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21. Gerusalemme

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ante diem XII Kalendas Martias 6d.C

L'arrivo a Gerusalemme è un viaggio attraverso paesaggi di polvere e pietre antiche. Il calore avvolge la città, dove le strade sono costellate da mercanti e viandanti. Gerusalemme, con i suoi muri storici e i suoni della vita quotidiana, è un'esperienza completamente diversa da Roma.

All'ingresso della dimora di Gerusalemme, un servo mi accoglie con un inchino rispettoso. "Benvenuta, Daphne. Il signore Archelao aspetta nel salone principale."

Cammino attraverso corridoi adornati da ricche stoffe e tappeti colorati. Il salone si apre come un santuario di lusso, illuminato dalla luce dorata del sole che filtra dalle finestre ornate. Archelao, con indosso un mantello di porpora, mi accoglie con un sorriso gentile. "Sei la benvenuta, Daphne. Sono onorato della tua presenza." I suoi occhi scuri scrutano il mio volto, cercando forse di comprendere le profondità dei miei pensieri. "Ringrazio per l'accoglienza, signore Archelao" rispondo con riservatezza, osservando con attenzione l'ambiente circostante.

Archelao offre un gesto ospitale, indicando un divano impreziosito da cuscini finemente ricamati. "Prendi posto, Daphne. Vorrei conoscere di più su di te."

Ci sediamo, e la conversazione inizia tra il tintinnio di bicchieri e il profumo di incenso nell'aria. Erode è uomo di mezza età con una folta barba nera, osserva attentamente il mio corpo. Il suo sguardo è penetrante, come se volesse scalfire la mia riserva. "Daphne, Gerusalemme è una città di meraviglie. Spero che tu possa apprezzarne la bellezza e il potere."

"Lo spero anch'io," rispondo, la sua presenza, tuttavia, emana un'aura di autorità e dominio, come se fosse consapevole della sua posizione di potere.

Dopo la cena, Erode Archelao mi conduce per una passeggiata nei giardini della sua dimora. La luna brilla nel cielo notturno, gettando un bagliore argentato su fiori esotici e fontane.

"Gerusalemme è un luogo di grande importanza," afferma Erode, scrutando l'orizzonte. "E vorrei che tu, Daphne, ti sentissi parte di questa città, della mia famiglia." La sua proposta è carica di significato, eppure, sotto la cortesia, riesco a percepire un'ombra di ambizione nei suoi occhi. "È un onore essere qui," rispondo con riservatezza. "e spero di adempiere al meglio al mio dovere. Adesso, se permettete, vorrei ritirarmi in camera". Erode annuisce e mentre mi allontano il suo sguardo penetrante sembra ancora bruciare nella mia mente.

Nella quiete della camera, la luce soffusa delle candele accoglie i miei pensieri. Sfioro il bracciale che Cleopatra mi aveva regalato, l'Egitto non è più tanto lontano. Mi siedo sulla sponda del letto, "Se solo potessi confidare nei muri," sussurro tra me e me, riflettendo sulla delicatezza della mia situazione. Le mura della dimora, anche se magnificamente decorate, non possono offrirmi la sicurezza di cui ho bisogno.

Bussano alla mia porta. "Principessa," annuncia una voce fuori dalla porta. È una donna, una delle ancelle di Erode, il cui volto è un mosaico di espressioni. "Posso entrare?" chiede con un sorriso forzato. "Entra," rispondo, concedendole l'accesso alla mia camera.

La donna varca la soglia con un lieve sorriso di comprensione. indossa una tunica elegante dai colori vivaci che mettono in risalto la sua figura snodatamente regale. I suoi capelli, di un nero corvino, sono raccolti con grazia, permettendo qualche ciocca di sfuggire delicatamente.

"So che la situazione può essere difficile," inizia, cercando di scegliere le parole con cura. "Erode può essere un uomo di grande potere, ma anche di grande complessità." Fisso lo sguardo negli occhi della donna, cercando di discernere la sua sincerità. "Chi sei tu?" chiedo con cautela. "Il mio nome è Livia," risponde con gentilezza, "sono qui per aiutarti, per quanto possa. Erode può essere imprevedibile, ma non sei sola. Cercherò di essere il tuo punto di riferimento in questo intricato contesto."

"Ti ringrazio, Livia," dico con gratitudine "Perchè non ti siedi?" le propongo. Livia si avvicina e sussurra, come se temesse di essere ascoltata. "La famiglia di Erode è potente, ma anche divisa da rivalità interne"

"Lo comprendo," rispondo, fissando Livia negli occhi. "Ho già conosciuto l'amarezza della perdita e non desidero altro che una vita serena."

Livia annuisce con un sorriso complice. "La vita qui può essere complicata, ma talvolta trovi sorprese inaspettate. Se c'è qualcosa che posso fare per aiutarti, non esitare a chiedere."

Senza dirlo ci avviciniamo lentamente. I nostri respiri si fondono, e in un istante di sospensione, Livia posa dolcemente le labbra sulle mie. Il bacio di Livia è delicato come se portasse con sé promesse di conforto, diverso da quello di tutti gli uomini che cercavano di possedermi.

Livia si allontana leggermente, mantenendo uno sguardo tenero. "Chiedo scusa, principessa".
"Chiamami Daphne" le sorrido "Non c'è bisogno di scusarsi" Accenno un sorriso grato e stringo leggermente la mano di Livia. "Sono grata di averti accanto".

Livia sorride teneramente, "Sarò sempre qui per te, Daphne." Le sue parole portano un senso di conforto in un momento di incertezza.

Mentre il calore delle candele avvolge la stanza, Livia si alza dal letto dove stavamo abbracciate "Devo andare" mi dice. "Capisco," rispondo, cercando di nascondere una leggera tristezza.

Livia si avvicina per un'ultima carezza sul mio viso. "Se hai bisogno, sarò sempre pronta ad ascoltarti." La sua voce, dolce e rassicurante, mi accompagna mentre si allontana dalla mia camera.

Guardo il soffitto per un momento, la luce delle candele danza sulle pareti della mia camera, cerco conforto nel morbido abbraccio delle lenzuola. Pian piano, il sonno mi avvolge, portandomi via verso il regno di Hypnos.

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