Ci penso io

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Ormai non riesco più a mangiare praticamente nulla, a pranzo non ho tempo e a cena non ho fame, per cui mangio davvero poco e sono sempre stanca.
È il mio giorno libero.
Rimango a casa a sbrigare qualche faccenda mentre Celeste è in giro con la mamma di Mario ma mi sento male e svengo sbattendo contro lo spigolo di un mobile.
Quando mi sveglio e mi ritrovo piena di sangue vado in panico.
Chiamo Mario in lacrime e gli chiedo di venire.
Non riesco quasi nemmeno a rialzarmi da sola, cerco di togliere tutto il sangue da terra, ma la ferita che ho in fronte non accenna a smettere di sanguinare.
Appena arriva inizia a gridarmi contro.
"Mario non c'è bisogno che mi porti all'ospedale"
"No cazzo non se ne parla, tu hai bisogno di cure, non è solo per la ferita ma se sei dimagrita così tanto, se non mangi e se svieni da un momento all'altro perché sei debole, hai bisogno di aiuto"
"Sto bene Mario cazzo! Ho sbagliato a chiamarti!"
"Non me ne frega! Non stai bene! Non costringermi ad usare le forze" mi strattona per un braccio.
Mi arrendo e lo seguo in macchina.
Sto sulle mie e non gli rivolgo mezza parola.
Decidono di ricoverarmi per degli accertamenti e Mario rimane lì accanto a me cercando di distrarmi e farmi ridere in tutti i modi.
"Prima o poi mi ringrazierai" mi dice prendendomi il mignolo della mano con il suo e giocandoci.
"Non credo proprio... sai che dovrò stare qui un bel po' vero?"
"Almeno la risolvi una volta per tutte"
"Prenditi cura di celeste ok? Dille che le voglio bene"
"Beh per ora non mi muovo da qui..."
"Nah non è giusto, per te, per la tua ragazza..."
"Può attendere, lei non sta male"
"Senti... non mi interessa farti pena, se è per quello che sei qui puoi andare"
"No... ci tengo a te"
Annuisco con un nodo in gola e non gli parlo più finché non viene a trovarmi sua madre.
"Potete andare io me la cavo da sola" sorrido tranquillizzandoli quando ormai è notte.
Passo la nottata da sola, la solitudine è tremenda, i rumori e l'odore dell'ospedale sono insopportabili.
Mario arriva prestissimo dicendomi che ha appena accompagnato Celeste a scuola, che ha dormito con lei e la sua nuova ragazza e che si trovano bene.
Inizio a pensare che sarebbe meglio senza di me, che non servo a niente e che la vita di tutti sarebbe migliore se non ci fossi.
Mi chiudo in me stessa e smetto di parlargli, anche quando va via, anche se lui continua a venirmi a trovare, si siede accanto a me sperando che io gli parli e ci rimane finché gli orari glielo consentono.
Ormai sono giorni che non vedo mia figlia e mi manca da morire.
Quando chiedo a Mario di portarla qui mi dice che non gli sembra il caso, annuisco pensando che forse ha ragione e mi rimetto a fissare il muro davanti a me aspettando che passi il tempo.
Mario è sempre premuroso con me ma io non gli do importanza, lo so che è qui soltanto perché gli faccio pena, malata e sola e perché sa che in parte è colpa sua.
Ormai parlo solo con lo psicologo, riinizio a mangiare soltanto per la speranza di andarmene presto di qua e quando finalmente decidono che posso andarmene la prima cosa che faccio è tornare a casa da Celeste.
"Mi sei mancata tantissimo" le dico appena la vedo e la stringo forte.
"Dov'eri? Mi hai lasciata sola tutto questo tempo! Ti odio!" Mi urla lei in risposta.
Mentre si allontana mi rendo conto che ha un livido sul braccio e le chiedo subito cosa abbia fatto.
"È stata l'amica di papà! Era sempre cattiva con me mentre tu non c'eri! Ti odio! Lasciami stare! Non ti voglio vedere! Dovevi essere lì a difendermi e invece te ne sei andata! Non ci voglio stare più con te! E nemmeno con papà! Siete tutti cattivi con me, io non ho fatto niente!"
"Celeste la mamma stava male, ha anche chiesto a papà di vederti ma lui ha detto che era meglio di no, mi spieghi che è successo?"
La prendo in braccio con la poca forza che ho e mi siedo sul divano con lei sulle gambe.
"Ogni volta che mi ordinava qualcosa le dicevo che non gli obbedivo perché non era la mia vera mamma e lei se la prendeva con me"
"Piccola mi dispiace" la abbraccio.
"È tutta colpa tua! Devi tornare con papà!"
"Non te lo prometto, ma a lei ci penso io"

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