"Devo prendere il primo volo" asserì alzandosi dal divano e recuperano il pc del fratello che lo lasciò fare sena interferire.
Imprecò per cinque minuti buoni davanti ad ogni compagnia aerea e senza perdere altro tempo prenotò il volo che prima lo avrebbe portato al cospetto del suo compagno, fregandosene se un paio d'ore di anticipo sull'orario d'arrivo avrebbero significato sei ore di volo con tanto di scalo invece delle tre e mezza canoniche. In momenti come quelli era certo che due ore avrebbero fatto senz'altro la differenza.
-*-*-*-*-L'orologio di legno d'ulivo, appeso al muro da decenni, segnava le sei e trenta in punto. Il candore monotono delle nubi all'orizzonte iniziò a far capolino, nascondendo l'aurora sgargiante che spesso colorava quelle latitudini, togliendo a Andy anche quella recondita e sottile speranza riposta nel nuovo giorno.
Semplicemente, per lui, quel giorno non era destinato ad essere.
Il rimbombo distante di un motore, che borbottò brevemente prima di ripartire e scomparire, lo distrasse fugacemente dalla monotonia dei suoi pensieri, diretti in una e una sola direzione da una decina di ore a quella parte.
La porta della casupola greca appisolata poco sopra il paese emise un debole cigolio che attrasse d'istinto lo sguardo perso dell'unico abitante desto di buon mattino.
Una sagoma alta e slanciata si stagliò nella semi-oscurità della cucina, avanzando con decisione ma cautela tra le mura a lui familiari, scorgendo in meno di un istante la ragione della sua inconsueta e precipitosa presenza.
Andy non registrò i suoi movimenti con prontezza, alzò solo meccanicamente lo sguardo dalle mani incrociate a riposare da ore sul legno massiccio del tavolo della sua cucina, ritrovandosi improvvisamente stretto tra le sue braccia irriverenti.
Si lasciò andare irrazionalmente, disintrecciando le dita le une dalle altre, aprendo spontaneamente le braccia a sua volta per appigliarsi anima e corpo a quella presenza.
La posizione era tra le più scomode ma nessuno dei due riuscì a districarsi da quell'abbraccio.
Andy lasciò che l'ennesima lacrima trovasse la sua strada tra le pieghe del suo viso senza fare il minimo cenno per fermarne la corsa, mentre una mano scorreva lentamente lungo la sua schiena, arrestandosi di tanto in tanto all'altezza del cuore.
Mika percepì le sue emozioni forti e prepotenti insinuarglisi sottopelle. Dovette sforzarsi con determinazione per sfuggire al lato più devastante dell'empatia che già premeva per trascinarlo nello stesso limbo doloroso e nefasto nel quale Andy era imprigionato.
Doveva attuare uno sforzo non indifferente per non interiorizzare e subire le sue stesse emozioni.
Non poteva esimersi dal riconoscere e percepire il suo dolore, connessi e coinvolti come erano sempre stati, ma doveva con ogni mezzo evitare di assimilarlo simpateticamente, finendo per diventare parte della sua stessa sofferenza nella sua forma più pesante e coinvolgente. Restare lucido e in qualche modo marginalmente distaccato, era l'unico modo che aveva per potergli restare accanto senza diventare un ulteriore fardello da gestire in quella situazione già complicata.
Si appigliò allo sconfinato amore nei suoi confronti e chiuse prepotentemente la porta in faccia ai suoi neuroni specchio che lo stavano facendo scivolare nell'immedesimazione più profonda e distruggente.
Lasciò un bacio tra i capelli color grano e sciolse delicatamente l'abbraccio nel quale erano rimasti racchiusi per lunghi attimi, avanzando di alcuni passi e sfiorando con riguardo e rispetto il legno scuro e freddo in centro alla stanza più spaziosa della casupola, che in quelle vesti pareva ancor più piccola di quanto già non fosse.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
