La relatività del tempo

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"Scendi di sotto, mangiamo e prendi qualcosa. Non lo scoprirà." lo rassicurò Andy tornando a far combaciare le labbra con le sue, per la seconda volta quella mattina.
I due ragazzi scesero in salotto, Andy accese il caminetto e fece bollire l'acqua per il riso, mentre Mika attendeva seduto sul divano davanti al focolare acceso, sempre avvolto nella coperta azzuro-verde, mentre al computer controllava le classifiche del suo singolo.

"Riso per pranzo, ok?" chiese Andy entrando in salotto, osservando ciò che Mika faceva al pc.

"Cazzo sei primo anche in Giappone!" quasi urlò quando vide le charts mondiali.
Mika gli sorrise fiero del suo lavoro e Andy gli si avvicinò alle spalle, portandogli la testa all'indietro per stampargli un bacio sulla fronte. In quel momento la porta d'entrata si aprì.

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"Andy sono a casa!" sbraitò Eleni in greco, facendo il suo ingresso nella graziosa villetta con un paio di borsine della spesa.

Il greco immediatamente si separò da Mika facendo poi capire alla sorella di essere in salotto.

"Siamo qui!" le gridò infatti, in inglese.

"Ho portato la spes... oh ciao!" si interruppe la bionda entrando nella grande sala e notando il riccio seduto sul divano, avvolto in una coperta che riconobbe come di loro proprietà.

"Ciao" salutò cordialmente Mika, lievemente in imbarazzo alzandosi e abbandonando la coperta sul divano.

"Ciao! Tu devi essere Mika, ho visto la tua foto da qualche parte e la tua Grace Kelly è ovunque. Hai una voce incredibile!" si complimentò con lui stringendogli la mano energicamente e sorridendo con fare sornione.

"Beh grazie" rispose solamente, imbarazzato dai troppi complimenti.

"Io sono Eleni comunque, la sorella del tuo cameraman." continuò poi spiegando. Andy gli aveva parlato di lui, entusiasta del lavoro ottenuto.

"Resti a pranzo con noi?" chiese Andy dall'altro lato della casa, girando il riso in pentola.

"No, sono invitata da Christian." gli rispose Eleni menzionando il suo fidanzato da cui spesso trascorreva le notti.
"E tu ti fidi a mangiare quello che cucina Andy? Che coraggio!" scherzò la sorella prendendo in giro affettuosamente il fratellino.

"Stronza! Sparisci!" la rimproverò il biondino, brandendo un cucchiaio di legno.

La sorella salutò i due ragazzi, augurando a Mika in bocca al lupo per il tour e poi uscì nuovamente di casa.

"E' pronto di là." annunciò Andy indicando la cucina.

Mika allungò un braccio verso il divano, afferrò la coperta, se la avvolse attorno alle spalle e lo seguì in cucina.

Andy gli servì in una fondina, abbondante riso, prendendone una generosa quantità anche per sé e poi si sedette al tavolo di fronte all'amico.

"Quella coperta te la devo regalare, la adori proprio vedo, non la molli un attimo!" ridacchiò il biondo notando che anche a tavola non vi aveva rinunciato.
"Ho freddo! Tutto qua!" si lamentò Mika continuando a spizzicare dal piatto.

Una volta finito il suo riso, Andy si alzò e preparò una bustina di Tachipirina per Mika, invitandolo a prenderla, così che potesse riuscire ad andare all'appuntamento con Ian senza che il manager capisse ciò che il ragazzo aveva combinato.

Dopo che l'ebbe bevuta, Mika chiese di potersi sdraiare un momento sul divano, dove un attimo dopo Andy lo trovò nuovamente addormentato.

Il più giovane finì di preparare tutto quanto e mise il pc nella borsa a tracolla, verso le 2 e mezza andò poi a svegliare il bello addormentato sul divano.

"Mika, è ora di andare." lo chiamò scuotendolo appena. Il moro non si mosse.

"Dai, o faremo tardi!" lo rimproverò iniziando a scoprirlo e a rubargli la sua tanto adorata coperta.

Mika mugugnò e si appallottolò di più sul divano, a quel punto Andy decise di usare la nuova arma che dalla sera prima aveva a disposizione.

Si sedette accanto alla testa del ragazzo e iniziò a baciargli la tempia, scendendo poi sullo zigomo e la guancia, incontrando le carnose labbra e approfondendo il bacio. Un sorriso si dipinse sul viso del libanese e Andy capì di essere riuscito nel suo intento.

"Potrei prenderci gusto" sussurrò Mika aprendo piano gli occhi e incontrando gli zaffiri del biondino a pochi centimetri dai suoi.

I due ragazzi avevano da poco scoperto il piacere di condividere l'interesse dell'altro e non perdevano occasione per ricordarselo, memori di tutte quelle volte in cui avrebbero voluto poter azzardare un passo in avanti ma avevano avuto troppi dubbi, per poterlo fare.

"Dai che non voglio arrivare in ritardo, come qualcuno..." lo stuzzicò Andy, mostrandogli con un cenno, gli abiti che aveva preparato per lui, essendo i suoi asciutti, ma ancora sporchi di fango.

Mika svogliatamente abbandonò la sua adorata coperta, lascio i caldi vestiti sul divano e indossò i jeans scuri attillati, il maglione beige e gli scarponcini un po' troppo stretti per lui.

Quando Andy entrò in salotto, già pronto per uscire, lo fece voltare verso di lui e gli avvolse una sciarpa attorno al collo, gli calò in testa una berretta a righe trasversali bianche e blu e gli porse un piumino e un paio di guanti.

"Sembro l'uomo delle nevi!" si lamentò Mika passando davanti allo specchio appeso a destra della porta d'entrata.

"Ti sto salvando le chiappe, per la seconda volta in due giorni, caro il mio eroe di cerbiatti!" gli ricordò Andy, allungandogli un pizzicotto su un fianco, che il ragazzo non avvertì nemmeno, sotto tutti quegli strati di vestiti.

I due giovani si incamminarono verso la metropolitana riparandosi dai grossi fiocchi di neve, sotto lo stesso ombrello, come qualche settimana prima avevano fatto sotto la pioggia incessante, in cammino verso il pub, imbarazzati all'inverosimile del contatto tra i due, che la situazione aveva provocato.

Incredibile come in così poco tempo il loro rapporto si fosse evoluto. Più o meno inconsciamente all'ora, già sapevano di desiderarsi, ma erano altrettanto certi di non essere ricambiati.

In poco tempo giunsero alla casa discografica, in leggero ritardo rispetto all'orario stabilito.

"Buongiorno ragazzi!" li salutò il manager, accogliendoli nel caldo ufficio al terzo piano.

"Andy non ti starai facendo contagiare dal perenne ritardo di Mika spero..." accennò l'uomo portando distrattamente un occhio all'orario sull'orologio argentato a muro.

"Colpa mia!" intervenne immediatamente lui, in difesa del biondino, levandosi poi sciarpa, cappello, guanti e giacca.

Senza perder tempo, Andy estrasse dalla tracolla il pc e lo accese, inserendo il dvd con il montaggio terminato.

I tre osservarono le immagini che scorrevano in perfetto ordine con precisione e con un tocco di fantasia piacevolmente riuscito.

"L'intervista è particolare, sembra quasi ripresa dall'alto e il modo in cui tu rispondi è inaspettatamente tranquillo. Non sembri nemmeno tu." asserì Ian squadrando Mika, e sapendo quanto a disagio era solito trovarsi a parlare davanti ad una telecamera.

Quest'ulitmo non poté fare a meno di arrossire, sentendosi un po' in colpa per ciò che Andy era stato costretto astutamente a fare, pur di accontentare le richieste del manager.

"Sì ehm... Ci sa fare anche con le interviste..." buttò lì in un mezzo complimento sincero, indicando Andy.

"Senza dubbio." concluse Ian sorridendo in direzione del greco.

Mika sorrise a sua volta, grato che Andy non avesse svelato l'imbarazzante siparietto, poi colto da uno spiffero freddo proveniente dalla porta rabbrividì violentemente.

Il manager lo squadrò con fare indagatorio "Mika tutto bene?" chiese diretto.

"Benissimo!" si affrettò a rispondere con un sorriso tirato, stringendosi un po' nel caldo maglione di lana che profumava d'arancio.

"Sta per iniziare il tour... Mi raccomando, niente scherzi!" gli ricordò con sguardo serio Ian, "Piuttosto chiuditi in casa per i prossimi 4 giorni, ma non inventare di ammalarti!" continuò facendo spaventare Mika a morte, sicuro che l'uomo avesse capito.

"Mah sì, non vedi come è vestito?! Sembra un eschimese, sta già prendendo precauzioni!" scherzò Andy cercando di levare l'attenzione di Ian da Mika, prima che notasse qualche cosa di troppo.

L'escamotage funzionò e Ian si fece una risata, accogliendo di buon grado la battuta del cameraman e salutando poi i ragazzi, augurando, come aveva già fatto con gli altri, un in bocca al lupo per il tour.

I due uscirono dalla stanza rivestendosi nelle loro tenute da neve e scesero in strada.

"E con queste, le volte in cui ti ho salvato le chiappe salgono a 4!" rincarò la dose Andy, mentre camminavano per strada entrando nella metro.

"Credo proprio di essere in debito con te." osservò in effetti il ricciolo inserendo il suo biglietto nella fessura del tornello.

"Ti offrirei la merenda ma l'unica cosa che voglio è sdraiarmi su un divano. Ti va un the da me?" gli chiese sincero, certo che avrebbe capito.

"Mi dovrò accontentare" ripose con aria stizzita, sorridendo poco dopo e scendendo le scale che portavano alla banchina dei treni.

10 minuti più tardi entrarono a casa Penniman, accolti da un litigio tra i fratelli minori che in salotto stavano discutendo urlandosi contro.

"Bene, mia mamma non c'è" intuì immediatamente il maggiore, certo che se la giovanile donna libanese fosse stata in casa, avrebbe sicuramente messo a tacere i due adolescenti.

"Ragazzi BASTA!" urlò Mika, sovrastando con la sua voce, gli schiamazzi dei ragazzini.
Entrambi si fermarono e lo guardarono con sguardo torvo ma colpevole.

"Ciao Andy!" intervenne poi Zuleika, notando il biondino dietro al fratello.

"Ciao!" rispose ridacchiando e salutando sia quest'ultima sia Fortuné.

Una volta placata la lite, Mika mise a bollire l'acqua per il the e poi una volta pronto, caricò tazzine, biscotti, bustine e zuccheriera su un vassoio e salì al piano di sopra, seguito da Andy.

Presero posto sul letto uno di fronte all'altro a gambe incrociate con le rispettive tazzine in mano.

"Vedo che anche se sei americano-libanese le abitudini inglesi le hai prese lo stesso." constatò Andy sorseggiando lentamente il liquido scuro.

"Vivo qui da tanti anni ormai. E poi il the mi piace un sacco." disse mantenendo le mani attorno alla tazzina bollente, assorbendone il calore.

Bevvero il the buttando spesso gli occhi fuori dalla finestra, rimirando i fiocchi candidi luccicare alle luci ocra dei lampioni accesi.

Mika appoggiato alla testata del letto lentamente si lasciò andare tra le braccia di morfeo. Andy lo osservava estasiato, portando una mano ad accarezzargli lievemente la guancia rosea dalla febbre, che ancora persisteva.

Da settimane era già eccitato al pensiero di partire per un tour mondiale, realizzando il sogno di una vita, e dal giorno prima, si chiedeva come sarebbe mutata la sua vita, se le cose tra lui e Mika, fossero continuate sulla strada che avevano da poco imboccato.

La cotta che entrambi si erano presi l'un per l'altro sarebbe durata o sarebbe sfumata lasciando dietro di sé solo un ricordo e magari qualche astio?

Scosse la testa, non voleva portare avanti quei pensieri per ora. Andando con l'attenzione sull'orologio che portava al polso, decise di incamminarsi verso casa, quella sera era previsto il ritorno dei genitori.

Diede un veloce bacio sulla fronte calda al ricciolino, lo coprì meglio con la coperta e gli lasciò un messaggio scritto su un foglietto azzurro, sul comodino, poi uscì dalla stanza e salutando i fratelli libanesi prese la via di casa sua.


Joannie rincasò con il marito verso le 7 di sera, salutò i due figli più piccoli in salotto, sistemò la spesa in dispensa e poi si diresse al piano superiore, in cerca degli altri tre.

Aprì la porta della prima stanza dove trovo Yasmine, intenta a dipingere uno splendido disegno che le avevano commissionato. "Che meraviglia!" Si complimentò la donna con la primogenita passandole amorevolmente una mano sui lunghi capelli lisci, racchiusi in una coda di cavallo.

"Grazie mamma, vuoi una mano per la cena?" chiese cortese alzando gli occhi chiari sulla donna vestita con uno sgargiante maglione rosa.

"No grazie cara, c'è papà di sotto, ci pensa lui" ringraziò, grata della proposta d'aiuto.

"Sai dove sono Paloma e Mika?" chiese poi.

"Paloma è fuori con amici, non torna a cena, Mika credo sia in camera sua, ho sentito andare via il suo amico Andy meno di mezz'ora fa." la informò la ragazza.

Al ché la donna uscì dalla camera delle figlie e bussò alla seconda porta, non ricevendo risposta si auto-invitò ad entrare. Trovò il terzogenito disteso a letto coperto fino al mento.
Ci mise mezzo secondo a capire che c'era qualcosa di strano in quella situazione e passandogli una mano in viso capì ben presto il perché.

Alzò gli occhi dal ragazzo e notò sul comodino un foglietto azzurro piegato in due, curiosa lo prese e lo lesse.

"Non volevo svegliarti, quando dormi sei una meraviglia. Fammi sapere come stai, mio eroe di cerbiatti! A."

Joannie sorrise a quelle parole, non capendo del tutto il significato. A quanto pare il suo figlioletto e questo Andy, di cui aveva intuito essere l'iniziale, avevano più che una buona amicizia in comune.

Non lo conosceva ancora abbastanza, ma da quel poco che sapeva, gli stava simpatico.

Appoggiò di nuovo il foglietto dove l'aveva trovato e senza svegliarlo uscì piano dalla stanza.

Mika dormì come un ghiro per tutta la serata e la nottata, svegliandosi riposato e decisamente più in forma la mattina alle 10.

L'attenzione finì presto alla finestra, da dove vedeva splendere un meraviglioso sole, che baciando la neve caduta copiosa sulla capitale, faceva luccicare i dintorni.

Allungò una mano verso il cellulare sul comodino, ma la sua mano intercettò qualcosa che cadde a terra con un fruscio.

Si allungò verso il pavimento e raccolse un bigliettino azzurro.
Come lo lesse, il suo viso si illuminò e allo stesso tempo si tinse di una sfumatura rosso fuoco, che quella volta non denotava il cattivo stato di salute, ma il calore che l'aveva avvolto come in un caldo abbraccio.

Prese subito il cellulare e compose un messaggio.

"Buongiorno! Sono sveglio e sto benissimo, anche se il risveglio di ieri era meglio..." inviandolo prima di alzarsi e dirigersi verso il bagno per una doccia.

Andy intanto, intento ad aiutare la madre con una ricetta greca che il marito aveva appena imparato da alcuni amici ateniesi, al trillo del telefono, mollò tutto e si fiondò a leggere.

Subito i suoi occhi sorrisero leggendo il mittente di quel messaggio e quando ne videro il contenuto non poterono esimersi dal brillare ancor di più.

La signora dai capelli biondo-rossastri, spostò lo sguardo sul figlio minore, notando una contentezza mai vista prima, se non all'annuncio di lavoro a cui la Universal aveva risposto.

"Mi sono persa qualcosa in queste settimane?" chiese Amanda, con fare curioso ed indagatorio, tipico di ogni madre con il proprio figlio.

"Come? Oh no... nulla di che..." sviò sapientemente Andy, abbandonando il telefono prima che la donna capisse qualcosa e tornando quindi ai suoi doveri in cucina.

"Nessuna ragazza all'orizzonte?" continuò lei imperterrita, provocando una vampata di calore al biondino.

"No... nessuna ragazza" rispose, senza mentire, ma ben attento a celare la verità.

Dopo interminabili minuti in cui la donna non staccò gli occhi dal figlio, quest'ultimo esclamò "Qui ho finito. Scusa ma devo fare una chiamata!" tagliando corto, non appena ebbe concluso ciò che doveva, raccattando il cellulare dal ripiano e fuggendo in camera sua.

Cercò velocemente il nome in rubrica e quando lo trovò, senza perder tempo premette la cornetta verde.

"Bonjour!" rispose Mika in francese in tono allegro.

"Mika sei tu?" chiese Andy stranito da quell'accento strano.

"No sono mago Merlino! Certo che sono io!" lo prese in giro il maggiore girovagando per casa, in cerca delle ciabatte.

"Dalla voce direi che ti sei ripreso, mentalmente parlando inizio a perdere le speranze invece." lo stuzzicò Andy ridacchiando sottovoce.

"Umorismo inglese proprio!" commentò acido Mika "Che fai di bello?" chiese curioso. Doveva ammettere che non vederlo, dopo gli ultimi giorni passati a stretto contatto con lui, gli faceva strano, gli mancava.

"Ho appena finito di cucinare con mia madre, sono tornati ieri sera" spiegò il ragazzo tranquillamente.

"Ci vediamo oggi? Battaglia a palle di neve??" chiese speranzoso il riccio davanti alla grande finestra di camera sua.

"Punto primo: in questi giorni ci sono i miei, non li vedo da 3 settimane e tra tre giorni come sai partiamo, devo stare con loro. Punto secondo: Mika spero tu non voglia davvero uscire a fare lo scemo in mezzo alla neve, adesso che ti sei appena ripreso; se lo vengo a sapere, mando Ian a cercarti!" minacciò il ragazzo risoluto.

"Guarda che ne ho già una di mamma, non me ne serve un'altra!" commentò seriamente stizzito il moro.

"Ci vediamo tra tre giorni allora, ciao!" concluse poi chiudendo la chiamata in maniera brusca.   

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