy, va il titolo e la gestione della tenuta di famiglia," annuncia con voce chiara, le parole risuonano nell'aria con una solennità che non può essere ignorata. "James è solo un bambino" affermo sedendo di fronte a lui.

Il notaio annuisce rispettosamente alle mie parole, comprensivo della mia preoccupazione. "Capisco la vostra preoccupazione, Lady Darcy," risponde con voce calma. "Tuttavia, secondo il testamento del defunto Lord Darcy, il titolo e la gestione della tenuta passano a James come figlio primogenito. James avrà bisogno di un tutore per assistere nella gestione della tenuta fino a quando sarà abbastanza grande da farlo da solo," spiega con voce pacata. "Ma per ora, il suo diritto di primogenitura è inequivocabile."

Dopo aver lasciato lo studio, mi ritrovo nel silenzio della tenuta, con il cuore ancora pesante per il destino di mio figlio. Mi affretto a raggiungere la sala principale, dove James gioca tranquillamente con le sue sorelle sotto lo sguardo vigile della balia.

"James," lo chiamo dolcemente, avvicinandomi a lui con passo lieve. Il bambino si volta verso di me con occhi curiosi, un sorriso radioso illuminando il suo viso. "Mamma!" esclama con gioia, correndo verso di me per un abbraccio.

Mi accoccolo vicino a lui, avvolgendolo con le mie braccia in un gesto protettivo. "James, dobbiamo parlare," dico con voce sommessa, cercando di scegliere le parole con cura per non spaventarlo. "Sai che tuo padre è... non è più con noi."

James mi guarda con occhi innocenti, l'espressione confusa. "Dov'è papà?" chiede con voce incerta, cercando di capire la situazione. "In un posto migliore, caro," rispondo delicatamente, cercando di mascherare la tristezza che mi pervade. "Ma non preoccuparti, sarai sempre protetto e amato."

Il bambino annuisce lentamente, accettando le mie parole con una fiducia infantile. "Mamma, io sarò forte," promette con voce decisa, il suo coraggio mi riempie di orgoglio nonostante la difficile situazione. Mi sorride con fierezza, il suo coraggio mi dà la forza di affrontare le sfide che ci attendono. "Lo so, James," rispondo con un sorriso tenero, stringendolo ancora più forte contro di me. "Sarai un grande uomo, lo vedo nei tuoi occhi."

Mi alzo dal pavimento, stringendo James al petto con amore e determinazione. "Vieni," lo incoraggio, indicando le sue sorelle che giocano vicino al camino. "Andiamo a trovare le tue sorelle."

Camminiamo insieme verso le bambine, il loro riso riecheggia nella sala mentre giocano felici. "Mamma!" esclamano con gioia, correndo verso di noi per un abbraccio. "Siete c'ho che più importa," sussurro, baciando ciascuna di loro sulla fronte. "Dobbiamo essere uniti, ora più che mai."

Il silenzio della notte avvolge la mia camera mentre mi siedo sul letto, ancora turbata dalle avvenute vicende. Improvvisamente, una presenza oscura si materializza di fronte a me. È Ade, il signore degli Inferi, con il suo sguardo penetrante che sembra scrutare l'anima stessa. "Congratulazioni, Daphne," mormora con voce cupa, un sorriso sinistro giocando sulle sue labbra. "Non ti ho mai vista con tutto questo sangue freddo." afferma il dio giocando con un pugnale. Il mio cuore accelera nel petto, il timore si diffonde dentro di me mentre osservo l'entità oscura che mi sta di fronte. "Cosa vuoi da me?" chiedo con voce tremante, cercando di nascondere la paura che mi attanaglia.

Ade si avvicina con passo lento, il suo sguardo ardente bruciando nella penombra della stanza. "Voglio solo complimentarmi per la tua audacia," risponde con un tono carico di significato. "Hai ucciso un uomo e condannato un'altra donna. Ma ti sei chiesta che accadrebbe qualora qualcuno venisse a sapere la verità? Ad esempio il tuo James, che al momento è tutto ciò che ti protegge".

"Nessuno lo scoprirà" affermo con determinazione. "E se il piccolo non dovesse superare la notte?" mi minaccia con un ghigno. "Hai già preso June" affermo determinata "James mi serve vivo".

Ade si avvicina con passo lento, il suo sguardo ardente bruciando nella penombra della stanza. "Voglio solo complimentarmi per la tua audacia," risponde con un tono carico di significato. "Hai ucciso un uomo e condannato un'altra donna. Ma ti sei chiesta che accadrebbe qualora qualcuno venisse a sapere la verità? Ad esempio il tuo James, che al momento è tutto ciò che ti protegge."

"Nessuno lo scoprirà," affermo con determinazione, il mio sguardo fisso nei suoi occhi implacabili.

Ade si ferma a pochi passi da me, un ghigno sinistro giocando sulle sue labbra. "E se il piccolo non dovesse superare la notte?" mi minaccia, il tono carico di una promessa oscura.

Mi raddrizzo, sentendo la rabbia e la determinazione ribollire dentro di me. "Hai già preso June," affermo con voce ferma. "James mi serve vivo."

Il dio degli Inferi mi osserva con uno sguardo intenso, il suo sorriso si allarga in un ghigno ancora più sinistro. "Molto bene," dice infine, la sua voce un sussurro che sembra permeare l'aria stessa. "Ma ricorda, Daphne, ogni scelta ha un prezzo. E io sono sempre pronto a riscuotere."

Svanisce nella penombra, lasciandomi sola con il battito accelerato del cuore e il peso delle sue parole che riecheggiano nella mia mente. Mi alzo dal letto e mi avvicino alla finestra, guardando fuori nel buio della notte, sentendo la frescura dell'aria notturna sul viso.

La porta della camera si apre lentamente, e una figura si avvicina. È una delle serve, la sua espressione preoccupata. "Lady Daphne, è tutto a posto?" chiede con voce sommessa. Annuisco, cercando di rassicurarla con un sorriso che non raggiunge i miei occhi. "Sì, tutto a posto. Vai a dormire, ne abbiamo tutti bisogno."

Quando la porta si chiude di nuovo, mi siedo sul letto, la mente che corre frenetica. Devo proteggere James a ogni costo, e so che Ade non scherza.

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