Il 12º giorno del mese di Pýanepsión nell'anno 89 dell'Olimpiade
I miei figli crescono sotto il sole caldo che illumina le sale e i cortili del palazzo, ognuno di loro un piccolo frammento del mio cuore, un pezzo di speranza che resiste al peso della mia vita. Nonostante la mia giovanissima età, la maternità mi ha trasformata: ogni giorno è un equilibrio tra il ruolo di regina, la disciplina che la corte esige, e l'amore puro e protettivo che nutro per loro.
Il primogenito, Elenos, ha ereditato dal padre i capelli corvini, lucidi e folti, e uno sguardo intenso che sembra già scrutare il mondo con la maturità di chi ha visto più di quanto la sua giovane età dovrebbe permettere. Il suo carattere è temprato da una curiosità vivace e una determinazione innata: già mostra interesse per l'arte e la musica, e io lo incoraggio a coltivare queste passioni, come mia madre mi aveva insegnato per mantenere l'animo saldo anche nelle tempeste della vita. Lo vedo dipingersi nei corridoi del palazzo, o far vibrare le corde dell'arpa con gesti incerti ma pieni di concentrazione, e il mio cuore si gonfia di orgoglio e di timore insieme: timore per ciò che il mondo gli riserverà, orgoglio per ciò che già sa di essere.
Le gemelle, Calista e Thea, sono un riflesso della mia stessa bellezza, intrecciata con tratti del padre. I loro occhi color azzurro cielo sembrano catturare ogni raggio di luce, e i loro volti delicati esprimono già emozioni profonde e sfumate. Calista è la più vivace delle due, curiosa e intraprendente, sempre immersa nei racconti dell'antichità che leggo loro di notte: storie di eroine, dei e dei grandi re, che la ispirano a interrogarsi sul mondo e sul proprio ruolo in esso. La piccola Thea, più riservata, ama i dettagli: trascorre ore a riprodurre fiori, foglie e paesaggi con grafite e colori, catturando la bellezza effimera della natura come se volesse fermarla tra le pagine dei suoi taccuini.
Essere madre a soli diciassette anni, dopo un matrimonio imposto e una giovinezza rubata, non è stato semplice. La mia maternità è stata una sfida: imparare a nutrire e proteggere vite delicate mentre io stessa ero ancora fragile, disciplinare senza spegnere la loro curiosità, insegnare l'amore e la forza quando la mia esperienza era limitata. Ma nonostante tutto, il mio cuore non conosce esitazione quando si tratta di loro. Ogni sorriso, ogni parola detta, ogni abbraccio rubato tra le stanze del palazzo è un ricordo che scolpisce la mia essenza di madre.
Osservo spesso i loro giochi nei cortili, tra fontane e statue, e rifletto sul futuro che desidero per loro: un futuro lontano dalle catene di un matrimonio senza amore, dalle imposizioni di potere e protocollo che hanno segnato il mio destino. Voglio che possano scegliere, esplorare, amare e cadere senza la paura che io stessa ho imparato a sopportare.
La sala reale era immersa in un silenzio carico di tensione, rotto solo dal crepitio delle fiamme nel camino che proiettavano ombre tremolanti sulle pareti e sui volti tesi. Io e Menandro ci fronteggiavamo, distanti solo pochi passi, ma separati da un abisso di rabbia, dolore e incomprensione.
«Non permetterò che Calista sia sacrificata per preservare il potere politico!» esplosi, la voce vibrante di fuoco e determinazione. I miei occhi, fissi sui suoi, non ammettevano esitazioni. «Questo matrimonio forzato è un'ingiustizia!»
Il vento proveniente dalle finestre semiaperte fece tremolare le tende, e ogni respiro sembrava rimbombare tra le colonne marmoree. Menandro si mosse lentamente, come per cercare equilibrio tra autorità e frustrazione. «Non capisci,» replicò con voce grave, «che il nostro ruolo va oltre le nostre singole felicità? Si tratta del futuro della polis, della sicurezza del popolo. Le nostre decisioni influenzeranno molte vite.»
«Il futuro di un popolo non può essere costruito sulla miseria di mia figlia!» urlai, sentendo crescere dentro di me un fuoco incontrollabile. «Preferisco l'incertezza di un futuro instabile piuttosto che vedere Calista intrappolata in un matrimonio che non ha scelto!»
La sala, carica di tensione, sembrava trattenere il respiro insieme a me. Meandro avanzò di un passo, cercando di domare la mia ira. «Daphne, dobbiamo fare delle scelte difficili per il bene di tutti.»
«Non mi interessa il bene di tutti se significa sacrificare la felicità di nostra figlia!» urlai, e per un istante sentii le mie mani tremare, cariche di un potere che da anni avevo imparato a contenere. «Preferisco affrontare l'incertezza e il caos piuttosto che vedere mia figlia intrappolata come lo sono stata io!»
Il suo sguardo si fece più cupo, quasi ferino. «Non capisci che il nostro ruolo va oltre le nostre singole felicità? Si tratta del futuro della polis, Daphne. Le nostre decisioni pesano su molte vite. Calista è nostra figlia, ma non è solo suo il destino che plasma il mondo.»
Un'ondata di rabbia pura mi attraversò: anni di sofferenza, notti costrette a piegarmi al suo desiderio, giorni in cui ero stata privata di ogni scelta e considerazione, esplosero dentro di me come un fulmine. Concentrando la mia energia, sentii il potere antico scorrere attraverso le mie vene, risvegliato dalla determinazione e dalla rabbia.
Parole antiche uscirono dalle mie labbra, incantesimi dimenticati e potenti che avevo appreso nelle notti di solitudine e preghiere segrete. L'aria stessa vibrò, la luce danzò, e un lampo accecante avvolse Meandro. Con un sordo boato, il suo corpo cadde inerte sul pavimento freddo della sala.
Il silenzio che seguì era opprimente, rotto solo dal crepitio del fuoco e dal battito frenetico del mio cuore. Il sangue di anni di ingiustizia scorreva ancora invisibile dentro di me, mescolato alla consapevolezza della gravità di ciò che avevo fatto.
Mi avvicinai al suo corpo, cercando di piegarlo come se avesse compiuto un gesto disperato, un suicidio, mentre ogni traccia della mia magia svaniva, lasciando dietro di sé solo l'apparenza di tragedia. Le lacrime scesero sul mio viso, simili a pioggia pulita: il dolore finto di una moglie che aveva appena perso il marito.
«Aiuto! Qualcuno... per favore!» gridai, la voce rotta dal finto dolore. I servi accorsero, terrorizzati e ansiosi, avvolgendomi in abbracci compassionevoli, incapaci di sospettare la verità nascosta dietro il dramma.
«È successo qualcosa a Meandro!» strillai, tremando come se ogni fibra del mio corpo fosse scossa dalla perdita. «Ho trovato il suo corpo... è caduto! Aiutatemi!»
La notizia si diffuse rapidamente, e il palazzo fu avvolto da un senso di tensione e paura. Ma solo io sapevo che quella stessa morte era un atto di giustizia, di libertà per me e per mia figlia.
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La storia infinita
Fiksi PenggemarDaphne, figlia di Apollo e Afrodite, sarà costretta a vagare nelle epoche, fino a trovare il suo posto in società (se avete letto "Amore Proibito" questa storia parla della stessa Daphne) ⚠️questa storia è in riscrittura⚠️
