Andy drizzò le antenne immediatamente, curiosissimo di sapere cosa gli fosse appena stato detto e notando un Mika al limite dell'incredulità, portarsi le mani agli occhi quasi commosso e ridere come un bambino.
Quando le immagini si spostarono ed inquadrarono il minuto omino che era comparso in studio, il greco sgranò gli occhi a sua volta, avvicinandosi di più allo schermo, cercando di razionalizzare la cosa.
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Charles Aznavour, uno degli idoli indiscussi del suo ragazzo, era appena comparso davanti a lui, il quale si era avvicinato e con rispetto gli aveva porto una mano e si era inchinato di fronte all'artista franco-armeno, che con la sua altezza, Mika superava abbondantemente.
Acclamato da tutti, l'anziano signore prese posto sul divanetto e così fece il giovane cantante, che imbarazzato, portò una mano a spostarsi i riccioli castani dalla fronte, cercando probabilmente di rendersi conto di ciò che in quel momento stava vivendo, scuotendo più volte lievemente la testa, sorridendo radiosamente.
Dopo aver parlato alcuni minuti, il cantante francese prese posto sul palco dove poco prima Mika aveva cantato la sua stessa canzone, ed intonò a sua volta La Bohème.
Lo sguardo del ricciolino, assorto ad ascoltare quella stessa magia, accompagnata da un piano e da un violoncello, era immerso e intensamente concentrato, con una mano sul mento e gli occhi che scrutavano il palco davanti a lui, senza probabilmente vederlo davvero.
Andy lo trovò di una bellezza disarmante e si ritrovò a pensare che quello dovesse essere lo stesso sguardo che anche lui assumeva quando sentiva Mika cantare, come nemmeno un'ora prima era successo proprio in quello studio.
Andy stesso si perse in quell'emozionante momento di musica e quando la canzone finì restò in quella bolla sospesa per alcuni minuti buoni.
Ci fu il momento dei saluti e poi Mika e Charles si ritirarono nel backstage, mentre la diretta continuava.
Il riccio si intrattenne per quasi una mezz'oretta con l'artista, eroe della sua infanzia, parlando di tutto ciò che gli veniva in mente e quando finalmente tornò nel suo camerino non stava più nella pelle dalla contentezza.
Come vide il biondo seduto sul divanetto gli si tuffò addosso ridendo istericamente.
"HoincontratoCharlestirendicontoooooo?!" strillò parlando ad una velocità folle che Andy fece fatica a comprendere, dato anche che teneva la faccia nascosta nella sua spalla, abbracciandolo e stritolando la sua maglia con i pugni chiusi.
Andy rise a sua volta per quella reazione spropositata di contentezza incontenibile.
"Ho visto la tua faccia quando te l'hanno annunciato!" gli confidò portando una mano alla testa e frizionando i ricci ordinati.
"Sai che mi ha detto che gli è piaciuta la sua canzone come l'ho cantata??! Mamma che vergogna!! Avessi anche solo sospettato che ci potesse essere, la avrei evitata di certo!" gli confessò arrossendo e cercando nonostante tutto di nascondere tale imbarazzo.
Andy rise di nuovo a quella esternazione fanciullesca.
"Ti assicuro che ho sentito poche persone cantare quel capolavoro come hai fatto tu stasera! Ci credo che gli è piaciuta!" gli disse in maniera molto sincera, mentre gli occhi nocciola lo osservavano non molto concordi con ciò che aveva appena detto.
"Weyyy!!" a interrompere quel momento, comparve il manager, seguito dalla band, che richiamarono i due ragazzi e li invitarono a seguirli per la cena in un ristorante, non troppo distante da dove erano.
Trascorsero la serata in spensierata allegria, prima di far ritorno in hotel.
Dopo quella giornata, la settimana che seguì volò ad una velocità impressionante e in un batter d'occhio si ritrovarono a far ritorno a Londra, pochi giorni prima di Natale.
I due ragazzi avevano deciso di festeggiare la festività santa nella capitale inglese e poi recarsi in Grecia nella casa del biondino per il capodanno, ma i genitori di Andy avevano altri piani.
"Perfetto! Facciamo che ad Atene ci venite già per la vigilia. Avremmo piacere di festeggiare con voi!" aveva insistito Amanda e nonostante le proteste iniziali dei due ragazzi, si erano ritrovati tutti quanti nella splendida casa sul mare della famiglia greco-inglese, prima che potessero obiettare.
A Mika l'idea di passare del tempo con la famiglia del suo compagno non dispiaceva. Dopo i primi attriti iniziali infatti, la conoscenza reciproca aveva portato ad un clima sereno molto simile a quello che si respirava in casa Penniman.
"Mika caro, hai bisogno di qualcosa?" la voce di Amanda si fece largo tra le quattro mura bianche raggiungendo il soppalco dove il figlio minore della coppia ed il suo ragazzo stavano sistemando le loro cose per quel soggiorno invernale in terra greca.
Andy sbuffò. "No mamma! Ci sono io qui con lui, ricordi??!" urlando poi al piano di sotto affinché sua madre la smettesse di assillarli con la sua estrema premurosità, mentre Mika accanto a lui rideva silenziosamente.
La donna si sentiva sempre in dovere di essere ospitale, quando aveva gente a casa. In particolar modo aveva preso ad assillare Mika con mille attenzioni, perchè nonostante nella casa vi fosse anche il fidanzato della figlia maggiore, lui era già stato ospite della famiglia in svariate occasioni ed era ormai di famiglia.
Andy dopo un primo attimo, in cui aveva trovato quell'atteggiamento carino, da parte della madre nei confronti di Mika, alla lunga aveva iniziato a percepirlo come irritante.
"Tua madre è passata dall'odiarmi incondizionatamente al non staccarmisi più di dosso!" sussurrò il riccio in un'orecchia al greco, facendolo ridere.
"Non so cosa sia peggio!" rispose il padrone di casa, riponendo le ciabatte in un angolino della stanza e voltandosi per lanciare uno sguardo seccato verso Mika.
Non appena ebbero sistemato tutto, i due ragazzi uscirono di casa, crogiolandosi in quella quiete e solitudine di coppia che aveva tanto bramato negli ultimi mesi.
"Il mare d'inverno è quasi più affascinante che d'estate. Mi piace la tranquillità del paese vuoto e silenzioso" esordì Mika, camminando mano nella mano con Andy sulla spiaggia deserta, approfittando della solitudine che regnava in quella fredda giornata di inverno.
"Sai... Non credevo ma... Devo dire che stavolta hai ragione" confessò il più piccolo, camminando lentamente, attendo a non fare entrare la sabbia nelle scarpe da ginnastica, mentre con uno sguardo assorto faceva una veloce ricognizione dell'atmosfera fiabesca che li circondava.
"Io ho sempre ragione!" ironizzò il libanese facendo ciondolare fanciullescamente il braccio avanti e indietro, facendo compiere lo stesso movimento alla mano che teneva intrecciata alla sua.
Andy lo osservò brevemente, notando i ricci che si muovevano a tempo con la camminata scandita dai suoi passi ritmati e gli occhi puntati davanti a sé e poi scosse la testa sorridendo innamorato.
"Mi viene quasi voglia di farmi un bagno" esordì poi di nuovo il moro, rimirando le onde calme del mare infrangersi sulla costa e esprimendo il suo desiderio di poter godersi il mare così deserto e surrealmente silenzioso.
Il greco si voltò di nuovo verso di lui stavolta con espressione perplessa. La Grecia era un paese caldo, ma quel giorno non c'erano più di 10 gradi.
"Se vuoi firmarti la condanna a morte fa pure!" rispose poi sghignazzando e ricevendo uno sguardo stranito ed interrogativo alla sua sinistra.
"Manca solo che ti prendi anche solamente un raffreddore che mia mamma non ti si staccherà più di dosso per tutta la vacanza." gli disse il biondo, ricordando al compagno come sua madre di professione fosse un'infermiera e che il DNA da crocerossina fosse un istinto tremendamente forte da controllare per lei.
"Se è questo che vuoi, fa pure. Ma non venire a implorare aiuto da me poi!" concluse Andy mentre Mika cambiava repentinamente idea al sol pensiero di avere quella donna alle calcagna per i giorni a seguire.
Ridendo per la battuta continuò poi a camminare rimirando gli scogli lontani e l'orizzonte costellato di nuvole grigiastre.
Dopo un paio d'ore rientrarono in casa e diedero una mano alla famiglia a preparare la cena per la sera. O almeno ci provarono.
"Mika, siediti sul divano insieme a Christian. Gli ospiti devono rilassarsi." chiese poi per l'ennesima volta, facendo sì che il riccio prendesse posto accanto al ragazzo della cognata con cui aveva già instaurato un bel rapporto di reciproca stima e amicizia.
Sentendo i ragazzi parlare di sport, Andy si avvicinò e si sedette sul bracciolo del divano vicino a Mika, ascoltando, pronto a prendere parte alla discussione.
I suoi piani vennero però interrotti dallo strillo della madre: "ANDY! Vieni a darmi una mano!"
Il greco sbuffò sonoramente, lanciando un'occhiata esasperata verso la cucina, alzandosi dal divano e incamminandosi verso la madre, mentre i due ragazzi sul divano gli sorrisero comprensivi.
"Quella donna è un vulcano!" biascicò Christian ben attento a farsi sentire solamente da Mika.
"Concordo!" Annuì lui, sempre mantenendo un tono basso e parlando a pochi centimetri dall'orecchio del ragazzo inglese.
Christian rise. "So che il rapporto tra te e Amanda è stato un po' burrascoso all'inizio. Scusa la curiosità ma: come avete fatto a cambiare la situazione in modo così radicale?" chiese poi avendo notato l'estrema gentilezza della donna nei confronti del giovane.
Conosceva a grandi linee ciò che era successo: Eleni parlava sempre di tutto con lui e non aveva mancato di raccontargli come i rapporti in famiglia per parecchi mesi fossero stati estremamente tesi a causa della rivelazione del fratello e della freddezza di sua madre nei confronti del figlio e del suo compagno.
Mika si lasciò andare ad un sorriso tirato e poi lo invitò ad uscire in terrazza, dove avrebbero potuto parlare senza essere sentiti, accampando la scusa di voler godere per un attimo della bella vista sul mare e sul paese che l'esterno offriva.
Dopo essersi chiuso la porta alle spalle ed essersi appoggiato sulla ringhiera in ferro battuto, scrutando l'orizzonte, Mika prese la parola.
"Diciamo che ci abbiamo messo del tempo e tanto impegno." iniziò guardandolo per un attimo e ricordando i tempi ormai passati e le sfide che aveva percorso insieme al suo ragazzo.
"Andy soprattutto si è impegnato a fondo per farle cambiare idea." continuò tornando a guardare il mare.
"Immagino non fosse facile..." asserì Christian comprensivo, lasciando vagare gli occhi sulla figura alta e slanciata che gli stava a fianco, con gli occhi persi a scrutare la linea blu del mare che incontrava l'orizzonte scuro.
"Non lo era, non lo è, decisamente. E' successo di recente anche con i miei parenti. Discutere con la tua famiglia, per una questione così importante è distruttivo." affermò Mika tristemente.
"E' come se le persone che hai sempre visto come dei punti di appiglio essenziali e sicuri per te, sparissero in un batter d'occhio, e tu ti ritrovassi alla deriva senza sapere cosa fare, sapendo che a nuotare da solo in mezzo all'oceano prima o poi finirai per arrenderti ed annegare esausto."
Christian lo osservava attentamente, ascoltando ogni parola con rispetto e pazienza, conscio che le parole che stava sentendo, stessero costando una certa fatica al giovane ricciolino.
"Quando Amanda si è presentata in aeroporto quella mattina per accompagnarci a casa" raccontò ripensando a mesi addietro "io per un attimo non ho saputo cosa fare. Temevo potesse ferire Andy un'altra volta, avventandosi su di me con insulti, come aveva già fatto in passato."
Il trentenne inglese lo osservo confuso, non aveva capito l'ultima affermazione.
"Perché temevi per di Andy se sapevi gli insulti avrebbero potuto essere rivolti a te?" gli domandò con cautela, in tono dolce.
Mika sospirò e poi incrociò il suo sguardo. "Come ti sentiresti se tua madre insultasse Eleni davanti a te?" chiese in maniera molto diretta e concisa.
Christian a quel punto abbassò lo sguardo, comprendendo assolutamente la sua preoccupazione.
A lui non interessava ricevere epiteti irrispettosi e intolleranti. A lui preoccupava la ferita che quella situazione avrebbe potuto provocare nel suo ragazzo.
"Però quando si è avvicinata a me per scusarsi, ti assicuro che mi si è sollevato un macigno dal cuore" confessò Mika con gli occhi che ancora gli luccicavano al sol ricordo.
"Per mesi è stata dura e ad essere sincero, più di una volta ho creduto di essere incapace di sostenere quella situazione." ricordò colpevolmente.
"Ma io lo dovevo proteggere e supportare. Non potevo permettermi di cadere." concluse mordendosi un labbro e cercando di non far trasparire le forti emozioni che tutto ciò gli riportava.
Christian gli si avvicinò e gli portò una mano attorno alle spalle in un tentativo di conforto.
Mika si fermò a pensare un attimo, sentendo quel contatto.
Non aveva mai parlato così apertamente con nessuno. Mai prima di quel momento.
Non lo aveva fatto con i suoi genitori né con i suoi fratelli, per non farli preoccupare.
Non lo aveva fatto con la sua crew, perché nonostante fossero amici, aveva deciso che le problematiche a casa non si dovessero intrecciare con la sua vita professionale.
E tantomeno lo aveva fatto con il suo più grande confidente, perché secondo lui, Andy quelle sue lotte interne che lo vedevano coinvolto in prima persona, non le doveva assolutamente sapere.
Christian essendo esterno alla sua famiglia ed a quella di Andy, inconsciamente gli era sembrata la persona più adatta. Conosceva già in parte i fatti, erano amici ma non intimi, ed essendo più grande di lui, gli infondeva sicurezza e fiducia.
"Scusa, ti ho scaricato addosso tutto questo inutilmente. Non era mia intenzione annoiarti con le mie paranoie" si lamentò Mika, avendo soppesato solo in quel momento la quantità di informazioni e di preoccupazioni che gli aveva raccontato.
Ma Christian non era del suo stesso avviso.
"Non ti scusare. Sono contento tu ti sia sfogato." gli disse lanciandogli uno sguardo di intesa. "Anche i più forti ne hanno bisogno, ogni tanto." continuò assestandogli un paio di pacche affettuose sulla spalla e facendolo sorridere sbiecamente.
"Ti ammiro molto Mika. Ora ho capito ancora meglio come hai fatto ad arrivare dove sei oggi." gli confessò con una punta di invidia, esprimendo il suo apprezzamento per l'artista e per la persona che era.
"Grazie!" si limitò a rispondere il riccio. Quella giornata era sicuramente la vigilia di Natale più strana che avesse mai vissuto fino a quel momento.
"Ma vi piace proprio starvene al freddo eh?!"
La voce di Eleni trillò nella loro direzione un secondo dopo l'apertura della porta. Entrambi si voltarono.
"Che ci fate qui fuori?" chiese di nuovo avvicinandosi a Christian e passandogli un braccio attorno alla vita.
"Discorsi da uomini..." gli rispose l'inglese, lasciandole un buffetto su una guancia e scoccando invece a Mika uno sguardo di intesa.
"Già. Discorsi di sport che voi donne definireste "noiosi"..." aggiunse il libanese, mentendo spudoratamente in modo decisamente convincente.
In quel momento comparve anche il quarto giovanotto della casa. "Salvatemi!!" sbottò mettendo piede a sua volta in terrazza, in fuga dalla madre.
Mika rise e con un gesto lo invitò a raggiungerlo accanto a lui. "Ti sfruttano?" chiese il moro stuzzicando il suo ragazzo, cercando i suoi occhi azzurri.
"Decisamente!" si lamentò lui mettendo un finto broncio e ricevendo una valanga di "Poveriiiino" di scherno da parte di tutti e tre i ragazzi.
"A cenaa!" lo strillo di Amanda da dentro casa fece voltare tutti e quattro e li fece ridere complici.
Il tavolo era imbandito con ogni ben di Dio e non appena i 6 componenti della casa presero posto, la cena della vigilia ebbe inizio.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
