Il biondo a quel punto si mise a pancia in su, fissando il soffitto e poi iniziò a raccontare di quella arcaica discussione avvenuta sul porticciolo del paese tra un Andy sedicenne ed il venditore di pesce che gli aveva fatto capire per la prima volta alcuni importanti aspetti di sé stesso che era ancora troppo giovane e inesperto per poter afferrare.
Il loro intento di coricarsi presto per affrontare la giornata successiva al meglio, svanì in un baleno, sommerso da confessioni e chiacchiere che si protrassero fino alle due inoltrate, quando entrambi decisamente esausti si addormentarono senza nemmeno rendersene conto.
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Al suono della sveglia quel mattino si udirono non uno ma ben due mormorii infastiditi che finirono con la caduta dell'aggeggio malefico dal pouf.
Andy si alzò per primo scostando le tende ed inondando la stanza di quella luce di fine marzo tanto intensa quanto fastidiosa.
Mika si mise quindi a sedere stropicciandosi gli occhi sbadigliando, cercando di avviare il cervello in maniera quantomeno accettabile.
"Kalò ximéroma" lo salutò Andy con un sorriso divertito notando il musino da ghiro che si guardava attorno ad occhi semi-chiusi.
"Hmm" rispose in un mugugno senza avere la forza di spiccicare un buongiorno per intero in nessuna delle lingue conosciute.
"Mi mancavano i tuoi risvegli da bradipo sai?" trillò Andy con un ghigno, infilandosi una maglietta e buttando un occhio al ragazzo ancora seduto in centro al letto.
Ricevette un'occhiataccia da Mika che con calma mise piede giù dal letto, trascinandosi svogliatamente a recuperare i suoi vestiti.
"E mi mancheranno nelle settimane a venire..." continuò muovendo alcuni veloci passi nella sua direzione per poi prendergli il viso tra le mani, farlo voltare e stampargli un bacio sulle labbra.
Mika a quel contatto quasi trasalì, sentendo un rush di adrenalina ed endorfine percorrerlo lungo tutta la spina dorsale, mix di chimica che lo fece risvegliare in un batter d'occhio.
Si sistemarono piuttosto velocemente e fecero colazione con le prime cose che trovarono in frigorifero poi si diressero, senza troppo cincischiare, verso la città.
Arrivarono in aeroporto in perfetto orario e senza accorgersene vennero pervasi dalla malinconia una volta arrivati all'altezza della lunga fila dei controlli che precedeva i check-in.
Si salutarono con un abbraccio e uno sguardo affettuoso prima di dividere di nuovo le loro strade.
.
Londra accolse Mika con lo stesso sole splendente che aveva lasciato dietro di sé ad Atene e gli diede il coraggio necessario per affrontare la seconda delle sue grandi sfide.
"È permesso?" chiese il ragazzo sulla soglia della porta azzurrina in tinta con il corridoio.
La ragazza, semisdraiata sul letto si voltò di scatto udendo quella voce ed in un batter d'occhio cambiò espressione.
"Cosa..? MIKA!" quasi gridò, notando la figura che piano avanzava verso di lei arrivando al bordo del letto, restando però in piedi immobile ad osservarla.
"Ciao Pal..." sussurrò il moretto accennando un sorriso colpevole e tirato.
La ragazza, si poteva notare lontano un miglio, era al settimo cielo per quella sorpresa, il fratello invece, aveva l'aria di non sapere esattamente il motivo per cui si trovasse in quel posto.
Era spaesato e attanagliato da una sensazione di inadeguatezza che mai avrebbe pensato di provare al cospetto di una delle sue sorelle.
La sorella maggiore capì immediatamente lo stato d'animo afflitto di colui che aveva davanti ed aumentando il sorriso che le incorniciava i bei lineamenti libanesi allungò un braccio e gli afferrò una mano.
"Vieni qui, abbracciami fratellino!" gli chiese dolcemente tirandolo verso di sé. Lui esitò un attimo per paura di farle del male, ma Paloma non ne voleva sapere e prima che lui potesse tirarsi indietro lo afferrò per le spalle abbracciandolo.
Dopo quella prima reticenza, Mika si iniziò a sentire più a suo agio e nel giro di 5 minuti stava già sfottendo la sorella per una vecchia storia vecchia almeno di 10 anni.
"Il fratello più stronzo che ho! L'ho sempre detto fin da quando eravamo alti così!" sbottò ad un certo punto indicando con la mano. "Ed il più affascinante, talentuoso, simpatico, gentile..." replicò il diretto interessato elencando una serie di aggettivi che sapeva avrebbero fatto alterare la bella secondogenita di casa che infatti lo guardò con espressione sconsolata di chi è costretta ad avere a che fare con uno psicopatico istrionico ed egocentrico.
"...modesto anche e soprattutto..." infierì infatti dopo qualche secondo, scoppiando a ridere seguito a ruota da Mika.
Dopo alcune ore passate con lei, restò a pranzo e poi prese la via della vecchia casa di South Kensington, pronto ad affrontare le ire apocalittiche di mamma Penniman.
Nonostante avesse le chiavi del portone principale, decise di non usarle e di annunciarsi come ogni ospite avrebbe fatto, suonando il campanello.
"Sì? chi è?" chiese una voce giovane che uscì gracchiante dallapparecchio.
"Un vagabondo che passa di qui..." decise di scherzare ironicamente, mettendo alla prova la sorellina.
Ci fu un attimo di silenzio e poi una risata comparve seguita da un "Mamma, è arrivato il tuo figlio problematico..." detto in tono giocoso e beffeggiatorio.
Ridacchiò a sua volta e poi prese un grosso respiro, aprendo ilportone che aveva sentito essere stato sganciato da dentro.
Entrò nell'atrio della casa e si crogiolò nel calore famigliare che tanto aveva sempre adorato prima di appoggiare la valigia per terra e aprire la porta d'ingresso principale.
Non fece in tempo a salutare che Zuleika gli si fiondò addosso stritolandolo in una morsa soffocante, riempiendolo di baci.
Il giovane si lasciò andare ad una risata liberatoria accarezzando la testa mora della diciannovenne, mentre con la coda dell'occhio notò la figura imponente della madre avanzare in ciabatte e vestaglia verso di loro.
Il suo sguardo era un misto di gioia e risentimento che mutò appena addolcendosi, intercettando gli occhi colmi di speranza del figlio.
Quando Zuleika mollò la presa, Mika rimase in piedi davanti a Joannie incerto sul da farsi fino a quando, spinto da un moto di affetto e colpevolezza le si avvicinò prendendole le mani tra le sue e abbassandosi per lasciarle un bacio sulla guancia.
Avrebbe voluto sommergerla con mille parole di scusa ma la donna intuite le sue intenzioni lo anticipò.
"Bentornato!" affermò con un sorriso e una carezza che sciolsero ogni suo timore residuo.
Rimase un filino spiazzato da quella dolcezza, quando si era già figurato una super lavata di capo, completamente legittima da parte sua.
"So cosa stai pensando..." gli disse la donna assottigliando gli occhi "...ma non posso e non voglio recriminarti nulla. Ognuno affronta le cose a proprio modo..." ammise mitigando la sua espressione e volgendogli un'occhiata di comprensione.
"Tu sei sempre stato o bianco o nero. Una via di mezzo per te non esiste. Una cosa simile me la dovevo aspettare dopo quello che è successo." ammise considerando ancora una volta l'unicità di quel suo figlio che fin da piccolo era sempre stato fuori dagli schemi in ogni piccolo dettaglio.
Mika quasi si commosse a quella dimostrazione tangibile di affetto materno e fu ben contento di poterla riabbracciare e ringraziare dopo lunghi mesi.
Trascorse il pomeriggio in famiglia dove uno dopo l'altro rivide tutti quanti e dopo aver invitato tutti fuori a cena come ringraziamento, quasi alle 11 di sera rientrò nella sua nuova casa perfettamente finita, portando con sé anche Melachi ormai cresciuta, che durante il suo rientro in casa Penniman era in passeggiata con suo fratello.
Abbandonò la valigia in malo modo in salotto e poi esausto dalla giornata si buttò sul divano accoccolandosi a Mel.
I giorni successivi furono spensierati e concitati, dopo aver sistemato le cose a Londra, fece ritorno a Stoccolma da Nick Littlemore e subito dopo, insieme presero un aereo per Los Angeles dove trascorsero due settimane intense di lavoro.
Lui e Andy in quelle settimane si sentirono costantemente, spesso anche più volte al giorno, quasi a voler recuperare il tempo passato ad ignorarsi. Mika era in una fase molto produttiva e ogni volta che aveva una nuova strofa o un nuovo riff lo inviava entusiasta al greco.
Quel giorno, l'ultimo in terra americana prima della sua partenza, iniziò con un mal di testa e un ronzio alle orecchie che sapeva essere imputato a quella simpatica sindrome ereditata dal suo nonno siriano e che di tanto in tanto tornava a fargli visita, facendolo impazzire.
Cercò per tutta la giornata di non farvi molto caso ma i ritmi serrati del lavoro non glielo permisero.
"Domani parti per Londra. Dobbiamo finire..." gli chiesero infatti i produttori sapendo che per alcune settimane il lavoro su quelle tracce non sarebbe proseguito, data la sua rimpatriata a casa.
Provò a divincolarsi dalla loro insistente morsa ma poi, conscio anche delle scadenze che la casa discografica aveva iniziato a chiedere, decise di mettere da parte la stanchezza ed il malessere fisico e continuare.
I suoi propositi di riposo prima della partenza vennero letteralmente spazzati via dalle ore di mixaggio e incisione che Greg e compagnia gli richiesero e finì quindi per arrivare all'aeroporto alle prime ore del mattino successivo completamente esausto.
Se non fosse stato per una gentile hostess di terra che gli aveva annunciato l'imbarco del suo volo, avrebbe sicuramente continuato a dormire sulla seggiola dell'area di attesa, ancora per qualche ora.
10 ore e mezzo di volo e 8 di fuso orario più tardi atterrò in una Londra già baciata dalla luce del crepuscolo e si trascinò verso l'area arrivi lasciando che il suo cervello percorresse in modalità automatica i corridoi e le affollate zone dell'aeroporto di Heathrow.
Andy, arrivato il giorno prima in città, attendeva pazientemente davanti alle enormi porte automatiche degli arrivi intercontinentali, aguzzando la vista in cerca di una chioma riccia all'orizzonte.
Aspettò alcuni minuti buoni, mentre accanto a lui abbracci e baci dei parenti dei passeggeri si sprecavano.
Ad un certo punto lo notò, i ricci erano stati domati sotto ad un cappellino nero con delle fette di anguria come fantasia, per cui si segnò di prenderlo in giro, e il fare stralunato da tartaruga appena uscita dal letargo con cui stava avanzando, lo fecero ridacchiare sommessamente.
Alzò gli occhi sulla folla proseguendo la sua marcia verso l'uscita, senza notare il biondino che, capite le sue facoltà mentali poco spiccate di quella sera, si spostò poco più in là parandoglisi davanti e bloccandogli la marcia.
"Passaporto e carta d'imbarco signore" domandò con fare autorevole alterando di poco la sua voce.
Lo vide alzare il capo spaesato e muovere le mani già pronto a mostrare i documenti richiesti poco prima di accorgersi dello scherzo e fissarlo con aria assonnata, biascicando un "ciao".
Andy lo salutò di rimando con una pacca affettuosa e notando il viso stanco, si premurò di prendersi carico della valigia e fargli da facchino fino all'auto, parcheggiata appena fuori.
Una volta caricatala nel baule, i due presero posto sui sedili anteriori e Andy non esitò a dargli il bentornato a Londra affettuosamente con un veloce bacio che fece per un attimo rinsavire Mika, il quale ricambiò ben contento.
Il biondo guidò attentamente nel traffico cittadino piuttosto fitto e arrivato nella zona sud della capitale domandò la destinazione al proprietario di casa.
"Dai tuoi o da te?" chiese fermandosi al semaforo dopo il quale avrebbe deciso se svoltare alla sua sinistra o proseguire dritto.
Non ricevette risposta e voltandosi lo vide dormire con la testa ciondolante appoggiata alla mano sinistra, e l'aletta del cappellino a coprirgli il viso. Capendo come sarebbe toccato a lui sistemare le cose per la notte data la sua letargia, decise che, non conoscendo ancora la casa nuova, avrebbe optato per il vecchio monolocale.
Come il semaforo divenne verde, svoltò a sinistra e una manciata di decine di metri più tardi, parcheggiò sotto casa Penniman.
Prese la valigia dal baule e poi aprì la portiera del passeggero facendo svegliare Mika di soprassalto.
Andy non trattenne una risata, mentre con aria spaesata il riccio si guardava attorno come se qualcosa non gli quadrasse.
"Perché siamo qui?" chiese riconoscendo l'inferriata della casa dei genitori e mettendo lentamente piede fuori dall'auto.
Andy lo squadrò con aria da presa in giro e non perse tempo per sfotterlo "Scommetto tutto quello che ho che metti le tue chiappe regali sul letto e non ti svegli prima del 2013. Cosa ti importa dove siamo..." puntualizzò saccentemente.
Mika aprì bocca per controbattere ma si rese conto di non avere né argomenti né facoltà mentali a sufficienza, quindi si incamminò molto semplicemente verso la porta, estraendo le chiavi e guadagnando l'ingresso, seguito dal più giovane.
Gli balenò per un attimo in testa di fare un tentativo e provare a vedere se i genitori o i fratelli fossero ancora svegli per un veloce saluto, ma una fitta alla testa gli fece cambiare repentinamente idea.
Scese le scale a sinistra dell'ingresso, entrò in casa, si cambiò velocemente e si buttò letteralmente tra le coperte.
Andy accantonò la valigia, si tolse le scarpe e voltatosi verso la parte più in penombra del monolocale notò come le sue previsioni si fossero perfettamente concretizzate.
Gli si avvicinò e iniziò a fargli il solletico. "Daaai Mikaaaa. Che bradipo che seeei!" cercò di farlo reagire senza ottenere il benché minimo segno di vita se non qualche mugolio infastidito.
Nelle ultime tre settimane si erano avvicinati di nuovo come mesi prima, come se la rottura tra loro non fosse mai nemmeno esistita e Andy aveva contato i giorni per poter tornare a goderselo appieno di nuovo, stavolta per davvero.
Si era ritrovato, nei giorni trascorsi da Mika a Los Angeles nel mese di aprile, a pentirsi sempre più di aver rinunciato a lui ed aver puntato i piedi orgogliosamente durante i 10 giorni che aveva passato in Grecia. Un po' come Nikolas aveva predetto.
Mika lo aveva abituato troppo bene nell'ultimo periodo, aveva costantemente esaudito ogni sua richiesta e ogni suo desiderio, compresi quelli non espressi, e in quel momento si rendeva conto di star stuzzicando il ricciolino in un modo un po' troppo egoistico. Smise quindi di tentare di ottenere la sua attenzione e si cambiò a sua volta, coricandosi accanto a lui e attendendo il suo risveglio per prendersi quei tranquilli momenti di coppia che bramava con tutto sé stesso.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
