16 agosto 977 d.C
La vita nel convento inizia a svelare la sua routine quotidiana, con il passare dei giorni che si sciolgono in uno schema predeterminato. Al mattino presto, il suono dei campanelli risuona attraverso il silenzio, annunciando l'inizio di una nuova giornata di preghiere e devozione.
"È giunto il momento di vestirti secondo la modestia del nostro ordine, sorella Daphne," annuncia una suora anziana, presentando un abito grigio dai tessuti semplici e tagli modesti. Accetto gli abiti con un cenno di rassegnazione, mentre la suora mi guida attraverso il processo di vestizione.
La stoffa grezza tocca la mia pelle, un contrasto marcato rispetto ai ricercati tessuti di Cordova che indossavo una volta. Le vesti grigie si adattano alla mia figura con rigore, simbolo della rinuncia ai lussi della vita passata. "Questi abiti saranno il tuo mantello di umiltà e devozione, sorella Daphne," pronuncia la suora con un tono carico di significato.
Il resto della giornata è scandito da preghiere, lavori manuali e momenti di riflessione. Le suore mi trattano con una compostezza che sfiora l'indifferenza, mantenendo una distanza rispettosa. Il suono di passi silenziosi e il canto monotono di preghiere creano un sottofondo costante.
Le suore, figure serene nei loro abiti modesti, mi guidano attraverso le cerimonie e le attività quotidiane. Ogni gesto sembra essere avvolto da un senso di sacralità, una ricerca costante della presenza divina. "La tua umiltà sarà la chiave per aprirti le porte della redenzione," mi ripetono, cercando di incanalare la mia anima ribelle verso un cammino di pace.
Tuttavia, nelle notti più buie, la mia cella diventa un rifugio per le mie lacrime nascoste e i pensieri inquieti. Il freddo delle pietre sottolinea la distanza tra la mia vecchia vita e la mia esistenza attuale. La luce tremolante della candela illumina i contorni dei miei ricordi, lasciando intravedere una vita che sembra sempre più lontana.
Non c'è neppure uno specchio. Mentre le fiamme della candela dovrebbero riscaldare la mia cella, sento piuttosto il freddo del distacco, il gelo di una vita che mi è stata imposta. Mentre il convento è immerso nel sonno, guardo intensamente la luce tremolante della candela.
Il crepitio delle fiamme risuona come una sinfonia di libertà, un suono di ribellione che si alza nel silenzio del convento.Le suore, destate dall'odore del fumo e dal crepitio delle fiamme, iniziano a urlare di paura. "Cosa sta succedendo?" grida una di loro mentre il panico si diffonde attraverso i corridoi. Mentre le fiamme controllate dalle mie mani divorano la legna, il calore e il fumo riempiono la cella. L'incendio si diffonde rapidamente, diventando un simbolo della mia fuga.
Corro attraverso i corridoi oscuri, la luce dell'incendio che danza dietro di me. La notte si anima con il suono degli allarmi e le voci preoccupate delle suore. "Daphne, dove vai?" urla una di loro, ma io continuo la mia fuga, determinata a liberarmi dalle catene del convento. Il corridoio è avvolto da un vortice di fumo e panico mentre mi muovo furtivamente attraverso la confusione. Le fiamme lambiscono le pareti, proiettando ombre danzanti che sembrano urlare libertà. "Daphne! Torna indietro!" grida una voce. La porta principale si schiude davanti a me, rivelando il buio della notte.
Il fresco della brezza notturna mi accoglie come un abbraccio liberatorio. "Dove vai così frettolosamente?" chiede una suora sbucando da una porta laterale, gli occhi spalancati dalla sorpresa. "Al sicuro, lontana da voi," rispondo senza indugi, la fiamma ribelle brillante nei miei occhi. "Il convento è in fiamme! Tutte fuori!" urla una suora, scatenando il panico tra le altre. Mentre mi allontano, la voce di una delle suore si alza: "È stata Daphne! È stata lei a mettere fuoco alla sua cella!" L'accusa mi segue come un'ombra mentre mi allontano dalle mura che mi hanno imprigionato.
Attraverso il fitto bosco circostante, il mio cuore batte forte, il suono delle fiamme che si allontanano alle mie spalle. I rami degli alberi si intrecciano sopra di me, creando un tetto naturale che protegge il mio percorso dalla luce della luna. Il profumo della terra umida e delle foglie decomposte riempie l'aria, accompagnandomi nel mio furtivo viaggio attraverso il fitto bosco.
Il suono delle fiamme svanisce gradualmente, sostituito dal susseguirsi notturno di creature nascoste nell'ombra. Il mio cuore inizia a calmarsi lentamente, sintonizzandosi con il ritmo silenzioso della foresta. Attraverso i sentieri segreti e le radure coperte di muschio, all'orizzonte, la luce del nuovo giorno comincia a filtrare tra gli alberi.
Nascosta tra gli alberi, cerco di sfuggire allo sguardo indiscreto mentre mi avvicino con cautela a un borgo addormentato. L'aria della mattina è fresca e il sole appena sorto dipinge di tonalità calde i tetti delle case. Con il cuore che batte forte sotto l'abito da suora, mi avventuro nelle strade tranquille.
Decido di cercare un luogo appartato dove poter cambiare i miei abiti e confondermi meglio tra gli abitanti del borgo. Trovo un angolo isolato, lontano dagli sguardi indiscreti, dove posso liberarmi dell'abito che mi ha imprigionato simbolicamente.
Mentre cambio i vestiti, la luce dorata del sole inizia a scaldare il mio volto. Indosso abiti più adatti a una viandante, cercando di mimetizzarmi tra le persone comuni del borgo. Un semplice vestito oscuro, un mantello che mi avvolge, e il mio aspetto trasforma radicalmente la suora in cerca di libertà in una donna comune in cerca di un nuovo inizio. Attraverso le strade silenziose, osservo la vita quotidiana che si svolge intorno a me, cercando di capire la dinamica di questo nuovo luogo che potrebbe diventare il mio rifugio.
Attraverso le strade del borgo, occhi vigili osservano ogni movimento. La mia ansia cresce, sapendo che il rischio di essere riconosciuta come fuggitiva è sempre presente. Con la determinazione di accelerare la mia fuga, i miei occhi si posano su un piccolo recinto che ospita alcuni cavalli.
Sfruttando la confusione mattutina, mi avvicino con discrezione. Un cavallo dal mantello scuro, con occhi vivaci, sembra rispondere al mio sguardo. Senza esitare, mi avvicino lentamente, offrendogli una carezza tranquillizzante. "Mi dispiace, amico, ma ho bisogno della tua velocità per sfuggire al passato," sussurro, come se il cavallo potesse comprendere il mio desiderio di libertà.
Con abilità acquisita nei miei giorni di fuga, apro il recinto e guido il cavallo oscuro fuori dallo steccato. La connessione immediata tra noi rende il furto apparentemente senza sforzo. Salto sul dorso dell'animale, sentendo il calore della sua pelle sotto di me.
Il borgo si allontana rapidamente mentre il cavallo, guidato dalla mia determinazione, accelera lungo le strade sterrate. Il vento mi accarezza il viso, portando con sé una sensazione di libertà che non avevo sperimentato da troppo tempo. Il galoppo veloce diventa il mio mezzo di fuga, portandomi via dalle strade del borgo e aprendo un nuovo capitolo nel mio viaggio.
Mentre il paesaggio scorre veloce intorno a noi, il cavallo diventa il compagno silenzioso della mia fuga. Attraverso campi e boschi, sfuggiamo al borgo ancora addormentato, lasciandolo alle spalle come un ricordo fugace di un passato che cerco di dimenticare. La strada aperta si estende davanti a noi, e la mia speranza di una vita libera si rinnova con ogni battito del cuore del coraggioso compagno a quattro zampe.
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La storia infinita
Fiksi PenggemarDaphne, figlia di Apollo e Afrodite, sarà costretta a vagare nelle epoche, fino a trovare il suo posto in società (se avete letto "Amore Proibito" questa storia parla della stessa Daphne) ⚠️questa storia è in riscrittura⚠️
