Passo giorni senza chiamarlo.
Lui mi scrive e io non gli rispondo.
Farlo di nuovo con lui mi ha fatto male.
Mi ha ricordato quanto io lo ami, quanto io mi senta bene con lui. E non voglio.
Lui ha il potere di farmi a pezzi e mi ha distrutta troppe volte.
È l'unico in grado di farmi sentire una nullità, l'unico di cui mi importi davvero oltre a Celeste.
È come se per lui non fosse lo stesso quando mi riversa addosso parole cariche di rabbia come fa di solito come se fosse felice di vedermi soffrire.
Mi sento inutile, Celeste a scuola ha sempre più problemi per colpa mia, ormai mi sento un peso per la mamma di Mario che ci ospita, nella vita ho fallito tutto, mi sono sempre illusa, ho sempre creduto nell'amore e invece è sempre stata tutta una delusione, o forse io sono una delusione.
Non riesco più a mangiare, ormai mi trascino tra un lavoro ed un altro e cerco di passare il minor tempo possibile a casa per non farmi vedere così da Celeste, anche perché a casa Mario è sempre più presente con lei e ormai nemmeno riesco più a guardarlo in faccia.
Quando torno e lo ritrovo in cucina ad aiutarla a fare i compiti mi lancia un'occhiata sperando di essere ricambiato ma io abbasso lo sguardo e mi chiudo in camera finché non va via.Mentre sono al lavoro ricevo una chiamata.
Avevo mandato il curriculum in questo posto prima ancora di stare con Mario.
Non credo a ciò che sento quando mi dicono di volermi ricevere per un colloquio oggi stesso.
Chiedo un permesso e mi precipito subito a casa cercando qualcosa da mettere senza dire nulla a Celeste e alla madre di Mario e corro via sperando di essere puntuale.
Prendo un taxi così non ho problemi di parcheggio e riesco anche a raggiungere l'ufficio in anticipo.
Il palazzo enorme che ospita la sede di questa rivista di moda mi fa sentire piccolissima.
Salgo in ascensore facendo caso a tutti i dettagli del palazzo perfettamente arredato ed elegante e quando arrivo do il mio nome alla segretaria che mi fa strada fino all'ufficio del direttore.
Mi fanno accomodare e nonostante l'ansia il colloquio va benissimo.
Inizio a lavorare dalla settimana prossima.
Prima di tornare a casa passo alla pasticceria a prendere qualche dolce per festeggiare e appena rientro annuncio la notizia.
Festeggiamo ma poi mi rendo conto che qui affianco a me manca l'unica altra persona di cui mi importi.
Che ora più che mai vorrei condividere con lui la mia felicità, ma per colpa mia non c'è.
Mi faccio coraggio.
Esco con una scusa e compongo il numero di Mario aspettando che risponda.
Ci mette tempo ma poi finalmente sento la sua voce dall'altro lato del telefono.
"Ehi pronto"
"Ciao... ho... avuto questo lavoro che volevo da tantissimo tempo e non ho nessuno da invitare per cui... ti va di venire a cena con me stasera? Senza impegno non è niente di..."
"Senti l'hai detto tu... meglio non vederci più, se per te è stato facile andare avanti per me non lo è"
"Mario non intendevo questo... non è facile nemmeno per me è che..."
"Comunque sono impegnato questa sera mi dispiace"
"Oh... ok... allora non fa niente, buona serata"
Chiudo la chiamata prima di scoppiare a piangere seduta sui primi gradini delle scale.
Non vuole più vedermi.
E forse un po' me lo merito.
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