Quest'ultimo venne pervaso da una scarica di calore potentissima, nel suo stomaco si erano improvvisamente radunate tutte le farfalle di Francia ed era sicuro che i suoi zigomi si fossero appena tinti di una sgargiante sfumatura cremisi.
"Je t'aime" sussurrò a sua volta Andy, con un pronunciato accento greco, che scaldò il cuore a Mika.
Se in quel momento fosse comparso il genio con i tre desideri, i due ragazzi lo avrebbero scansato, come con una mano si scansa una fastidiosa mosca. Era tutto perfetto così com'era.
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Il freddo si stava facendo intenso e la neve non accennava a smettere di cadere copiosa, i due ragazzi decisero di tornare in hotel, tranquillamente passeggiando uno in fianco all'altro.
A metà strada circa, il telefono di Mika suonò nella tasca del ragazzo, il quale lo estrasse e rispose a Jerry.
"Dovevate metterci meno di noi dicevi? Sono due ore e mezza che siete in giro!" lo rimproverò il tour manager, notando che il cantante ed il cameraman non avevano ancora fatto rientro in hotel.
"Ne abbiamo approfittato per fare un giro, Andy non aveva mai visto Parigi..." spiegò velocemente Mika
"Tra meno di venti minuti saremo lì comunque." proseguì interrompendo il commento di colui che in tour, era di fatto una sorta di loro capo.
"Vi conviene." strillò terminando poi la chiamata.
Mika mise via il telefono e sbuffò. "Jerry!" buttò lì come spiegazione al biondino che lo osservava senza comprendere.
Arrivarono in hotel coperti di neve dalla testa ai piedi ma con un enorme sorriso stampato in faccia.
Nel salottino dell'albergo sentirono delle voci, e trovarono Jerry, Cherisse, Ida e Mark che tranquillamente sorseggiavano un drink.
"Alla buon'ora" li riprese il manager, quando i ragazzi misero piede nella stanzetta finemente arredata.
Jerry li rimproverò per non aver avvisato della gita improvvisata, e poi li invitò a sedersi con loro per un cocktail. I due declinarono e presero la palla al balzo per trascorrere ancora qualche momento insieme, dal momento che Cherisse e Nick, con i quali i due condividevano le camere, erano ancora nel pieno della serata.
"Mia o tua?" chiese Andy quando raggiunsero l'ottavo piano.
"Mia!" rispose subito Mika, estraendo la chiave magnetica ed aprendo la porta della stanza 357.
Andy andò a lasciare gli indumenti inumiditi dalla neve, nella sua stanza, poi si recò dal ragazzo, che dopo aver sistemato la berretta, i guanti e la sciarpa sul calorifero, lo attendeva seduto a bordo dell'enorme finestrone, che sovrastava la capitale francese.
"Non sai quanto invidio il fatto che tu abbia vissuto qui per 8 anni!" confessò Andy, rimirando la silhouette della tour Eiffel e sedendosi di fronte a lui sul cuscino posto a mo' di divanetto, attaccato al vetro della grande finestra a specchio.
"Infatti mi è dispiaciuto da morire lasciarla." si confidò Mika, ricordando la serenità della vita nel lussuoso quartiere parigino, dove aveva vissuto con la famiglia.
Andy lo guardò pensieroso, riflettendo sull'infanzia particolare che il bel libanese aveva passato e che aveva forgiato quella personalità così complessa quanto affascinante.
Il biondo si avvicinò al viso del ragazzo e prese tra le dita un boccolo reso umido dalla neve, che ricadeva sul lato destro del viso.
"Mi piacciono da morire i tuoi riccioli" gli disse molto sinceramente.
Mika arrossì appena. "Ma se mi fanno sembrare una quercia in estate!" si lamentò lui, che tutte le mattine doveva vedersela con quel cespuglio di capelli indomabili.
"A me dei tuoi invece piace il colore. Questo mix tra biondo e rosso..." ribatté Mika, passando una mano nei corti capelli color grano del greco.
"Rosso??! Io sono biondo, non rosso!" strillò lui quasi offeso.
"Non è vero, sono un biondo-rossiccio!" continuò imperterrito lui, inclinando la testa per osservarlo meglio.
La loro litigata fu interrotta dal bip che emise la porta, prima che Cherisse entrasse nella camera.
Andy immediatamente schizzò in piedi e si affrettò a salutare Mika, fingendo di avergli chiesto un favore per l'indomani, poi dopo aver salutato Cherisse, si allontanò verso la sua stanza.
Le giornate successive furono piene zeppe di lavoro, Mika veniva sballottato da un'intervista all'altra, insieme a Jerry. Il tour prevedeva una massiccia promozione, essendo un artista emergente.
Si alzava all'alba e finiva a notte fonda, certi tv shows registravano ad orari assurdi. Aveva a mala pena il tempo per mangiare e scambiarsi qualche sms con Andy, che, a zonzo per Parigi con i membri del gruppo, più volte aveva rimarcato il desiderio di averlo al suo fianco. Poterono passare un po' di tempo insieme, anche se circondati dalla squadra, la sera del concerto, ennesimo successo clamoroso.
La fine della loro settimana a Parigi arrivò prima che Mika se ne potesse rendere conto.
Quella sera, per la prima volta dopo giorni, rientrò ad un orario decente e decise di portare Andy a fare un ultimo giro della città, prima di lasciarla per chissà quanto.
"Cosa vuoi vedere come ultima cosa prima di partire?" chiese Mika uscendo dall'hotel, nella limpida notte Parigina.
"Con i ragazzi ho visto praticamente tutto, ma c'è una cosa di cui sono curioso. Il quartiere dove vivevi da piccolo, voglio che mi mostri la TUA Parigi." sentenziò Andy fermandosi e aspettando un cenno da parte del suo ragazzo, il quali si aprì in un radioso sorriso e gli indicò la strada.
"Per di qui" disse prendendo a camminare in direzione dell'inferriata liberty che ornava l'ingresso della metro.
Imboccarono il treno, diretti verso il 16esimo arrondissement, e dopo poche fermate riemersero in superficie.
Andy si guardò attorno, era decisamente un bel quartiere, non troppo distante dal centro, con i giardinetti ben curati e le case ordinate.
Svoltarono a destra ed a sinistra più volte, fino a che giunsero a Square Lamartine ed entrarono in un piccolo cortiletto, su cui si affacciavano 4 edifici dalle belle linee architettoniche.
Mika si fermò e alzando la testa, indicò una finestra al quarto piano, da cui proveniva una luce. "Proprio lì c'era camera mia!" si ricordò felicemente. "I miei primi ricordi sono di questo posto." gli confidò, facendo un veloce giro a 360 gradi con lo sguardo.
"Laggiù c'era il mio parco preferito" gli fece notare, portandolo con sé poco più in là. "Dopo la scuola ci passavo i pomeriggi con le mie sorelle e i miei amici, quante marachelle abbiam fatto qui. Se questi alberi potessero parlare..." rise avvicinandosi ad un grosso castagno e passando la mano sulla corteccia ruvida in cerca di qualcosa. Ad un certo punto i suoi occhi si illuminarono.
"Fai luce" ordinò al greco, che prese il cellulare e puntò la piccola torcia nel punto indicatogli.
Una scritta dai bordi arrotondati, modellati dalla crescita del legno si delineò davanti agli occhi.
"Cet arbre c'est à Mica"
"Cosa significa?" chiese il biondo, passando delicatamente un dito sulle quattro letterine che componevano il nome, inciso anni addietro da un giovane Mica, come al tempo usava scriveva il suo nome. "Questo albero è di Mica" tradusse lui, "su ognuno di questi alberi c'è questa frase ed il nome di uno del nostro gruppetto di amici." spiegò. "Io scelsi il castagno, mi rappresentava e tutt'ora mi rappresenta, credo.", continuò accarezzando il tronco quasi in modo amorevole.
"Perché ti rappresenta?" chiese desideroso di conoscere quale motivazione l'avesse spinto a quella scelta. Aveva capito che con Mika, nulla era casuale.
"La castagna è contenuta nel riccio" cominciò a spiegare "Le persone che non hanno pazienza, lo prendono tra le mani, cercano di aprirlo, senza prestare attenzione e si pungono, quindi lo buttano per terra e lo disprezzano. Le persone che sanno osservare e possiedono l'arte della pazienza lo prendono tra le mani, con cautela lo aprono, spostando piano gli aculei appuntiti e ne estraggono la castagna, il buono che c'è tra le spine." fece una pausa.
"Con i ricci, così come per le persone, ci vuole pazienza e capacità di osservare, per scoprire ciò che si cela all'interno. Per questo mi rappresenta. Da piccolo ero strano, solo chi aveva la pazienza di capirmi e andare oltre i pregiudizi, poteva essere mio amico." concluse osservando Andy che accucciato accanto a lui, lo fissava attento.
"Wow!" si limitò a commentare, pensando a quanto potesse essere spiccata la sensibilità e l'intelligenza di un bambino che a nemmeno 8 anni fa un ragionamento simile.
"Quando me ne dovetti andare da Parigi, per trasferirmi a Londra, i miei amici mi giurarono che non avrebbero mai permesso a nessuno di impossessarsi di questo castagno, e così è stato." raccontò Mika, fiero della lealtà degli amici, che avevano saputo tener fede alla promessa.
"Vedi qui" indicò di nuovo Mika, sull'altro lato dell'albero, mostrando dei piccoli solchi ravvicinati. "Incidevamo la nostra altezza. Quando ho lasciato Parigi, arrivavo qui." mostrò il segno più in alto, situato a poco meno di un 1 metro e 20 da terra vicino al quale vi erano alcuni numerini stilizzati. 1992
Andy gli prese una mano e lo fece alzare di nuovo in piedi.
"Sei cresciuto parecchio vedo!" disse guardando la figura slanciata di quasi 2 metri, vicino all'albero
Per terra, poco più in là, trovò un piccolo pezzo di lamiera appuntito, lo afferrò, fece appoggiare Mika al tronco e allungando un braccio appena sopra la testa castana, premette, creando un solco nuovo di zecca nel vecchio castagno e incidendo vicino, come meglio poteva un nuovo numero: 2007.
Mika rubò poi dalle mani del biondo il pezzo di ferro e appena sotto la vecchia scritta MICA, incise altre 4 lettere: ANDY
"Adesso questo albero è anche tuo" gli disse, stampandogli un veloce bacio sulla guancia.
Andy provò una sensazione enorme di gratitudine. Non era una banale scritta su un albero. Mika gli stava donando un pezzo del suo passato quella sera, un pezzo di sé stesso, a cui teneva.
"Merci. Si dice così no? Mio francesino?" ringraziò passandogli affettuosamente l'indice sulla punta del naso.
"Oui mon chèr" rispose lui arricciando il naso e sbadigliando subito dopo.
"Meglio andare in hotel. Inizio ad aver sonno e domani ci aspetta un'altra levataccia!" si ricordò il ragazzo sbuffando appena.
Fecero ritorno nel bel 4 stelle e Mika crollò addormentato, non appena si sdraiò sul letto.
La mattina successiva, prima ancora che il sole facesse la sua comparsa, riscaldando il clima rigido di Parigi, la squadra si ritrovò su un altro aereo, stavolta con destinazione Milano.
Tutti quanti già gioivano all'idea del clima più mite che si aspettavano di trovare in Italia ma furono delusi quando all'aeroporto di Linate li accolse una fitta coltre di nebbia.
Fortunatamente avevano la giornata completamente occupata dalle comparse, interviste per giornali e radio e quindi poco gli importava se il tempo fosse cupo o meraviglioso.
Andy quel giorno li seguiva, riprendendo tutto per fare poi una sorta di documentario e si stupì ancora una volta del suo ragazzo. Non si sa come, capiva l'italiano piuttosto bene, e anche se rispondeva in inglese, spesso Andy non riusciva a comprendere il senso delle interviste, non avendo come riferimento la domanda del giornalista, a cui Mika rispondeva prima ancora che venisse tradotta.
Riuscirono a fare un veloce giro e passeggiare per Milano, tra il duomo e la galleria Vittorio Emanuele, dove Mika si fermò a fare shopping insieme a Cherisse, Mike, e Andy.
La giornata si concluse con il sound-check per il concerto che avrebbero tenuto il giorno successivo.
Altro giro, altra corsa, ormai i concerti stavano diventando routine. Erano sempre e comunque ricchi di adrenalina ed emozioni, ma sia Mika che tutta la squadra sapevano alla perfezione come prepararsi ed affrontare il tutto.
Una cosa nuova che invece avevano cominciato a fare a Milano, era incontrare i fan dopo lo show.
Andy aveva detto più volte alla squadra e a Mika soprattutto, che mentre filmava il pubblico dopo che avevano lasciato il palco a fine esibizione, c'era sempre più gente che si intratteneva nel locale, sperando che la star facesse la sua comparsa per un autografo e magari una foto.
"Hey! Ennesimo successo!" si complimentò Andy, entrando in camerino da Mika e stampandogli un bacio a fior di labbra.
"Senti, riguardo a quella cosa di cui abbiam parlato, uscire a salutare i fan... credo che dovresti..."
Mika lo interruppe. "Sì, ne abbiamo già parlato." proferì ingurgitando una manciata di mirtilli, come faceva spesso dopo l'esibizione, per recuperare energie.
"e..." lo invitò a proseguire Andy, rubando un lampone dall'altro piattino preparato sul tavolo, dallo staff.
"E... non lo so." rispose il ragazzo, grattandosi la nuca con fare incerto.
"Senti, non fare la superstar e esci fuori! Non ti mordono!" lo rimproverò Andy serio, prima che fosse Jerry a farlo più avanti.
Mika non si voltò, limitandosi a scoccargli un'occhiataccia seccata, gli stava parlando con un tono che non gli piaceva.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
