8 dicembre 1615d.C
La mattina dopo, il suono di piccoli passi leggeri risuona nel corridoio del convento. Mi sveglio dalla mia cella con un sussulto, la porta si apre lentamente e una delle suore entra con gentilezza
"Buongiorno, sorella Daphne," mi saluta con voce morbida, "È tempo per la preghiera del mattino. Vieni con me."
Mi alzo dal letto con un senso di obbligo, seguendo la suora attraverso i corridoi silenziosi del convento. Arriviamo in una piccola cappella illuminata solo dalla luce fioca delle candele, e mi inginocchio in preghiera insieme alle altre suore. Il suono di cantici religiosi riempie l'aria, le candele tremolano leggermente, proiettando ombre danzanti sulle pareti di pietra della cappella. Cerco conforto nell'incertezza della mia situazione, sperando che i miei genitori mi stiano osservando da qualche parte, pronti a intervenire quando avrò più bisogno. "Non posso vivere così" sussurro guardando il cielo oltre il vetro.
Dopo la preghiera, mi alzo lentamente e seguo le suore fuori dalla cappella, il cuore ancora pieno di domande senza risposta. Mentre usciamo dalla cappella, il silenzio avvolge il convento come una coperta tranquilla. Le suore si muovono con grazia attraverso i corridoi, il loro passo calmo e misurato risuona leggermente sulle piastrelle di pietra. Mi unisco al flusso silenzioso, cercando di assimilare la quiete del luogo, così diversa dall'agitazione costante della dimora del signor Darcy.
Una delle suore si avvicina con gentilezza, il suo volto nascosto dietro il velo bianco, ma i suoi occhi trasmettono calore e compassione. "Lady Daphne, hai bisogno di qualcosa?" chiede con voce morbida, la sua mano posata con leggerezza sul mio braccio. "Mi scuso, sorella," rispondo con voce calma, cercando di nascondere il mio turbamento dietro una maschera di compostezza. "Sono solo un po' agitata dall'ambiente nuovo."
La suora annuisce con comprensione, il suo sorriso radioso illuminando il volto velato. "Capisco, ma non preoccuparti. Siamo qui per aiutarti in questo periodo difficile," risponde con voce rassicurante. "Se hai bisogno di qualcosa, non esitare a chiedere."
Con un cenno di ringraziamento, mi separo dalla suora e proseguo attraverso i corridoi silenziosi del convento, il cuore un po' più leggero di prima.
Mentre mi avventuro nei corridoi del convento, una figura femminile appare improvvisamente davanti a me. La donna è disordinata e selvaggia, i suoi capelli arruffati e gli occhi impazziti brillano di una luce sinistra. La sua presenza mi mette immediatamente a disagio, e instintivamente cerco di allontanarmi da lei.
"Smettila!" grido, cercando di mantenere la calma nonostante il mio crescente senso di panico. "Chi sei tu e cosa vuoi?"
La donna ride istericamente, il suono graffiante come lame che si scontrano. "Non lo sai, Daphne?" chiede con una voce stridula, il tono carico di follia. "Lissa è il mio nome, Ares mi ha mandata da te"
Il mio cuore batte furiosamente nel mio petto, il terrore mi avvolge come una morsa. "Vattene!" urlo, cercando di scacciare l'oscurità che si insinua nella mia mente. Ma la donna non mostra segni di allontanarsi, i suoi occhi impazziti fissi su di me con una fissità spaventosa. "Non puoi scappare da me, Daphne," sibila con una risata isterica. "Sono qui per restare, per tormentarti fino alla fine dei tuoi giorni."
In un disperato tentativo di sfuggire alla folle presenza di Lissa, corro lungo i corridoi del convento, il suono dei miei passi echeggia nel silenzio opprimente. La luce fioca delle candele danza sulle pareti, creando ombre spaventose che sembrano inghiottirmi mentre mi avventuro sempre più in profondità nel labirinto dei corridoi. "Non scapperai da me, Daphne," sibila con una voce stridula, il suo respiro affannoso risuona dietro di me come il soffio di un'ombra spaventosa. Le mie gambe sembrano cedere sotto il peso della paura mentre mi affanno a mantenere il passo. La disperazione mi spinge ad accelerare il passo, ma ogni corridoio sembra condurmi solo più in profondità nel cuore oscuro del convento.
Finalmente, trovo rifugio dietro una porta chiusa, il mio respiro affannoso riempie l'aria carica di tensione mentre mi appoggio alla superficie fredda del legno. Le mie mani tremano mentre cerco di raccogliere i miei pensieri, il cuore ancora in tumulto per l'incontro con la folle emissaria di Ares.
La tensione nel mio petto si attenua leggermente mentre mi lascio cadere contro la porta chiusa, cercando di riacquistare un minimo di compostezza. La mia mente è ancora in tumulto per l'incontro con Lissa, ma almeno per ora sono al sicuro nella mia cella. Tento di concentrarmi sul respiro, cercando di calmare i battiti frenetici del mio cuore.
Mentre mi aggrappo alla speranza di un momento di pace, un suono soffuso cattura la mia attenzione. Il suono sembra provenire da qualche parte nelle vicinanze, ma non riesco a identificarlo chiaramente. Con un senso di curiosità mista a un leggero timore, mi avvicino alla porta e poggio l'orecchio contro il legno, cercando di captare meglio ciò che sta accadendo al di là. I miei sensi sono in allerta, pronti a reagire a qualsiasi segnale di pericolo imminente.
Mentre ascolto attentamente, i suoni diventano più chiari e distinti. Riesco a distinguere dei sussurri soffocati e dei gemiti sommessi, e una sensazione di disagio mi pervade. La mia mente corre a tutte le possibilità, ma nessuna sembra del tutto plausibile.Con movimenti cauti, apro leggermente la porta e getto uno sguardo furtivo nella stanza oltre. Suor Lucy è lì, abbracciata a un'altra suora, i loro corpi intrecciati in un atto di passione poco convenevoli a chi ha dedicato la propria esistenza a servire un Dio di cui non si conosce l'identità. Il mio respiro si blocca nella mia gola mentre osservo la scena con occhi sbarrati, incapace di credere a ciò che sto vedendo.
"Suor Lucy..." sussurro, la voce appena un filo nell'aria. La donna si volta, posso vedere il suo terrore negli occhi. "Per favore, Lady Daphne," mormorò con voce tremante, le lacrime scintillanti negli occhi. "Non dite nulla."
Le sue parole risuonarono nella stanza come un eco funesto, e mi ritrovai incapace di rispondere. "Lo giuro," rispondo. "Vieni, Lady Daphne," mormora la suora con voce soffice, il suo sguardo ardente di desiderio mentre mi tende una mano. La tentazione è irresistibile, e con un impulso improvviso, mi avvicino a loro con passo incerto.
Le loro mani mi accolgono con gentilezza, il loro tocco è caldo e familiare contro la mia pelle. Le labbra morbide e calde si incontrano in un bacio appassionato, mentre le mani esplorano i contorni dei nostri corpi con una dolcezza avvolgente. La tensione si scioglie nel piacere, il tepore della pelle contro pelle crea un legame intimo, mentre i nostri sospiri di piacere si mescolano nell'aria mentre i nostri corpi si muovono all'unisono in un ritmo frenetico e sensuale.
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La storia infinita
Fiksi PenggemarDaphne, figlia di Apollo e Afrodite, sarà costretta a vagare nelle epoche, fino a trovare il suo posto in società (se avete letto "Amore Proibito" questa storia parla della stessa Daphne) ⚠️questa storia è in riscrittura⚠️
