Non si scambiarono una singola parola. Erano tornati a non averne bisogno, semplicemente si comunicarono tutto il necessario in una impercettibile linea di connessione solo loro.
Poi Andy lasciò che i suoi continui ed incessanti freni inibitori dettati dal dolore razionalizzato di quell'ultimo periodo scomparissero come le nebbie spazzate dal vento e ascoltando nient'altro che il suo animo intriso di quell'incanto si sporse verso Mika e preso il suo viso tra le mani lo baciò.
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Andy si lasciò andare completamente assaporando quella sensazione che per troppo tempo aveva represso, lasciando che il suo cuore esplodesse di felicità.
Mika invece rimase per un primo momento completamente scioccato da quella irriverenza, arrivando a reagire al bacio più in ritardo di quando si sarebbe mai immaginato avrebbe potuto fare dopo oltre 4 mesi di astinenza da lui.
Quando Andy separò le loro labbra e lo fissò negli occhi, Mika non riuscì a trattenersi e proprio come un bambino troppo emozionato si lasciò andare, abbracciando Andy e nascondendo gli occhi colmi di lacrime nella sua spalla, rilasciando tutta la tensione e la fatica di quella conquista.
Il biondo lo tenne abbracciato a sé per un lungo momento e quando alla fine il riccio si scostò, Andy sollevò il suo viso in cerca di quello sguardo trovando due occhi lucidi e arrossati.
Sorrise intenerito "Ehi, cosa piangi?" gli chiese fissandolo incredulo e stupito da quella reazione così forte.
Ma Mika si ricompose velocemente fingendo indifferenza e asserendo un ben poco convinto "Non sto piangendo..."
Andy a quel punto lo squadrò con sguardo saccente. "Ah no?" chiese spingendolo a confessare.
"No." ribatté il ragazzo voltandosi dall'altra parte volendo mettere fine a quella curiosità.
Il greco gli lasciò una scompigliata di ricci, tagliati troppo corti per i suoi gusti e poi lo canzonò per bene.
"Cosa dicevi pochi giorni fa sul fatto che non avresti più mentito...?" chiese fingendo di non ricordare quella frase "Sei pure in chiesa... a maggior ragione..." gli ricordò infierendo affettuosamente.
Ma Mika scosse la testa. "Nemmeno quello che abbiamo appena fatto credo in chiesa sarebbe approvato" gli fece notare usufruendo della sua stessa tattica.
Andy annuì dandogli effettivamente ragione poi ribatté: "Da quello che dici in questa canzone non sembra te ne importi molto di quello che penserà la gente, la chiesa, la politica, il resto del mondo..." disse curioso di sapere se la sua interpretazione della canzone fosse stata fatta con cognizione, avanzando una tacita richiesta di spiegazione di alcuni versi.
Mika sorrise a quelle parole, fiero che il biondino avesse letto e compreso a fondo ciò che aveva voluto esprimere con quella poesia ma prima di rispondere lo prese di nuovo con sé e chiuso lo sportello di legno sui tasti del clavicembalo, uscì dalla chiesa.
"Sai..." iniziò una volta fuori, camminando di fianco al greco lungo la viottola che portava ad una spiaggetta appartata "tra le mille cose su cui ho riflettuto in questi mesi" spiegò con tranquillità "ho notato di aver acquisito un estremo bisogno di essere sincero d'ora in avanti nella mia vita, con te, con la mia famiglia, nella mia musica, nel mio lavoro..." introdusse.
"E dato che le mie canzoni sono alla base di tutto, ho sentito la necessità di essere aperto come mai prima d'ora, perché ne vale la pena. Tu ne vali la pena." rispose molto francamente, mentre Andy ancora lo osservava incantato da quella audacia.
I due ragazzi passeggiarono lungo la spiaggetta per quasi un'ora, fermandosi a parlare per molto tempo, dando voce a molte faccende che per troppo si erano tenuti nascoste.
A sera inoltrata ritornarono a casa del greco dove si cucinarono una cena veloce, riprendendo le loro chiacchiere da dove erano rimaste.
"Tra due giorni riparto" ammise il riccio a pasto ultimato, mentre entrambi se ne stavano tranquillamente sul divano davanti alla tv.
Andy sospirò contrariato a quella notizia ma aspettò che continuasse.
"Devo tornare al lavoro a inizio settimana prossima e voglio passare dai miei, anche con loro ho un po' di cose da sistemare" rammentò più a lui stesso che a Andy, dando una spiegazione a quella dipartita inaspettata.
Non volò una mosca per alcuni secondi, poi Mika avanzò una richiesta.
"Quando pensi di tornare a Londra?" chiese alzando gli occhi dal cuscino verde che aveva davanti a sé.
Andy si prese un attimo per fare quattro calcoli e capire come gestire quella proposta con il suo lavoro e poi rispose: "Devo chiedere bene al mio capo ma penso che tra tre settimane si possa fare"
Mika si aprì in un sorrisone enorme gongolando al sol pensiero. La cosa avrebbe coinciso perfettamente con il suo programma lavorativo, era perfetto.
"Ottimo" gli disse quindi raggiante, ma prima che potesse continuare venne investito da un velo di insicurezza.
Se quello che aveva in progetto non fosse rientrato tra i piani del biondino?
Avrebbe voluto parlargliene ma quella era stata una giornata decisamente intensa e spensierata, di rovinarla non ne aveva la minima voglia.
"Cosa c'è che non mi stai dicendo?"
Andy interruppe i suoi divagamenti mentali, accorgendosi prontamente di come il moro fosse perso negli angoli più oscuri della sua psiche.
Mika ritornò alla realtà e semplicemente sviò il discorso.
"Ho una marea di cose da fare a Londra... Devo mettere ordine" confessò puntualizzando di fatto la verità.
"Ma adesso non ne parliamo." continuò tornando a concentrarsi sul viso rilassato del greco che per lungo tempo aveva sognato di poter fissare in quel modo.
Trascorsero la serata a chiacchierare, sembrava impensabile ma in quattro mesi avevano accumulato così tante cose da raccontarsi che le ore spese a parlare parevano sempre troppo poche.
Alle undici inoltrate Andy abbandonò il campo e decise di prendere la via di camera sua, seguito da Mika che trascorse anche quella notte nel letto accanto al suo.
Il mattino successivo il greco si svegliò presto per andare al lavoro, lasciando ancora una volta il ragazzo a dormire beatamente, con un filo di invidia.
Il riccio si svegliò con calma vero le 10 del mattino scendendo ancora in boxer e maglietta a piedi scalzi al piano di sotto. Quella casa era così piacevolmente tranquilla e silenziosa che spesso si era ritrovato a restarsene seduto in centro al salotto a godersi quella pace.
Si preparò la colazione in tutta calma e mentre il caffè arrivava a bollire, si avvicinò stiracchiandosi verso la porta finestra che dava sul mare.
Il suo sguardo contemplò quella vista per un lungo istante poi finì immancabilmente sul vetro pulito davanti a sé dove erano ancora appiccicati i post-it colorati minuziosamente allineati e il foglietto bianco del diario di Andy con i suoi pensieri.
Si prese un attimo per leggersi quella che aveva sempre più l'aspetto di una poesia ben definita e notò subito che sul pezzo di carta quadrettato, vi erano alcune frasi nuove, mai viste prima.
Sto sempre attendendo una opportunità, dalle alture ai bassi fondali
Ma non perderò questa opportunità
Ora so cosa sia la felicità
Mika rimase stupito da quella confessione così limpida ed inaspettata scritta, come diceva la data appuntata giusto accanto, la mattina di quello stesso giorno.
Era come se alle domande che aveva buttato nero su bianco giorni prima, avesse finalmente trovato una risposta.
Dimenticandosi del caffè sul fuoco, corse al piano di sopra a recuperare il cellulare e come prima cosa scattò una fotografia all'insieme di versi incollati sulla finestra, poi si appuntò la frase finale di Andy e compose un messaggio per lui.
"Buongiorno coautore delle mie nuove canzoni..."
Sorrise aggiungendo uno smile con un bacio in fondo alla nuvoletta e inviando il tutto.
Se ne stette per alcuni attimi sperando di ricevere una risposta, poi attratto dall'odore di caffè tornò in tutta fretta verso il fornello, trovandolo inondato del liquido bruno, imprecò poco finemente, quindi ripulì il tutto e decise di lasciar perdere la colazione e di scendere in paese.
Mise piede nella piazzetta, quel giorno abbastanza animata e prima ancora di dare uno sguardo attorno a sé udì la voce di Nikolas chiamarlo da lontano con il suo solito appellativo.
Lo scorse accanto alle barche di pescatori appena attraccate e decise di scendere a dare una mano come altre volte aveva fatto.
"Allora ieri alla chiesa?" chiese l'uomo non appena misero piede carichi di scatole di pesce fresco, nel negozio del commerciante greco.
Mika non poté trattenersi dall'arrossire lievemente, si aspettava quella domanda, dopotutto era stato lui l'artefice di quella piccola esibizione.
"È andata che..." iniziò titubante.
Nikolas a quelle parole incerte si voltò verso di lui, lasciando perdere per un attimo le orate che stava sistemando in fresca e volendo sincerarsi dell'espressione del suo viso per darsi la risposta che Mika stava esitando a dargli per esteso.
"Ha ceduto??" chiese concitato, forse più emozionato del ragazzo stesso.
Quest'ultimo annuì mordendosi un labbro timidamente, ammettendo la sua vittoria e facendo scoppiare di gioia l'amico.
"MA VIEEENIII" strillò l'uomo avvicinandosi a Mika e stringendolo in un abbraccio affettuoso che lui non poté che ricambiare grato.
"Te l'avevo detto io che a quella canzone non avrebbe resistito! Sarebbe stato uno sciocco..." si complimentò con enfasi.
Mika ridacchiò sollevato. "Hai ragione, e io ora devo trovare il modo di sdebitarmi con te" asserì pensieroso, passandogli la seconda scatola e spostando quella vuota.
"Io ti ho solo indicato uno strumento da suonare, per il resto hai fatto tutto da solo..." replicò il venditore "Poi praticamente sei diventato il mio manovale a gratis in questi ultimi giorni" gli fece notare, sottolineando l'aiuto che spesso Mika gli aveva dato in modo totalmente disinteressato, durante le mattinate spese a chiacchierare.
Il ragazzo lo ringraziò sentitamente.
"Anzi... una cosa ci sarebbe..." ammise quindi Nikolas, pulendosi le mani e finendo la sistemazione.
"Invitatemi al matrimonio!" aggiunse di punto in bianco, facendo arrossire Mika fino alla punta dell'ultimo riccio.
"Adesso non correre..." biascicò il moretto arrossendo poi propose "Ti invito ufficialmente al primo concerto che farò di questo nuovo album, sarai mio ospite quando lo presenterò".
Nikolas gli lanciò uno sguardo di gratitudine e accettò immediatamente, fiero di poter assistere ad una premiere di un artista come lui.
"Andata!" Rispose stringendo la sua mano.
L'uomo scomparve per un attimo dietro al bancone e quando tornò trovò Mika intento a osservare i pesci esposti con aria assorta.
"Hai una ricetta da consigliarmi per questi?" chiese rivolgendoglisi e dandogli la sua completa attenzione, sperando in un suo aiuto.
La risposta fu veloce e concisa: "Assolutamente sì!" e ad essa seguì una spiegazione dettagliata di un paio di modi per cucinare quelle leccornie appena pescate e "stupire ancora una volta quel testardo di un inglesino" come l'aveva preso in giro bonariamente.
Dopo aver ricevuto consigli su tutti i fronti, il ragazzo acquistò un paio di filetti di salmone e due orate e tornò a casa contento.
Passò la giornata a sistemare casa come meglio poteva, voleva che la loro ultima cena, prima di separarsi per 3 settimane, fosse memorabile.
Andy rientrò piuttosto stanco e provato dalla giornata lavorativa che quel pomeriggio gli aveva dato non pochi problemi; varcò la porta di casa sua e immediatamente venne pervaso da un profumino estremamente invitante e delizioso che contribuì a ricordargli la grande fame che lo pervadeva.
Abbandonò malamente le cose sul divano e si voltò verso la cucina.
Il tavolo era stato imbandito con un paio di grosse candele al centro e dei fiori di carta fatti a origami, mentre Mika scorrazzava tra un fornello e l'altro indaffaratissimo.
"Ciao! Scusa ma devo finire questo altrimenti mi brucia!" lo salutò velocemente avvicinandosi ad una padella sul fuoco e girando il contenuto con un mestolino.
Andy ridacchiò notando la professionalità con la quale stava preparando con attenzione e meticolosità i piatti, sembrava uno di quegli chef seri, gli mancava solo la toque in testa.
"Sì chef" lo prese in giro affettuosamente dirigendosi verso il piano di sopra per recuperare i suoi vestiti casalinghi, a metà scala però si fermò e sporgendosi dalla ringhiera interpellò il libanese:
"Ma se scendo vestito in tuta e maglietta sono troppo informale per la tua serata chic?" chiese a metà strada tra il serio ed il faceto.
Da quella posizione non lo poteva vedere, nascosto dalla scala ma lo sentì ridere: "Giacca e cravatta o niente!" rispose furbo il moro.
Andy sbuffò fingendosi offeso e poi salì in camera dove si cambiò con dei pantaloni neri di tuta e una t-shirt che aveva almeno 5 o 6 anni.
Mika spense il fuoco sotto alla prima padella e tolse il coperchio alla seconda, mescolando vigorosamente.
"Ti prego non tornare a Londra... Come faccio io a tornare a casa e prepararmi un'insalata per cena dopo una settimana del genere..." chiese in tono di supplica entrando in cucina e annusando l'aria come un cagnolino affamato.
"Viziatello" lo prese in giro Mika, togliendo anche la seconda padella dal fuoco.
Dopo un altro scambio di battute i due ragazzi cenarono con tutto il ben di Dio cucinato da Mika in un clima di festa e spensieratezza velato da pennellate di malinconia per i giorni a venire.
"A che ora hai l'aereo domani?" chiese Andy ad un certo punto.
"8:30 del mattino" rispose il riccio posizionando la forchetta sul piatto vuoto.
Il biondo fece due calcoli e poi affermò convinto: "Ti accompagno io in aeroporto"
Seguì una accesa discussione tra i due, Mika non voleva farlo scomodare, alzare presto e farlo guidare avanti e indietro da Atene, Andy dal canto suo ci teneva a condividere con lui quell'ultimo momento in Grecia, dopo tutto quello che aveva fatto per lui negli ultimi 10 giorni.
"Giuro che se non la smetti mi incavolo e stanotte dormi fuori!" sbottò ad un certo punto il greco squadrandolo minacciosamente.
Solo a quel punto Mika desistette, accettando la cortesia del ragazzo e chiudendo lì la questione.
Sparecchiarono e sistemarono la cucina, tra una cosa e l'altra si era già fatta quasi la mezzanotte e entrambi avevano bisogno di andare a dormire o il giorno dopo avrebbero vagabondato stile zombie.
Salirono le scale della camera da letto e come di consuetudine si cambiarono nei rispettivi pigiami.
Andy sistemò le cose per il giorno successivo e poi si avvicinò al letto di sua sorella che Mika usava in quei giorni, e mentre quest'ultimo era in bagno a lavarsi i denti lo spinse sotto al suo letto.
Il libanese tornò sul soppalco e per un attimo rimase perplesso davanti alla stanza che in quel modo risultava il doppio più spaziosa, pur rimanendo un vero e proprio buco.
"Te l'ho detto che avresti dormito fuori..." spiegò il biondino, allungandosi nel mentre sopra le coperte del suo letto e fissando Mika con fare ovvio.
Il moro non fece molto caso all'esclamazione di Andy, era troppo intento a guardarsi attorno e cercare di riordinare il turbinio di pensieri che avevano preso a campeggiare nella sua testa.
Alla vista dell'unico letto matrimoniale in centro alla stanza, aveva percepito una sferzata di gioia indescrivibilmente potente, un'aria di cambiamento, un sentore di ritorno al passato.
Era straordinario come un banale cambio di disposizione degli arredi nella minuscola casetta avesse potuto scombussolare l'animo del libanese in maniera così vigorosa.
Il gesto che Andy aveva compiuto era all'apparenza semplice e di poco conto, ma per Mika in quel preciso istante, stava a significare una conferma importante.
I pensieri progredirono e si avventurarono in svariate direzioni fino a quando il raziocinio prese definitivamente il timone delle sue emozioni e la ventata di gioia di poco prima venne contrastata per un frangente dal pensiero che quelle idee, frutto della sua inguaribile vena ottimista, potessero non essere perfettamente in linea con quelle del biondino.
Per un lungo attimo non aveva considerato la possibilità che per Andy quella mossa non portasse con sé il profondo significato che lui gli stava invece conferendo.
Non voleva commettere l'errore di mettere le mani avanti ed essere certo di avere ormai la strada spianata davanti a sé, senza avere prima la conferma che le sue ottimistiche visioni combaciassero con la volontà della persona che in quel momento lo stava fissando con un sopracciglio alzato.
La preoccupazione di quegli ultimi ragionamenti, aveva infatti fatto comparire inconsciamente sul viso del riccio, una espressione dubbiosa e impensierita che Andy aveva interpretato come dovuta alla lettura sbagliata delle parole da lui pronunciate sarcasticamente un attimo prima.
Non ce la fece quindi a trattenersi e impedirsi di scoppiare in una fragorosa risata, reazione che ebbe il potere di riportare sulla terra la figura impalata in mezzo alla stanza e che non appena si rese conto della presa in giro che stava subendo, si lanciò sul letto, quasi travolgendolo.
"Sei davvero uno stronzo!" gli ricordò fingendosi offeso mentre Andy si contorceva, senza smettere di ridere come un ossesso.
"E tu sei di un'ingenuità allucinante..." lo sfotté amabilmente tra le risa, prendendosi gioco di quell'insicurezza sbocciata flebilmente nell'ultimo periodo. La stessa incertezza che lo aveva colto anche alla vista del cambiamento apportato dal greco alla sua camera, solo un istante dopo ver provato una delle più forti emozioni positive dell'ultimo periodo.
Mika si sistemò meglio sul suo lato del letto "Non approfittarti di me in questo modo subdolo..." gli intimò aggrottando le sopracciglia in una smorfia accigliata.
"Ti faccio dormire qui solo perché domattina non ho voglia di risistemare il letto di Eleni. Hai ancora un sacco di cose da dimostrarmi prima che io torni a fidarmi di te..." asserì di nuovo il greco guardandolo per un attimo e marcando per bene ognuna delle ultime parole, mentre Mika se ne stava ancora spaparanzato in tutta la sua lunghezza accanto a lui.
Quella affermazione, condita dall'espressione seria del greco, bastò ad intrufolarsi e penetrare nell'animo fragile ed incerto di Mika, sgretolando in un baleno il castello di vetro che giusto un attimo prima si era così delicatamente concesso di costruire nella sua immaginazione, rinchiudendovi all'interno tutte le speranze e le illusioni che aveva portato con sé in quegli ultimi giorni.
Alcune delle più importanti certezze, che fino ad allora aveva riposto in ciò che aveva portato avanti con invidiabile sforzo e caparbietà, erano appena state infrante e giacevano disseminate in minuscoli frammenti taglienti infondo alla sua anima, incidendo e ferendo il suo io più profondo dall'interno.
La vena di ottimismo che solo un instante prima era tornata a pulsare con impeto, venne lacerata dalla negatività e dalla consapevolezza che quelle parole gli avevano fatto ingoiare con dolore, lasciando che le emozioni di speranza e gioia fluttuassero come petali e si sparpagliassero, posandosi silenziosamente nell'abisso oscuro del suo animo illuso.
Perso com'era nell'intricata matassa di pensieri negativi, non si soffermò minimamente a riflettere sulla possibilità che quella frase potesse essere stata pronunciata con l'ironia che dagli albori contraddistingueva la loro complicità di coppia, lasciando che quell'assunto rovinasse in una manciata di secondi il momento spensierato che si era venuto a creare finalmente dopo tanto tempo.
Senza sapere bene come comportarsi, convintosi che quella frase marcasse il disappunto di Andy relativo all'audacia di quegli ultimi giorni, si sollevò cautamente dal materasso, prendendo le distanze e poi lentamente, senza proferir parola o alzare lo sguardo, mise i piedi a terra e si alzò incamminandosi verso l'estremità esterna della stanza.
Il biondo aveva osservato i lineamenti di Mika farsi più tesi a seguito della sua uscita, ma non aveva avuto chiaro quello che nella sua mente il ragazzo stesse processando. Almeno fino a quel momento.
Capendo come la discesa dal letto e il successivo allontanamento non fosse scherzoso e che il piglio scuro che il viso aveva assunto non fosse per nulla la maschera di un bravo attore, si alzò di scatto dal letto e in due falcate corse verso di lui afferrandolo per un braccio prima che mettesse il piede sul primo gradino delle scale.
"Hey!" sussurrò trattenendolo dolcemente, evitando così che potesse proseguire oltre e cercando con una certa ansia lo sguardo basso puntato dritto sul pavimento.
"Che ti prende?" chiese cercando di comprendere il suo strano comportamento, ragionando intanto su cosa gli avesse provocato quella reazione inconsueta, risultata da una semplice frase scherzosa che mai lo avrebbe fatto vacillare fino a poco tempo prima.
Mika non rispose per un lungo momento, restando in quella posizione, a capo chino e aria abbattuta, senza sentire le parole di Andy e senza percepire il tono preoccupato che le aveva accompagnate.
Andy si sporse verso di lui prodigandosi di esternare chiaramente il suo pensiero con un "Stavo scherzando" pronunciato in un sussurro.
A Mika quella frase arrivò attutita e appena percepibile, gli ci vollero alcuni secondi affinché la interiorizzasse del tutto.
Andy stava scherzando.
Si perse di nuovo nei meandri della sua coscienza cercando di sistemare di nuovo le idee a fronte di quella nuova visione della realtà, ma si ritrovò davanti ad una situazione emotiva completamente disgregata.
Gli ci erano voluti giorni per riconquistare fiducia in sé stesso e costruire di nuovo la fitta rete di sostegno che per anni aveva attutito le sue cadute, gli era bastata una manciata di secondi per lacerarla completamente un'altra volta.
Benché ormai avesse capito che i suoi timori più grandi di poco prima fossero infondati, rimaneva quell'enorme e pericolosa voragine aperta sotto di sé completamente da tessere daccapo.
La frustrazione per quel fraintendimento e la presa di coscienza della sua immensa debolezza lo fecero vacillare per un attimo, trasformandosi poi in rabbia e disappunto verso la causa di tutto quel dolore.
"Credi sia semplice??" sbottò con voce tremante al culmine della sua riflessione, puntando le iridi nocciola imperlate da un velo di lacrime negli zaffiri chiari di Andy che, preso in contropiede da quella reazione, si bloccò stando in ascolto senza proferir neppure un silenzioso respiro.
"Io ci sto mettendo tutto me stesso per riparare i miei errori. Tu forse pensi sia divertente, ma la verità è che ho una paura tremenda di fare un passo falso e rovinare tutto ciò che ho costruito fino ad ora." spiegò concitatamente esternando con una sincerità disarmante le sue debolezze e le sue paure più recondite, cercando nel mentre di non cedere davanti a lui.
"L'ho già fatto; ho già buttato all'aria tutta la mia vita, tutto ciò che avevo di più caro in questi ultimi mesi, e ora che sto cercando di ricominciare mi servono delle conferme e tu dovresti essere quello che lo sa meglio di tutti!" disse velocemente, esprimendo a fondo tutte le sue incertezze, condensando in quelle frasi lo sconforto dell'ultimo faticoso periodo di vita, non riuscendo in fine a reprimere una lacrima che velocemente cercò di far sparire con un gesto furtivo della mano.
"E so di essere un debole, uno stupido bambino pauroso, un idiota che non è nemmeno capace di badare alla sua vita dopo 27 anni, che non riesce a non preoccuparsi ed a non farsi castelli in aria, ma io davvero, ce la sto mettendo tutta e ho paura che tutto questo non sia abbastanza!" si sfogò il giovane, mettendo in luce tutti i suoi timori, come non aveva mai avuto il coraggio di fare con tanta irruenza e devastante forza davanti al suo compagno.
Andy messo di fronte a quella realtà così tagliente e pesante dallo sfogo del libanese, abbassò lo sguardo con un peso sul cuore.
Comprese come quella sua piccola presa in giro lo avesse fatto dubitare, gli avesse fatto credere di avere sbagliato qualcosa, di essersi illuso di aver fatto bene, per poi scoprire che invece i suoi sforzi erano stati vani.
Si accorse dell'immensa fragilità che, seppur celata dietro ad uno scudo protettivo, pervadeva il moretto che in quel momento stava cercando disperatamente di non cedere sotto al peso di quelle paure che Andy gli aveva mosso dentro senza volerlo.
"Ma hey... io pensavo avessi capito stessi scherzando!" si premurò di mettere in chiaro immediatamente il greco. Ormai il danno era fatto, ma fargli capire che ciò che aveva frainteso non fosse la verità, sperava sarebbe servito a tranquillizzarlo almeno un po'.
Mika tuttavia non scollava lo sguardo dalla punta dei suoi piedi scalzi, rimanendo voltato dalla parte opposta rispetto alla sua, respirando intensamente, cercando di allontanare quella sensazione opprimente e di raccogliere in un angolo i cocci della sua anima.
A Andy si strinse il cuore vedendolo in quel modo, sapendo di esserne la causa, per di più dopo tutto quello che Mika si era impegnato a fare per lui negli ultimi 10 giorni.
Si avvicinò quel mezzo metro che li separava e lo strinse a sé, racchiudendolo completamente tra le sue braccia mentre ancora se ne stava fermo immobile con le mani lungo i fianchi ed uno sguardo perso.
Poi gli passò una mano sul capo infilandola tra i ricci corti e avvicinandolo appena, lasciandogli un bacio affettuoso sulla tempia.
"Credi davvero che avrei il coraggio di rinunciare a te dopotutto quello che mi hai dimostrato in questi giorni?" gli sussurrò cullandolo dolcemente, cercando di sopprimere il tremendo senso di colpa che immancabilmente lo aveva avvolto.
"Sì, hai fatto uno sbaglio, ma nel trambusto degli ultimi sei mesi come potrei biasimarti. Io probabilmente ne sarei uscito completamente pazzo e destabilizzato.
Hai avuto un momento di debolezza, assolutamente legittimo, ma hai saputo rimediare e mi hai dimostrato di essere diventato un diamante ancora più pregiato di quanto non fossi già prima."
Andy non era sicuro di sapere da dove quelle parole fossero uscite, ma era conscio che fosse esattamente ciò che il concentrato di paure e timori che aveva tra le braccia, avesse bisogno di sentire in quel preciso istante.
Mika si voltò in quell'abbraccio, tirò su col naso e poi nascose il viso tra il collo e la spalla del greco, lasciandosi pervadere da quelle emozioni forti, cercando di mettere da parte e dimenticare quell'angoscia che ancora albergava in lui.
Il biondo gli carezzò la schiena lentamente chiudendo gli occhi e assaporando a sua volta quel contatto, perso nel mondo che aveva sempre sentito come suo.
"Ci vieni a dormire con me?" chiese dopo un po', solleticandogli il collo con la punta dei polpastrelli proprio lungo le vertebre che poteva facilmente percepire.
Lo sentì annuire ancora nascosto dai suoi occhi, districò l'abbraccio e lo prese per mano, guidandolo i pochi passi che li separavano dal grande letto in centro alla stanza.
Si sdraiarono l'uno di fronte all'altro e subito Andy portò la sua mano sulla guancia rosea del libanese che sorrise lievemente.
"Sai... Se fossi stato tanto stupido da non prenderti con me, molto probabilmente Nikolas mi avrebbe appeso per i piedi fino a quando non avessi cambiato idea..." confessò ridendo, ricordando le minacce dirette dell'amico greco che tanto lo facevano arrossire: "Inglesino... lasciatelo dire... a fare il lord orgoglioso stai solo perdendo del tempo prezioso che potresti sfruttare ad amoreggiare con quel bell'imbusto con cui anni fa hai avuto il buongusto di fidanzarti."
Mika a quel punto rise a sua volta rammentando il forte incoraggiamento ricevuto dall'uomo fin dai primi giorni: "Te lo dico io che quello è cotto e stracotto di te... Tieni duro e fidati... Se non la capisce da solo, gliela faccio capire io!"
"Ma... come mai sei così affezionato a lui?" chiese ad un certo punto Mika, scrutando le pupille nere che occultavano gran parte dell'azzurro dei suoi occhi, nella penombra della camera.
Aveva chiesto a Nikolas stesso, il motivo per cui conoscesse Andy così bene come sembrava, e la sola risposta che aveva ottenuto era "Lo conosco fin da quando era alto così" accompagnato da un gesto della mano, portata all'altezza della sua vita, ma nulla di più preciso.
Il biondo a quel punto si mise a pancia in su, fissando il soffitto e poi iniziò a raccontare di quella arcaica discussione avvenuta sul porticciolo del paese tra un Andy sedicenne ed il venditore di pesce che gli aveva fatto capire per la prima volta alcuni importanti aspetti di sé stesso che era ancora troppo giovane e inesperto per poter afferrare.
Il loro intento di coricarsi presto per affrontare la giornata successiva al meglio, svanì in un baleno, sommerso da confessioni e chiacchiere che si protrassero fino alle due inoltrate, quando entrambi decisamente esausti si addormentarono senza nemmeno rendersene conto.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
