Andy sdraiato al sole mite di Los Angeles con i capelli spazzati dalla brezza Pacifica cercava di inglobare quanto più tepore possibile, sperando le sue ossa fungessero da riserva per i giorni che avrebbero seguito.
Nei suoi molti anni di vagabondaggio non gli era mai capitato di dover fare la valigia metà con abiti semi-estivi e metà con cappotti, maglioni, guanti, berrette e sciarpe, ma i progetti di Mika, stavolta l'avevano portato anche a provare quella nuova esperienza.
Quattro giorni al sole californiano e poi una settimana al gelo canadese. Non poteva dirsi pronto. Per nulla. Anzi, ancora si chiedeva come mai il karma gli avesse voluto tanto male. Avrebbe fatto carte false per invertire le due mete, ma cosa non si faceva per amore...
In quei giorni in studio Andy, Mika l'aveva visto molto poco, ma quelle sporadiche ore che si concedeva per trascorrere un pranzo, una cena o una merenda con lui, erano sempre intrise di sorrisoni soddisfatti e orgogliosi. L'album stava prendendo forma sempre più concretamente nel modo in cui se lo era più volte immaginato, o forse sarebbe meglio dire sognato.
Quando l'orchestra di Montreal gli aveva dato il nulla osta per una collaborazione sui nuovi brani, Mika aveva saltellato per casa per quasi un'ora. Ora che poteva crogiolarsi nei suoi nuovi pezzi cullati dall'atmosfera magica di più di 100 strumenti, pareva non riuscire più a contenere la gioia.
Andy, doveva ammetterlo, non vedeva l'ora di vedere il compagno sul palco dell'opera, di li a pochissimi giorni. Aveva avuto modo, prima con le prove qualche mese prima, ora con il lavoro sull'album, di vedere quanto profondamente Mika si lasciasse trasportare da un'orchestra, ed era emozionato al solo pensiero di vederlo su quel palco insieme a tutti quei musicisti, in un teatro importante come quello.
Rientrando dal lavoro, più volte l'aveva udito esercitarsi. A lungo era rimasto seduto sul parquet del corridoio appena fuori il suo studio, in attento ascolto di quel metodo tutto nuovo di canto con cui stava colorando le sue canzoni. Un metodo che gli aveva sentito alcune volte, quando dopo una serata all'opera, per i giorni seguenti canticchiava frammenti di arie, perfettamente in linea con il suo registro vocale. Le sue canzoni però, con quella voce profonda e quei salti tonali da equilibrista, non le aveva mai sentite, e dal primo istante ne era rimasto affascinato.
Non aveva idea di cosa potesse smuovergli dentro, sentirlo dal vivo, con una intera orchestra a fare da contorno, ma era certo che avrebbe finito per uscire da quella sala con una voglia matta di ringraziare l'universo per averglielo fatto incrociare sul suo cammino.
Il trillo del suo telefono interruppe i suoi divagamenti mentali: "Dimmi che ne pensi!!!!!!" lesse, raffigurandosi istantaneamente l'espressione che poteva avere avuto componendo quel messaggio e allegando il file audio che era appena comparso sotto.
Andy estrasse le cuffie dalla tasca e le collego al cellulare, tornando a sdraiarsi sulla sabbia, ad occhi chiusi.
La musica partì. Le note tenui del piano forte, intrecciate con le onde distanti dell'oceano gli infusero fin dai primi istanti una sensazione di pace assoluta, stendendo da subito un velo di melanconia. La voce giunse calda, dolce e malinconica, accarezzandogli l'anima, mentre il piano sembrava continuare a scandire il ritmo dei suoi battiti, man mando che le strofe si srotolavano all'interno della melodia. L'intensità della sua voce sul ritornello lo strinse in un abbraccio struggente, mentre il piano lasciava spazio a null'altro che le sue parole amare e gioiose allo stesso tempo. La strofa dissolse di nuovo quella vena struggente nell'aria, mentre con delicatezza la voce dei violini si insinuava a fare da contro voce al piano in sottofondo, per poi esplodere in un urlo di giubilo orchestrale che rimbombò in un'onda emotiva, un'ode alla felicità che si fuse con l'insita tragicità che pareva non voler abbandonare l'aria per nulla al mondo, che accompagnò il ritornello in un costante crescendo, fino a che l'onda non si infranse d'improvviso, lasciando dietro sé una leggera e lenta risacca, come ultimo canto del cigno, a concludere la narrazione.
Andy rimase steso sulla sabbia con le cuffie ormai silenziose nelle orecchie ad ammutolire almeno in parte la voce dell'oceano. Sulle braccia piccoli brividi e pelle d'oca, il cuore con qualche battito più del dovuto e una immensa voglia di gridare al mondo ciò che aveva appena provato.
Il titolo faceva presagire ciò che la canzone raccontava, ma Andy non si aspettava davvero nulla di quella potenza emotiva. Si ricordava di aver trovato la scritta LAST PARTY al centro di un foglio in stampatello, come era solito fare per ogni canzone, ma Mika gli aveva rubato il taccuino dalle mani, prima che potesse arrivare in fondo alla prima riga.
Se n'era lamentato, ma la risposta della popstar era stata perentoria: "Questa canzone va ascoltata come dico io!"
Ora che Mika gli aveva concesso quell'onore, ascoltata così, composta di ogni tassello, conclusa e approvata, doveva ammetterlo: Mika aveva avuto perfettamente ragione.
"Allora?????"
Il suono del messaggio gli trapanò i timpani, sovrapponendosi al ritmo cadenzato delle onde. Si tolse le cuffie attorcigliandole come gli capitò e infilandosele in tasca come avrebbe fatto Mika, troppo preso per curarsene.
Non rispose al messaggio, ma pigiò sullo schermo in corrispondenza della cornetta, accanto al suo nome.
"Allora?????!" chiese nuovamente Mika, sta volta direttamente a voce, con lo stesso tono urgente ed eccitato che i punti di domanda avevano saggiamente trasmesso in chat.
Andy ridacchiò appena "Allora... è veramente sconvolgente, Moosie!" commentò semplicemente, condensando in quell'aggettivo tutte le sue sensazioni.
"Sì?? Rende??" volle accertarsi.
"Ti prende, ti abbraccia, ti butta per aria, ti fa ricadere e ti lascia senza fiato" spiegò un po' più concretamente.
"Oh... wow!... davvero??" esclamò sinceramente stupito dalle parole del fidanzato. Che fosse un pezzo ben riuscito gli era chiaro, che portasse a fare un viaggio di quel tipo, non se lo aspettava troppo.
"Davvero!" confermò genuinamente in tono amorevole.
"Wow....! Allora ho finito!" trillò gioioso del risultato finale che concludeva il lavoro di quei giorni frenetici californiani.
Andy sorrise, pregustando già il tempo che avrebbe potuto passare con lui il libertà, prima della trasferta nordica.
Non passò mezz'ora infatti che i due erano seduti in un bar sulla spiaggia a gustare un succulento sandwich, Andy in ascolto di un sovraeccitato Mika.
"Ah e poi dobbiamo brindare anche per un'altra cosa!" aggiunse afferrando il cellulare e aprendo l'album di fotografie.
"Lei!" sentenziò mostrando la fotografia di un minuscolo cucciolo biondissimo di Golden Retriever.
Il greco osservò l'immagine intenerito alla massima potenza e poi scrutò il compagno.
"Chi è...?" domandò incerto restituendo il cellulare al proprietario.
"Chiunque tu vuoi che sia" sorrise Mika fiero e raggiante, disegnando sul viso di Andy un'espressione esitante.
"E' una dei cuccioli di Manny, Andy. Sono nati due giorni fa" spiegò quindi con espressione eloquente.
Il biondo lo osservò perplesso "Sì ma... Dave ha detto che sono tutti prenotati" si volle assicurare, prima di iniziare a nutrire false speranze senza motivo.
Mika sorrise mordendosi distrattamente un labbro "Vero... quello che però non ti ha detto, è che una è prenotata a nome tuo..." confessò stavolta in modo chiaro e non fraintendibile.
Ma Andy volle andare a fondo e sincerarsi di aver inteso correttamente. "Quindi quando Dave mi ha chiamato per dirmi che anche l'ultima cucciola disponibile era stata prenotata, eri stato tu???"
Mika annuì sorridendo. "Ma sarai stronzo eh! Hai idea di quanto io ci sia rimasto male??" lo rimproverò però Andy.
Il sorriso del riccio si spense in un istante, mutando in un'espressione colpevole e affranta "Scusami... volevo solo farti una sorpresa" avanzò le sue scuse, allungando una mano per accarezzare la sua, ma Andy lo anticipò scoppiando a ridere.
"Scusami amore... ma una piccola vendetta ci stava! C'ero rimasto male davvero." Confessò con un sorrisone furbo "E Dioooooo come sono contentooooo!!!!" trillò immediatamente dopo ridacchiando e rubando il cellulare al compagno per dare nuovamente una sbirciata alla fotografia e poi inviarsela.
"Dobbiamo decidere il nome!!!!" si animò, euforico come il compagno lo era stato per il resto della giornata.
Mika amava gli animali, non vi era dubbio, ma Andy lo batteva ad occhi chiusi.
"Io però voglio deciderlo subito, non aspettare di vederla!" ammise impaziente, senza staccare gli occhi dalla fotografia nemmeno un secondo.
"La nipotina di Meeeel! Chissà come sarà contenta ad avere una compagna di giochi!" iniziò già a fantasticare.
"Speriamo sia tranquilla e educata come Mel, piuttosto." Rifletté Mika sorseggiando la sua coca cola.
"Beh, quello dipenderà anche da noi e da come la educhiamo..." mise in conto Andy, rubandogli il bicchiere e prendendone un sorso copioso, continuando a osservare le immagini della sua nuova cucciola "Guarda che musetto da principessina che ha!" commentò con una vocina entusiasta.
Mika, che nel frattempo stava finendo il sandwich a grossi bocconi, ebbe un'improvvisa illuminazione che lo portò a sgranare gli occhi e trarre un respiro concitato, nella foga di comunicare a Andy la sua geniale idea.
Iniziò a tossire, cercando di disincastrare il pezzo di pane che aveva imboccato la strada sbagliata all'interno della sua gola. Andy gli corse in soccorso, picchiettando la mano sulla schiena. "Hey! Respira!"
Dopo diversi colpi di tosse, Mika riuscì a incanalare il mozzicone di pane nella giusta via, calmandosi e facendo trarre un sospiro di sollievo anche al compagno.
"Bene" commentò allungandogli il bicchiere, "Ora che non rischi più il soffocamento, puoi dirmi quale fantastica idea ti è venuta?" chiese quindi.
Mika si animò, tornando in sé ed esibendo uno sguardo fiero e geniale "Se Melachi vuol dire regina.... E lei sembra una principessa... direi che potremmo aver trovato il nome!"
Andy lo osservò inclinando la testa di lato. "In effetti il concetto ci sta... ma Princess fa molto Casa Windsor", osservò un po' scettico, prima di rendersi conto di aver sbagliato un dettaglio "A meno che non la chiamiamo con l'equivalente arabo... come si dice??"
Il riccio annuì non appena il compagno colse l'indizio decisivo "Amira" scandì fiero.
A Andy si illuminarono immediatamente gli occhi.
Aveva sempre reputato l'arabo troppo difficile e crudo per i suoi gusti personali, ma con sua grande gioia e soddisfazione, si beò del suono appena prodotto dalle labbra del suo amato.
Era un nome dolce e schietto, frizzante e... beh... regale!
"E' suo! E' perfetto! Melachi e Amira! Suonano meravigliosamente insieme!!"
Mika notò l'entusiasmo prorompente che aveva avvolto Andy e sorrise compiaciuto.
"E poi Amira inizia per A, come Melachi per M" osservò Mika, che per una volta aveva colto il gioco di lettere prima del greco.
"Peeeerfetto! Allora è deciso! AMIRA!" trillò tutto euforico, scandendo per bene il nome della loro nuova compagna di giochi, che presto avrebbero incontrato.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
