Inavvertitamente un'ultima lacrima trovò la sua strada e lasciò i suoi occhi, scorrendo sulla pelle calda prima di infrangersi con un rumore sordo sulla carta quadrettata. La piccola e insignificante goccia salata scelse con cura il centimetro quadrato su cui gettarsi e andare a morire. Con un dito Mika trascinò via quella appena percettibile traccia e così facendo portò con sé i minuscoli frammenti di grafite argentata che adornavano il foglio.
L'ultimo verso della canzone era appena mutato. L'incertezza e la angoscia della parola if era scomparsa insieme a lei, ed ora non rimaneva che il fremito di quella attesa che, ora Mika lo sapeva, non sarebbe più durata che poche insignificanti ore.
...I'll see you again
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"Benvenuti all'aeroporto di Atene"
La frase venne pronunciata dalle hostess del volo appena atterrato dalla capitale svedese, in inglese e in greco.
Mika non poté che aprirsi in un sorriso tirato. Quella lingua l'aveva sempre amata, fin dal primo giorno in cui aveva sentito Andy rispondere al telefono a suo padre poco fuori dalla Universal.
Il suo suono armonioso, dalle labbra del greco, prendeva poi un timbro tutto speciale.
Scese dal velivolo avvertendo il tepore di metà febbraio così differente dal rigido inverno svedese che lo fece sentire subito meglio e si incamminò verso la stazione dei treni, diretto in centro come altre volte aveva fatto.
Il viaggio non durò molto e una volta arrivato nella capitale greca, si fece portare da un taxi al paesello del suo ragazzo.
La giornata era cupa e nuvolosa. Il mare che intravedeva dal finestrino aveva un colorito azzurro-grigiastro e le nubi scure all'orizzonte sembravano minacciare un imminente scroscio d'acqua.
Sospirò. Quella non sembrava la Grecia che lo aveva accolto una miriade di volte. Il blu intenso delle onde dell'Egeo, riverberato dall'azzurro cobalto del cielo era come uniformato da un filtro in scala di grigi.
Arrivò nella zona bassa del paese e lì si fece lasciare dal tassista. Con sé aveva solo una borsa e una piccola valigia che si trascinò appresso, camminando lentamente nelle viottole antistanti il mare che ruggiva quasi burrascoso, sferzato da un impetuoso vento di nord-est.
Le bancarelle del mercato, che aveva più volte visto arricchire di sgargianti colorazioni la zona del porticciolo, erano sparite e i pochi paesani che animavano quella giornata di mare mosso e agitato, erano rinchiusi nelle loro candide dimore.
C'era solo una persona oltre a lui in quella zona, quel giorno. Era un vecchio pescatore, intento a tirare in barca una rete dall'aspetto usurato. Da alcuni minuti stava lottando con una corda impigliata a quella che sembrava una piccola ancora, che non riusciva a districare.
Mika lo osservò curioso a lungo, poi quando il signore si voltò verso di lui, spinto da un impeto di altruismo, lasciò le sue cose accanto ad una panchina in pietra e gli si avvicinò.
"Serve una mano?" chiese cordialmente, sporgendosi dal pontile verso lo scoglio più basso. L'uomo squadrò il giovanotto con fare perplesso. Non aveva capito cosa gli avesse detto, ma dalla valigia aveva intuito fosse un turista e pensò gli stesse chiedendo informazioni.
L'uomo scosse quindi il capo vigorosamente, spiccicando uno sgangherato "English no" e tornando velocemente a fare ciò che stava tentando di portare a termine da oltre dieci minuti.
Mika allora si sporse ulteriormente, scendendo sulla parte più bassa degli scogli.
Sotto lo sguardo perplesso e quasi accigliato del pescatore che non capiva ciò che il ragazzo volesse da lui, afferrò la corda e la alzò, facendo segno al greco di continuare.
L'anziano capì cosa il moretto stesse cercando di dirgli e per la prima volta sorrise lievemente, tornando alle sue faccende e riuscendo nel giro di pochi minuti a disimbrogliare quel groviglio intricato e issare a bordo la restante parte della rete da pesca.
Quando ebbero finito, il signore gli parlò osservandolo da capo a piedi in un tono che non riuscì bene a decifrare.
Mika scosse la testa tentando di dire in greco, come lui quella lingua non la parlasse.
Non seppe bene ciò che ne uscì, ma l'uomo sorrise e gli indicò i pantaloni che da metà ginocchio in giù erano schizzati di acqua, assumendo un'espressione dispiaciuta per poi continuare a parlare e farfugliare qualcosa che Mika intuì da una parola, dovesse essere un ringraziamento.
Tentò di nuovo e si produsse in un "grazie" il cui significato era più simile ad un "non c'è di che" che però non aveva idea di come si dicesse.
L'uomo gli sorrise di nuovo e gli portò una mano sulla spalla in una serie di pacche affettuose risalendo poi lo scoglio insieme a lui.
.
Andy stava tornando a casa in anticipo quel giorno. Le condizioni proibitive del mare avevano forzato la troupe a far rientro prima del dovuto.
Arrivato al paese decise di sfruttare i negozi ancora aperti per fare un po' di spesa e poi rinchiudersi in casa, godendosi l'acquazzone che sapeva non essere molto distante.
Il porticciolo era deserto, vi erano solo il vecchio Christos e colui che sembrava un giovane ragazzo intenti a sistemare gli attrezzi prima dell'arrivo delle onde alte che avrebbero lambito il molo di lì a poco.
La silhouette di quel ragazzo, con cui l'anziano pescatore ateniese stava parlando, gli era dannatamente famigliare.
Benché da quasi tre settimane stesse cercando di pensare a tutto tranne che a lui, quel ragazzo alto e magrolino gli ricordava tremendamente Mika.
Quasi gli venne il barlume di avvicinarsi per vedere meglio, ma si diede dello stupido da solo. Il suo ormai ex ragazzo era in qualche enorme città del mondo a lavorare e non di certo nel porto del suo paese, aiutando un povero pescatore attempato, dialogando con lui in greco.
Scacciò quel pensiero contorto e voltò la testa riprendendo a camminare ed entrando quindi nel negozio di alimentari della piazza.
"Ciao Nikolas" disse con un sorriso tirato all'amico di vecchia data che, oltre alle bancarelle del mercato, durante l'inverno gestiva anche il negozietto sulla piazza.
"Inglesino!" lo accolse l'uomo con il solito entusiasmo.
Da quando le cose con Mika erano cominciate ad andare come non dovevano, il venditore aveva sempre ascoltato con pazienza le confessioni di Andy, diventato per lui ormai come il figlio che non aveva mai avuto.
"Finito presto oggi?" chiese impacchettandogli un pezzo di feta e scrutandolo con la coda dell'occhio.
"Sì... Burrasca in arrivo..." rispose con fare ovvio indicando fuori.
Nikolas lo fissò per un attimo "E tu non sei contento perché...?" chiese lasciando la frase in sospeso sperando la continuasse da solo. Il suo amore per quel tipo di condizioni atmosferiche era ben noto all'uomo che più di una volta lo aveva notato rincorrere le onde impetuose con la sua videocamera.
"Ah niente di che..." buttò lì sperando di cambiare discorso, indicandogli un paio di pomodori da aggiungere alla spesa.
"Notizie dall'artista?" chiese di nuovo, cercando di carpire informazioni e di farlo sfogare, appellandosi a Mika come lo aveva chiamato da quando aveva saputo il lavoro che faceva.
Andy scosse il capo lievemente. "No... Pensa che per un attimo, poco fa, mi è sembrato di vederlo sul porto con Christos... Questo la dice lunga..." raccontò quasi colpevolmente, ammettendo come il ragazzo occupasse ancora stabilmente i suoi pensieri.
"Eeeh ragazzo mio, la strada è ancora lunga... Ma ti passerà, credimi." lo rassicurò porgendogli il sacchetto con le cose che aveva chiesto mentre Andy gli allungava una banconota.
"Lo spero..." disse malinconicamente ringraziando quindi l'amico e uscendo.
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Dopo aver aiutato il pescatore, Mika recuperò le sue cose e di diresse a passo spedito verso casa di Andy. Le prime gocciolone di pioggia stavano iniziando ormai a cadere.
Arrivò sotto casa e suonò il campanello, mettendosi al riparo al disotto del terrazzino antistante, scoprendo ben presto come il vento vanificasse in parte la copertura di quella piccola porzione di muratura.
In casa sembrava non esserci anima viva. Riprovò a suonare una seconda volta, poi desistette, pensando il ragazzo dovesse essere al lavoro.
Sospirò tristemente. Si guardò un attimo in giro. Cosa poteva fare?
L'acquazzone era ormai imminente, il paese era spoglio di gente, i B&B erano chiusi e lui non aveva idea di dove andare.
Pensandoci bene non aveva nemmeno preso in considerazione l'idea che Andy potesse non accoglierlo e potesse trovarsi in mezzo ad una strada, in un periodo come quello, in cui ogni struttura turistica era chiusa.
Guardò l'orologio.
Erano le 3 di pomeriggio.
Avvertì il suo stomaco brontolare e si rese conto di non aver toccato cibo dalla sera prima. Decise di lasciare la valigia e la borsa nel sottoscala della casa di Andy, dove non si sarebbero bagnate e addentrarsi nel paesello, seguendo la strada che con Andy aveva fatto decine di volte in moto o in auto, sperando di trovare un ristorante o un alimentare aperto.
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Andy passò in un altro paio di negozi a comprare prodotti per la casa e altre cose che gli servivano poi imboccò la scorciatoia di scalette bianche che dal basso paese saliva verso la parte alta e arrivò davanti alla porta di casa che ormai pioveva piuttosto copiosamente.
Velocemente entrò chiudendosi la porta alle spalle e inspirò rilassato sentendo le gocce di pioggia saltellare già sulle tegole del tetto di casa.
Sistemò le cose come doveva e poi preso un libro si accomodò sul divano immerso nella lettura, dimenticandosi il mondo esterno e beandosi di quella cantilena dolce e ritmata, mista al turbolento rumore delle onde che pochi decine di metri al di sotto, lambivano e spazzavano la costa rocciosa.
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La pioggia ormai bagnava le strade del borgo e faceva ondeggiare le barche colorate ormeggiate in fila ordinata. Mika si riparava come poteva sotto i tetti delle case e con la giacca a vento, senza ottimi risultati.
Arrivato di nuovo nella piazzetta dove era stato solamente una mezz'oretta prima, scorse un piccolo negozietto con un'insegna rossa e bianca in legno sotto la cui scritta in greco, spiccava il simbolo di un panino e di un paio di pesci.
Senza pensarci molto, spinto dalla fame, entrò nel piccolo spazio, facendo tintinnare la campanellina.
Si guardò attorno velocemente, cercando di capire cosa acquistare, prese tra le mani una scatolina di formaggio morbido, cercando di decifrare ciò che vi fosse scritto, inutilmente.
Un signore dall'aria cordiale, apparve dal retro del negozio, salutandolo sorridente.
Mika si voltò verso di lui, sperando vivamente parlasse almeno le basi dell'inglese e sorrise appena a quel volto che gli sembrava di conoscere.
L'uomo allo stesso modo si fermò a guardarlo attentamente.
Se quello era il ragazzo che Andy aveva visto al porto, assomigliava decisamente parecchio al suo ex-ragazzo, per quello che lui poteva ricordarsi da quella mattina in cui "l'inglesino" glie lo aveva fatto conoscere.
"Ehm... parli inglese?" chiese il riccio lentamente con aria speranzosa facendosi coraggio ed avvicinandosi al bancone.
Nikolas a quel punto, udendo quella voce e sentendolo parlare in inglese, si chiese quante probabilità ci fossero che un ragazzo così tremendamente simile all'"artista" fosse in quella zona in un periodo morto turisticamente come quello, senza essere chi lui credeva fosse.
Non ci pensò due volte a fugare i suoi dubbi.
"Mika" pronunciò velocemente guardandolo negli occhi.
Il ragazzo spalancò la bocca e sgranò le iridi castane, guardandolo quasi impaurito, indietreggiando di un passo e stringendo la confezione che teneva in mano.
Nikolas si complimentò con sé stesso per quella intuizione.
Quell'espressione stupita e confusa era la conferma che cercava.
Il riccio dopo un primo attimo di sbigottimento si ricompose e tornò ad osservare l'uomo.
"Come... come sai il mio nome?" gli chiese quasi temendo la risposta che poteva ricevere.
Nikolas cercò di tranquillizzarlo con un sorriso.
"Sono il venditore di pesce alla bancarella dove hai preso il panino quest'estate con Andy" rispose con un inglese piuttosto corretto ma con una fortissima inflessione ellenica.
Mika continuò a guardarlo stupito ricordandosi improvvisamente dove avesse già visto quella faccia. L'uomo doveva avere una memoria da elefante per ricordarsi il suo nome però...
"Sì ma come..." cercò di chiedere spiegazioni, senza riuscire a formulare una frase.
Nikolas si spostò dal bancone, raggiungendolo in centro al negozio vuoto, ritrovandosi faccia a faccia con lui. Notò i vestiti e i ricci bagnati, notò le all stars bianche completamente inzuppate e sorrise, poi puntò la sua attenzione altrove, osservando attentamente i suoi occhi castani che ancora lo guardavano perplessi.
"Andy è un mio caro amico, o meglio: quasi un mio figlioccio." iniziò notando il ragazzo aguzzare l'attenzione verso le sue parole. "Mi racconta molte cose... Sa che lo posso capire..." proseguì notando una prima nota di incertezza farsi strada sul viso del giovanotto.
"Alla vostra età ero esattamente come voi" spiegò facendo intendere a Mika il motivo per cui il biondo fosse così aperto con quella persona, anche su una questione tanto intima e privata come la loro relazione.
Quando il libanese capì sorpreso che Andy doveva avergli raccontato molto su di loro, si chiese se sapesse anche ciò che in quei mesi stavano passando.
"Tu quindi... Lui ti ha... Tu sai anche i fatti recenti?" chiese sentendo i battiti aumentare notevolmente nel petto formulando quella domanda.
Nikolas notò un moto di tristezza oscurare gli occhi castani del libanese e iniziò a intuire alcune cose.
Il greco annuì quindi in risposta, vedendo il ragazzo chinare il capo e puntare lo sguardo verso terra.
"So della tua fuga e di tutto quello che ne è conseguito. Non nei dettagli ma comunque..." spiegò con calma mentre Mika si torturava le mani nervosamente, inclinando timidamente il piede sul pavimento.
"Perché sei qui?" chiese quindi inaspettatamente, ricevendo di nuovo l'attenzione delle iridi nocciola su di sé.
Ciò che poté leggere in quegli occhi fu un'immensa dose di tristezza, intrecciata al senso di colpa e ad un velo di paura.
Prima che il ragazzo potesse rispondere, lui continuò, avanzando la sua supposizione che da quello sguardo aveva capito avere un forte fondamento.
"Vuoi rimediare ai tuoi sbagli e tornare da lui?" chiese in modo molto diretto. Mika sussultò e si sentì pervadere da una fitta al petto.
Quell'uomo gli stava mettendo davanti il riassunto perfetto di quello che aveva fatto negli ultimi mesi. Aveva espresso a parole tutta la vicenda in poche concise frasi, rendendo la sua consapevolezza estremamente dolorosa.
Mika annuì flebilmente mentre il suo stomaco tornava a fargli notare il bisogno di cibo per cui pochi attimi prima aveva varcato la soglia di quel negozietto.
Nikolas sorrise sentendo quel lieve borbottio e con un gesto indicò al ragazzo un tavolino posto in un angolo del negozio.
"Siediti là. Ti porto qualcosa da mangiare e poi parliamo." gli disse cordialmente. Mika obbedì educatamente e attese pochi minuti prima che il greco tornasse con un panino tra le mani.
Affamatissimo lo addentò e in un istante il sapore di pesce e spezie gli riportò alla mente quella mattinata in cui Andy gli aveva fatto mangiare lo stesso identico panino, alla bancarella sul porto.
I suoi occhi si inumidirono appena ma senza pensarci due volte, ricacciò indietro quella sensazione e tornò a concentrarsi sul cibo. Dopo un momento in cui il greco lasciò che Mika mangiasse in tranquillità parlò:
"Andy è a casa."
Se ne uscì in maniera totalmente spontanea.
Nikolas notò, come Andy gli aveva detto più di una volta, che gli occhi di Mika avessero la straordinaria caratteristica di essere un libro aperto da cui trapelava ogni singola emozione che lo attraversava e quei pochi attimi e quelle domande ben piazzate, gli avevano fatto capire quando il giovane fosse dispiaciuto e rattristito da quella situazione in cui lui stesso si era andato a cacciare.
Il biondino era ancora innamorato, il greco ne aveva avuto la riconferma solo una mezz'oretta prima, quando gli aveva raccontato di quanto il ragazzo visto al porto gli avesse fatto pensare a lui.
Con la visione di entrambi sottomano e la conferma della correttezza delle sue azioni, decise fosse giusto dare un aiuto ed una possibilità a quel giovane artista che era tornato in paese solo per fare una sorpresa a Andy, mosso ancora da un sentimento, che seppur tenuto a bada da entrambi, era convinto ardesse ancora come prima se non di più.
A quelle parole Mika tossicchiò un paio di volte e sgranò gli occhi verso Nikolas. "Come? Pensavo fosse al lavoro" chiese subito dopo, con un luccichio di speranza negli occhi.
Nikolas scosse piano il capo con un mezzo sorriso, "L'ho visto meno di mezz'ora fa. E' tornato presto oggi." disse appiccando il lui un fuoco divampante dalla scintilla di speranza che si era accesa poco prima.
A quelle parole alla velocità della luce addentò l'ultimo boccone, ringraziò e lasciò sul tavolo una banconota da 10 euro, fregandosene del resto.
Fuggì fuori a corse prima ancora che il greco ebbe il tempo di lasciargli l'ombrello per ripararsi da quell'acquazzone che oramai nel pieno della sua forza, imperversava fuori.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
