Rimase in piedi a fissarlo per alcuni minuti, pensando al da farsi: non aveva la minima intenzione di svegliarlo e rispedirlo al B&B, non dopo il riavvicinamento avuto quella serata in cui aveva avuto modo di conoscere una parte di quel mondo nascosto che per mesi lo aveva incuriosito e fatto impazzire allo stesso tempo.
Chiedergli di salire al piano superiore e condividere il letto con lui, gli sembrava ancora un filino troppo per il momento, quindi decise di lasciarlo dormire dove stava. Senza far rumore gli si avvicinò e sfilò dalla mano il libricino con i suoi testi e disegni, quindi recuperò una coperta dalla poltroncina e la stese su di lui. Lo osservò senza riuscire a reprimere un sorrisino e dopo avergli lasciato una fugace carezza sul capo, sparì al piano superiore.
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Si fece una veloce doccia e poi si sedette sul letto, accendendo l'abat-jour e sfogliando di nuovo quel quadernetto che, lo sapeva, avrebbe conservato con molta cura probabilmente per lungo tempo.
Era surreale tenerlo tra le mani. Fino al giorno prima, di ciò che aveva scritto in mesi, non sapeva assolutamente nulla, mentre in quel momento si trovava a contemplare i testi di 9 canzoni, corredati pure da disegni. Pareva in tutto e per tutto un booklet di un nuovo album.
Rilesse con più tranquillità tutti i testi, lasciando forzatamente da parte quelli in francese e cercò di immaginarselo in ogni singola situazione, a mettere su carta e in musica i suoi stati d'animo contrastanti e difficili di un periodo buio della sua esistenza.
Lo faceva impazzire non avere la più pallida idea di come quelle parole fossero state intrecciate con la melodia.
Lo sapeva bene che un testo triste con lui poteva fondersi senza troppi sforzi ad una musica esageratamente gioiosa e allo stesso tempo una poesia d'amore poteva risultare la più strappalacrime ballata mai scritta.
Quelle parole, scritte ma non cantate, erano sì intriganti e belle ma risultavano anche oltremodo incomplete esattamente, come lo era lui in quel momento.
La risposta ai suoi perché era a portata di mano ma racchiusa in uno scrigno prezioso che si sarebbe aperto solamente quando il proprietario ne avesse preso decisione. E colui che lo serbava ben sigillato era steso dormiente giusto a una decina di metri di distanza da dov'era lui.
Sospirò richiudendo il libretto e poggiandolo con cura sopra al pouf che fungeva da comò di quel minuscolo soppalco adibito a camera da letto e studio personale poi si alzò andando ad affacciarsi alla porta finestra che dava sulla piccola veranda in bambù.
Stette a guardare le tenebre scintillanti di astri lontani per un lungo istante poi portando l'occhio al tavolino alla sua destra vide una piccola scatolina bianca luccicare al chiarore fioco dell'abat-jour, con una mano si avvicinò afferrando il pacchetto di sigarette posato lì sopra giorni prima e rimasto in quella posizione solitaria a lungo.
Se lo rigirò tra le dita percependo la consistenza liscia della carta trasparente che ancora lo avvolgeva per due terzi e la superficie ruvida dell'estremità sulla quale figurava il taglio dell'apertura.
Andy non era mai stato un vero e proprio fumatore.
Aveva iniziato da ragazzino in una serata brava tra amici ma non era mai caduto nel baratro del vizio. Non gli attizzava per nulla l'idea di sentirsi legato ad una dipendenza.
Era una persona razionale, sapeva controllare i suoi istinti.
Quando aveva 17 anni, fumava quando usciva con gli amici, mai più di un paio a sera, o quando aveva un compito in classe particolarmente complicato, se ne accendeva una nel cortiletto della scuola.
A casa non aveva mai fumato; non per evitare le ire dei genitori come molti dei suoi compagni, sua sorella fumava a sua volta di tanto in tanto e i genitori non le avevano mai detto nulla.
Non gli piaceva impregnare gli arredi di casa con lo sgradevole odore acre del tabacco.
Aprì la linguetta di cartoncino e portò la scatolina al viso inspirando la fragranza dolciastra che immediatamente si disperse una volta che l'aria venne a contatto con il contenuto.
Benché da fuori sembrasse un normale pacchetto di sigarette preconfezionate, in realtà conteneva un minuscolo accendino, alcuni filtri, delle cartine e un piccolo sacchetto di tabacco al caramello.
Il miscuglio di tabacco, catrame e altri composti chimici di cui le sigarette normalmente vendute in pacchetti come quello erano composte gli dava la nausea, quindi fin dagli inizi aveva sempre preferito comprarsi il tabacco sfuso e rollarsi le sigarette da solo.
Anzi, quel piccolo gesto era quasi più appagante della sensazione del fumo che gli invadeva la gola, i bronchi e i polmoni una volta inspirato.
Senza far troppo rumore, estrasse il tutto dalla scatolina in cui teneva l'occorrente per comodità e appoggiò i vari componenti sul tavolo. Delicatamente raccolse una delle leggerissime cartine e pescò dalla bustina il cilindretto bianco del filtro, piazzandolo ad una delle due estremità.
Poi con l'altra mano sfilacciò una piccola quantità di tabacco e lo sistemò spargendolo ordinatamente, lungo tutta la superficie biancastra.
A quel punto con gli indici e i pollici di entrambe le mani, rollò la minuscola stecca dandole la classica forma arrotondata e lineare, poi dopo un veloce passaggio sotto al naso per godere un'ultima volta di quella fragranza prima di darle fuoco, passo la lingua velocemente uno dei lati della cartina, arricciandola attorno e chiudendola sapientemente.
Tornando con lo sguardo al mare tenebroso e quasi invisibile al di fuori, aprì la porta finestra e mise lentamente piede fuori, accostandola alle sue spalle.
Dopo un sospiro di beatitudine, udendo il crepitio delle onde dell'Egeo in lontananza, si mise la sigaretta tra le labbra e inspirando a fondo, portò la fiammella a contatto con la carta che immediatamente si incendiò, infondendo una boccata di pungente fumo dolciastro ai suoi polmoni, che espirò poco dopo dal naso, godendosi appieno la fragranza del caramello nelle narici.
Non sapeva esattamente il motivo per cui avesse sentito il bisogno di quella sigaretta in quel preciso istante.
Era la prima volta in assoluto che fumava con Mika nei paraggi. Non gli era mai successo, non ne aveva mai sentito la necessità, si rese conto.
Sì perché da quando aveva iniziato a lavorare per la Universal e la sua vita era stata completamente stravolta, raramente aveva percepito il bisogno di quel diversivo. E le rare volte in cui avrebbe tanto voluto lasciarsi andare a quei piaceri, si ricordava di come Mika una delle prime settimane di tour, avesse commentato l'odore portato sul bus da uno dei suoi musicisti, rientrato dopo la sigaretta, con un disgustato "Odio l'odore di fumo!".
Quindi da che aveva iniziato a stare con lui, aveva definitivamente lasciato da parte quel suo occasionale piacere; o almeno fino a quando pochi mesi prima Mika se n'era volato oltreoceano iniziando a non dare più notizie di sé.
A quel punto, un po' per sfogare la costante irritazione intrisa di preoccupazione e screziata di collera che spesso lo pervadeva, aveva ricominciato a concedersi il lusso di una sigaretta, in un certo momento di quel periodo addirittura un paio per sera.
Non si spiegava la ragione per la quale si trovasse fuori in pieno marzo rabbrividendo di freddo con quella in mano. Non era teso per qualcosa, né era arrabbiato, né lo stava facendo per far compagnia ad amici.
Rimase a riflettere a lungo mentre il tabacco si consumava lentamente. La serata era stata inaspettatamente positiva sotto molti punti di vista. Il fatto che Mika gli avesse mostrato tutto, o quasi, il lavoro portato a termine lontano da lui, gli aveva aperto uno spiraglio che gli stava permettendo di capire quei mesi nascosti.
Si godette il momento, prendendo lente e profonde boccate di fumo ed espirando senza fretta.
Certo non tutto ciò che gli era stato confessato quella sera lo aveva reso felice.
La parentesi di quella canzone dal titolo troppo lungo non gli era andata giù del tutto, ma ora che si trovava a soppesare i due piatti della bilancia, si stava accorgendo che sul piattino dei lati positivi di stavano ammucchiando sempre più elementi.
Con un ultimo tiro spense la sigaretta sul muretto, trattenendo tra le dita il mozzicone.
Sì. Era intenzionato a lasciarsi il passato alle spalle. Ciò che era successo non gli avrebbe permesso di rovinarsi il futuro.
Dopo un ultimo sguardo al cielo scuro, rientrò nella stanza andando a posare il mozzicone ormai completamente spento, nel cestino e poi sistemando il suo pacchetto su una mensola si stese tra le coperte.
Spense l'abat-jour e all'una e mezza inoltrata con un lieve sorriso sul volto, chiuse gli occhi e si addormentò.
.
Mika si girò nel sonno, voltandosi sull'altro fianco e in un microsecondo si sentì il morbido appoggio venir meno, e il vuoto sotto di sé, afferrò la prima cosa che gli capitò a tiro ma ciò non gli impedì di finire malamente a terra con sopra la coperta, un pezzo di divano a cui si era aggrappato e due cuscini.
Scosse la testa ancora assonnato e poco lucido e si guardò attorno per un attimo spaesato.
Quando si rese conto di essere steso sul tappeto colorato del salotto di Andy, nonostante la scomoda posizione, sorrise contento, portandosi poi a sedere.
La luce fioca che entrava dalle persiane aperte faceva presupporre che l'alba sul piccolo paesino non fosse troppo lontana e che per una volta tanto, si era ritrovato, pur senza volerlo, sveglio di buon mattino.
Si alzò da terra recuperando ciò che si era portato con sé nella comica caduta, sistemò i cuscini e presa la coperta si avviò, mettendosela sulle spalle, verso le vetrate della cucina della casa, che offrivano come sempre, uno spettacolo incantevole sulla natura su cui il paese si affacciava.
Il cielo era semi nuvoloso e il sole una volta sorto si sarebbe con tutta probabilità andato a nascondere direttamente al di dietro di quella coltre grigiognola. Il mare era calmo e dentro le mura della casa, posta sull'altura, si udiva a malapena il lento movimento delle onde.
Era tutto così dannatamente mistico, si ritrovò a pensare.
Il silenzio che regnava tra quelle mura di solito riempite da voci, musica e semplici rumori di quotidiana vita lo cullava dolcemente.
La quieta contemplazione di quello scorcio di Grecia, che aveva imparato a conoscere così bene, da quella finestra sembrava infinitamente più appagante rispetto alla cornice leggermente diversa offerta dalla camera di B&B nel quale aveva alloggiato per una settimana.
Ed era quasi certo la posizione solo poco più elevata della casetta bianca di Andy avesse poco o nulla a che vedere con quel senso di pace e benessere.
Si stava godendo ogni sensazione ed ogni minimo istante di quel posto, non troppo sicuro avrebbe potuto tornare a farlo tanto presto.
Dopotutto Andy poteva avergli concesso di restare solamente come cortesia, evitando di svegliarlo e intimargli di tornare dove dovesse.
La sua mente tornò in un attimo al dopocena del giorno precedente, facendo un bilancio di come si fosse svolta la serata.
Nonostante gli avesse confessato la sua scappatella e alcuni suoi momenti di debolezza dell'ultimo periodo, di cui non andava fiero, Andy sembrava aver preso bene la cosa, grazie anche alle canzoni che dovevano aver avuto un ruolo importante.
Sospirò stringendosi addosso la coperta dentro il cui intreccio si nascondeva il profumo fruttato che per lui, più di ogni altra cosa, rappresentava l'essenza di casa.
Diede uno sguardo all'orologio a muro, non capì se fossero le 6 o le 7 del mattino e non aveva voglia di concentrarsi più del dovuto per interpretare perfettamente le lancette. Capì solo che era presto e che avrebbe potuto concedersi un altro lungo momento di meditazione, prima di iniziare la giornata.
Si pentì di aver lasciato il pc nella camera del B&B e non poter concludere il lavoro che gli aveva occupato tutta la giornata e la nottata precedenti e che voleva portare a termine entro fine giornata, ma ripiegò sistemando le idee da mettere a punto più tardi.
Decise che già che aveva la disponibilità della cucina del greco, avrebbe cucinato una buona colazione come nel suo stile e iniziò quindi a pensare a cosa poter imbastire.
Un cosa alla volta.
Un passo alla volta.
Percepiva chiaramente di essere sempre più vicino alla sua meta. La sera precedente ne era stato un chiaro indizio. Nella sua testa tutto era cristallino da una decina di giorni a quella parte e gli ultimi scorci di luce lo avevano continuato a motivare sempre con maggiore forza.
Allo stesso modo, ultimamente, sembrava che anche da parte di Andy si stesse muovendo qualcosa.
Se la sua abilità di comprensione dell'altro non era svanita negli ultimi tempi, poteva dirsi sicuro di aver intravisto un luccichio familiare negli occhi chiari e intriganti del biondino.
Un passo alla volta...
Una lampadina gli si accese in testa.
Un barlume di ispirazione.
Scostò lo sguardo dalla finestra e si diresse in cucina.
Un blocchetto di post-it colorati usati da Andy come promemoria da appendere al frigorifero e una matitina corta con la punta appena arrotondata, sarebbero andati più che bene.
Tornò dov'era prima, staccò un foglietto giallo lo appiccicò sul vetro della grande porta finestra e concentrandosi a scrivere decentemente appuntò:
Step 1, I don't even know you
Cominciò dal principio assoluto, ripercorrendo con la memoria dove tutto era iniziato.
Sorrise come un bambino, quindi staccò un secondo foglietto, stavolta rosso e avvicinò la matita alla carta:
Step 2, come a little closer
Ripercorse le prime tappe, l'avvicinamento di loro due e le prime parole impacciate e timide, in quella sala prove.
Preso dall'impeto creativo, facendo meno rumore possibile ne prese un terzo verde acqua e lo posizionò a caso sulla destra e 'sta volta appoggiò la mano al vetro e scrisse due frasi, una sotto l'altra.
Step 3, you can't even see,
you're three steps from loving me
Proseguì ricordando l'ingenua incoscienza con cui Andy aveva vissuto l'inizio della loro storia 4 anni addietro.
Udì un fruscio provenire dal piano di sopra e si bloccò per un attimo, sperando di non aver attirato con i picchiettii della punta della matita sul vetro, l'attenzione di Andy dormiente.
Attese alcuni attimi e quando non percepì più nulla, tornò ad avvicinarsi, dando una prima lettura completa di quei frammenti sparsi.
Era nata con semplicità ma si stava trasformando in una piccola poesia divertente.
Velocemente ne staccò altri 3, sempre di colori diversi e li appiccicò disordinatamente sulla superficie trasparente.
Come poco prima, li dispose in ordine completamente sparso e quando fu soddisfatto della posizione tornò a cercare le parole più adatte e questa volta ricominciò da capo.
Sì.
Non continuò aggiungendo altri passi ed altri numeri, ma ricominciò dal numero 1 esattamente come stava facendo lui in quei giorni, ritornando a tracciare sulla via i primi passi e attenendo che la persona accanto a lui lo seguisse e decidesse di affondare i piedi nelle sue impronte già marcate, avvicinandosi sempre di più, fino a tornare a camminare e percorrere il resto del viaggio lasciando nel terreno due tracce vicine e costanti.
Step 1, come a little closer
Scrisse tracciando stavolta velocemente le scritte, senza più prestare attenzione alla bella calligrafia. Quella era la prima cosa che aveva fatto una volta tornato dal suo viaggio.
Avvicinarsi a lui.
Step 2, rest upon my shoulder
Scrisse in seconda battuta, esprimendo il suo secondo desiderio, ancora da raggiungere, incollandolo poi leggermente storto a poca distanza da quello vicino.
Step 3, I'm calling you babe
Three steps away from me
Ancora preso dall'impeto creativo aggiunse altre due frasi una sotto all'altra. Non vedeva l'ora di tornare a chiamarlo "tesoro".
Raccolse dalla mensolina il blocchetto che aveva appoggiato e poi cercò altri tre foglietti, stando ben attendo a trovare quelli dei colori che ancora mancavano a quella distesa di quadratini arlecchino.
Li appiccicò sempre senza una logica in un coloratissimo puzzle di tasselli messi alla rinfusa.
Andò avanti a contare i passi e sul primo scrisse la proiezione audace di un utopico futuro:
Step 4, we can get married
Si spostò su quello più in basso e appuntò il passo numero 5, aprendo il cuore alla speranza:
Step 5, top it with a cherry
Di nuovo come poco prima, aggiunse due frasi una sotto all'altra:
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Two of a kind
Hayran KurguLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
