Imprecò notando il sangue iniziare a gocciolare dalle ferite ma troppo impegnato a cercare di recuperare il cellulare, se ne fregò. Quando trovatolo, vide sul display il nome di sua sorella Zuleika chiuse gli occhi e dopo un gran sospiro di incoraggiamento accolse la chiamata giusto due secondi prima che la segreteria la interrompesse.
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"Pronto" rispose dandosi un attimo di contegno e cercando di celare il suo stato e suonare il più tranquillo e normale possibile.
La sorellina dall'altro capo del mondo sgranò gli occhi incredula non appena udì il telefono smettere di squillare a vuoto: "Mika!" strillò meravigliata, allargandosi in un enorme sorriso, mentre la famiglia intera si riuniva attorno a lei all'udire quel nome.
"Ciao Zuly..." salutò lui passandosi una mano ad asciugarsi le gote umide di lacrime sperando non si notasse dalla sua voce, il pianto che ancora lo faceva singhiozzare di tanto in tanto.
La ragazza ci mise un attimo a capire come il ragazzo stesse e cambiò tono, preoccupandosi.
"Ehi! Cosa c'è?" chiese apprensiva mentre Joanie si avvicinava al cellulare della figlia sperando di sentire finalmente la voce del figlio e di capire la risposta alla domanda della quartogenita.
"Scusami... Scusatemi tutti io.... sono un idiota e...." farfugliò cercando di trattenersi dallo scoppiare a pianti un'altra volta e per di più farlo con sua sorella minore, stringendo intanto la mano sanguinante conficcandosi le unghie nelle ferite senza tuttavia percepire alcun dolore.
Dall'altra capo del telefono si sentirono delle voci concitate e infine, Zuleika fu costretta a impostare il vivavoce per permettere a tutti di udire ciò che Mika avesse da dire ed evitare che le si accalcassero addosso.
"Mika!!" si udì la voce di Joanie farsi largo tra il brusio e raggiungere forte e chiaro le orecchie del riccio che non mancò di notare un tono alterato e alquanto minaccioso.
"Ciao Ma'" rispose titubante con voce flebile, abbassando gli occhi colpevole e mordendosi un labbro in attesa della risposta.
"Alla buon'ora!" incalzò invece Mike duramente, palesandosi e facendo percepire a sua volta al figlio una vena di disapprovazione.
Suo padre era sempre estremamente paziente con i figli, raramente lo si sentiva rimproverarli, ma quando lo faceva, bastava a ricordare loro che con lui su certi aspetti non si dovesse affatto scherzare.
Il moro restò muto, incerto su quali fossero le parole da utilizzare in quel momento di fuoco incrociato e di estrema agitazione interiore.
"Ci devi un bel po' di spiegazioni. Ti conviene cominciare!" lo spronò il capofamiglia risolutamente, incitandolo a rispondere alle loro molte domande.
"Lo so..." si limitò a ribattere con fare dispiaciuto mentre una macchiolina rossa si andava ingrandendo sui pantaloni a cui aveva appoggiato la mano.
"Io... sono a Montreal... domani vado a Miami... sto... ho ricominciato a lavorare e.... sto scrivendo..." spiegò velocemente, racchiudendo in una frase le domande che sapeva si sarebbe sentito porre dalla famiglia.
"Paloma?" chiese poi prima che i Penniman potessero subissarlo di altre decine di domande, sentendo un enorme peso al cuore opprimerlo.
"Paloma sta alla grande. E' incavolata nera con te"
A rispondere fu la voce calma di Fortuné che in poche parole gli mise davanti la semplice verità.
Mika abbassò gli occhi da cui fece capolino un'altra lacrima, scrutando la stoffa bordeaux dei cuscini.
"Yasmine" chiamò poi il giovanotto, cercando la voce della sorella maggiore che era certo fosse in casa, ma con cui non aveva avuto ancora modo di accennare nemmeno un saluto, che si accorse, gli mancava terribilmente.
Si sentì un fruscio e poi la voce della ragazza penetrò i timpani del fratellino con una potenza emotiva devastante. "Come stai?" chiese dolcemente, spiazzando tutti.
Mika rimase interdetto per un attimo ed estremamente stupido da quel tono così diverso. Da colei che si aspettava una ramanzina coi fiocchi, stava venendo il primo scorcio di speranza in tutta quella faccenda contorta e insensata che si era creato.
Inaspettatamente però, quella domanda fu più forte e difficile di qualunque altra a cui era pronto a rispondere.
Non avrebbe saputo dire come stava.
Qual era la risposta adatta?
"Stavo fantasticamente mentre ero immerso della mia bolla e completamente dimentico di voi ed ora che ho realizzato sto come un cagnolino investito da un tir in autostrada."
Quella forse sarebbe stata la risposta più veritiera e consona a descrivere la sua situazione, ma si trattenne dall'esternare quel pensiero inopportuno.
"Bene" fu la menzogna che gli venne più semplice ed immediata.
Yasmine sospirò poco convinta.
Tra tutti, lei era la persona che più da vicino aveva vissuto l'esperienza traumatica di quella notte insieme a lui, ed era probabilmente colei che più provava empatia per quel mucchietto di emozioni colpevoli e dolorose che era Mika in quei frangenti.
Anche lei all'inizio di quella fuga, avrebbe volentieri appeso il fratello al muro per la collottola e strillato addosso a lui tutti gli epiteti più cattivi che le vorticavano per la testa, ma analizzando la situazione a freddo, aveva capito che quel comportamento non fosse altro che una difesa psicologica, seppur insolita e non troppo saggia, attuata per non soccombere a quel profondo turbamento subìto.
Come tutti in quella stanza, non aveva mancato di percepire il pianto represso dal ragazzo e si sentiva in dovere di provare ad andare oltre l'idiozia che aveva fatto ed ascoltare i suoi crucci e le sue preoccupazioni che stava così ferventemente cercando di non mostrare.
"Ti chiamo dopo hm?" chiese la ragazza intuendo che Mika non si sarebbe mai permesso di sfogare le sue paure e le sue ansie celate dietro quella risposta telegrafica e non veritiera, al cospetto di quasi tutta la famiglia.
Mika sorrise flebilmente a quel moto di comprensione tanto spontaneo quanto amorevole e rispose con un sentito "D'accordo"
La chiamata proseguì quindi con gli sfoghi di Joanie e i rimproveri di Mike, prima che a Mika fosse concesso di tornare alla lontana realtà canadese in cui era immerso.
Il giorno successivo partì per Miami insieme a Nick e alcuni suoi collaboratori per tornare a lavorare insieme a Jodi Marr e i producer del suo primo album.
Dopo la dura serata precedente in cui aveva iniziato a fare i conti con ciò che aveva lasciato a Londra, il riccio riuscì di nuovo ad immergersi in quella sua bolla di creatività ma con uno spirito leggermente più adulto e consapevole.
Tornò a casa piuttosto tardi dallo studio anche quella notte, ma approfittando del fuso orario, si permise di chiamare finalmente anche la sua sorellona che da 20 giorni non sentiva.
Come Fortuné gli aveva annunciato, Paloma non lo accolse affatto affettuosamente, anzi. La ragazza sfogò tutta la sua rabbia e la sua frustrazione per quella fuga che sentiva come un abbandono vero e proprio da quello che tra i 4, era il fratello a cui era più legata.
Mika lasciò che gli scaricasse addosso tutte le parole più taglienti che la sua mente annebbiata dagli antidolorifici si sentiva di pronunciare in quel momento e poi si scusò raccontandole i suoi progetti lavorativi e spronandola a rimettersi presto, rimarcando come senza di lei, la sua squadra di designer fosse persa.
L'idea funzionò. La ragazza si animò, raccontandogli di varie idee che erano nate e gli chiese immediatamente di poter avere i bozzetti delle sue nuove canzoni.
Un altro mese in America passò veloce, trascorse Natale, Capodanno e la Befana al caldo di Los Angeles con alcuni amici e collaboratori e salutò il nuovo anno ubriacandosi in discoteca ad una festa in maschera dalla quale uscì il giorno successivo devastato.
Il lavoro procedeva spedito, la sua famiglia gli aveva perdonato la fuga e la casa discografica si era complimentata con lui per i nuovi risultati. Paloma aveva ricevuto la meravigliosa notizia che, pur con molta calma avrebbe ripreso a camminare e Mika iniziava a vedere il delinearsi del suo nuovo progetto.
In quel navigare a gonfie vele però, vi era una nuvola temporalesca che da metà novembre non faceva altro che seguirlo e destabilizzare il suo tranquillo incedere nelle calme acque che stava solcando.
Da quella telefonata di oltre due mesi prima, Mika non aveva più sentito la voce di Andy; nemmeno una sola volta.
Per i primi giorni lo aveva chiamato costantemente, senza mai ricevere risposta alcuna. Per molte volte si era ritrovato davanti allo schermo nero del cellulare con una sensazione di vuoto ad assalirlo e un lieve senso di colpa a pesargli sul petto.
In più di un'occasione si era domandato se non fosse il caso di cercare il numero di telefono dei genitori di Andy e chiedere loro di poterlo mettere in contatto con il figlio, o in caso di diniego, almeno avere sue notizie, ma poi pensando a ciò che il greco potesse aver detto loro, aveva sempre cambiato idea.
Quindi aveva smesso di tentare inutili chiamate, credendo il biondo avesse deciso di fare l'offeso e fargliela pagare per il suo comportamento, capendo che se non voleva soffrire ogni volta che la linea veniva interrotta, doveva darsi un contegno ed evitare di provarci.
Più avanti nel tempo aveva infatti smesso e aveva cominciato invece a spedirgli qualche messaggio sporadico, in attesa che il greco sbollisse la cosa. Quando però anche le risposte ai messaggi avevano iniziato a divenire sempre più fredde e circostanziali, aveva iniziato a non curarsene più di tanto, mettendo la sua felicità al primo posto.
Il suo scopo, in quel momento preciso della sua vita, era costituito dalla ricerca delle felicità che andava perseguendo dalla mattina fredda di novembre nella quale aveva lasciato Londra, e tutto ciò che ne faceva parte, fuori dal suo mondo.
Aveva ripreso i contatti con la famiglia ed ottenuto il perdono per quel comportamento immaturo e francamente, in quei giorni non gli serviva altro.
A Miami le settimane trascorrevano produttive e veloci, lavorando sulle tracce già abbozzate e a quelle nuove.
L'umore di Mika era divenuto di costante spensieratezza e gioiosa soddisfazione. Non c'erano mattine che non si svegliasse con il sorriso sulle labbra pronto alla nuova giornata. Aveva ritrovato sé stesso e il suo mondo, finalmente.
Greg Wells, Jodi Marr e compagnia, avevano l'impressione di avere di fronte di nuovo il ragazzino euforico e intraprendente che avevano incontrato quattro anni e mezzo prima.
A fine gennaio, ricevette la chiamata di un suo vecchio amico che non sentiva da tempo. Christian Louboutin era in città per lavoro e avendo saputo della sua presenza a Miami, lo aveva invitato fuori.
Quei due erano come anime gemelle con 20 anni di differenza ma lo stesso ineguagliabile e infinito potenziale creativo.
Erano finiti, su idea di Christian, in un lussuoso ristorante sulla spiaggia. Era gennaio ma Miami offriva un clima primaverile fin troppo piacevole e cenare all'aperto era decisamente allettante.
"Quindi tornerà come nuova?" chiese il francese sorseggiando con molta calma il vino rosso cremisi che il bicchiere ancora conteneva e sorridendo con sincero affetto.
L'uomo e Paloma erano amici da tempo e, ovviamente, Christian non aveva mancato di sapere cosa fosse accaduto alla ragazza. Chiacchierando con Mika era praticamente ovvio si sarebbe finiti per parlare di quella situazione e fu ben contento di avere finalmente la certezza che la quasi trentenne avrebbe, pur con tempi non troppo brevi, superato la cosa definitivamente.
"Già. Quella stronzetta è più forte di me e te messi assieme" ridacchiò il riccio, tagliando un pezzo del filetto di tonno che aveva davanti. Christian rise a sua volta.
L'enorme affetto che legava i fratelli Penniman gli era ben noto e quella battuta atta a sdrammatizzare, sapeva fortemente di amore fraterno.
Per la maggior parte della serata avevano parlato dei loro progetti artistici e Mika gli aveva spiegato il concept del suo nuovo lavoro, mentre Christian gli aveva mostrato i bozzetti della nuova collezione da uomo, completamente inspirata a lui.
"Scusa la domanda stupida ma... Hai mai pensato di scrivere una canzone in francese?" chiese curioso il quasi cinquantenne, mentre senza accorgersene entrambi erano passati dal conversare in inglese alla lingua di Molière.
Mika lo squadrò stranito, ridacchiando. Conscio del suo francese non troppo perfetto, non si era mai sentito in grado di fare una cosa simile.
"Sì... così ci piazzo qualche strafalcione dei miei e faccio ridere tutta la Francia!" asserì con un'espressione poco convinta. Ma Christian rimase inaspettatamente serio.
"Mai pensato di collaborare con qualcuno che ti aiuti coi testi?" ritornò alla ribalta con uno sguardo che faceva trapelare tutta la sua voglia, finora non esternata, di sentirlo cantare in francese pezzi suoi.
Mika lo guardò si sottecchi. "Ma sei serio?" chiese poco convinto, smettendo per un attimo di mangiare.
"Serissimo" replicò il mastro calzaturiero annuendo per rafforzare il concetto.
"E saprei anche chi potrebbe fare al caso tuo..." confessò quindi facendo sgranare gli occhi al ragazzo di fronte.
La popstar era rimasta decisamente basita davanti a quella proposta. Dire che non desiderasse cantare in francese era tutt'altro che la verità, ma mettersi in campo per concretizzare quell'idea era in qualche modo spaventoso.
"Ok. Decido io per te. Domani lo chiamo e ti faccio sapere quando è disponibile!" affermò Christian risoluto, conscio che tutto ciò di cui aveva bisogno il giovane 27enne fosse solo una spintarella nel verso giusto.
"Cosa?? Aspetta!" sbottò Mika un po' troppo ad alta voce, continuando a parlare in francese senza nemmeno realizzarlo.
Christian però scosse la testa. "Lasciami fare. Mi ringrazierai..." disse con un mezzo sorriso di chi sa di vederci lungo, tornando ad addentare una zucchina di contorno.
Il silenzio calò sulla tavolata per un momento, mentre Mika si perdeva nei suoi pensieri, preoccupato di ciò che sarebbe potuto nascere da quella chiacchierata e Christian gli lasciava il tempo di metabolizzare la cosa.
"Tutto alla grande quindi..." continuò lo stilista dopo 5 minuti buoni, portando alla bocca un cubetto di salmone affumicato.
Mika si riscosse dai suoi pensieri, alzando le sopracciglia con aria spaesata.
"Ho detto che sta andando tutto alla grande quindi per te..." ripeté con un sorriso felice di un amico che gioisce per il successo di qualcuno a cui vuole bene.
Mika si rispecchiò in quel sorriso e distese le labbra a sua volta.
"Sì... Le cose pian piano si stanno sistemando" rispose il giovane, sorseggiando il vino bianco frizzante e sospirando.
Christian annuì.
"Andy lavora in Grecia invece, mi han detto..." trillò l'uomo tra un boccone e l'altro, alzando gli occhi sul giovane.
Mika si bloccò di colpo a quella affermazione e il suo viso mutò espressione repentinamente.
Christian se ne accorse immediatamente e aggrottò le sopracciglia confuso, posando il bicchiere.
Il riccio non disse nulla, limitandosi ad annuire flebilmente in direzione dell'amico.
"Ho detto qualcosa che non dovevo?" chiese però a quel punto, sicuro che ci fosse un non so ché di non detto che aveva sollevato quell'atmosfera improvvisamente meno spensierata.
Mika scosse la testa in segno di diniego, ingoiando l'ultimo boccone e passandosi il tovagliolo sulla bocca.
"No... è solo un po' che non ci vediamo..." disse ammettendo quel particolare e tralasciando i più significativi, abbassando quindi lo sguardo sul tavolo con fare malinconico.
Christian annuì come il libanese aveva fatto prima e, capendo di aver toccato un tasto non troppo piacevole, cambiò discorso.
La serata si protrasse piacevolmente e quando i due tornarono alle proprie case, faticarono a prendere sonno, cullati dalle idee interessanti che si erano scambiati.
Il giorno successivo, la chiamata promessa da Christian non mancò.
"Ti aspetta in Francia quando preferisci. Fino a fine febbraio è libero" gli disse spiegandogli di quel suo amico di nome Doriand, cantautore di talento, che trovava perfetto per lavorare con lui.
Il riccio quel giorno in studio, a causa di quella notizia, fu poco concentrato sul lavoro e già proiettato verso quella strampalata nuova avventura.
Per quel motivo, approfittando anche della conclusione della parte di canzoni su cui stavano lavorando a Miami, decise che di lì a due giorni sarebbe tornato in terra europea e avrebbe cominciato a sondare il terreno per quel nuovo progetto.
Tornato a casa, si mise al pc e prenotò il primo volo Miami-Parigi disponibile. Cliccò sul quadratino della data di partenza e per un attimo si fermò, contemplando malinconicamente ciò che compariva poco sotto i suoi occhi.
31 gennaio 2011
Era di nuovo alle porte. La fine del primo mese dell'anno si affacciava nuovamente, delineando l'incedere lento e inesorabile del tempo.
Mika non era mai stato bravo con le ricorrenze, vuoi per il suo essere dislessico, per la sua innata sbattezza o per una lieve egoistica nota di noncuranza.
In qualche modo però, quella data precisa, da 4 anni esatti risvegliava, una certa parte della sua mente, che non riusciva a impedirgli di ricordarsene.
Anche quell'anno, in cui da festeggiare e gioire per quel 31 gennaio c'era ben poco.
Con Andy non si sentiva da più di due mesi, da quell'ultima chiamata decisamente poco amorevole che si erano scambiati. Da oltre tre settimane il riccio aveva persino smesso di scrivergli o tentare di contattarlo. Capiva la sua probabile arrabbiatura, ma aveva momentaneamente deciso di desistere dal cercarlo per quel briciolo di amor proprio che era riuscito a ritrovare. Ogni messaggio ignorato o chiamata a vuoto, lo lasciavano infatti con una profonda tristezza e un enorme senso di colpa che lo logoravano sempre più a fondo.
La promessa che si era fatto quando aveva lasciato Londra, era stata di non tornare fino a quando non avesse ritrovato sé stesso, la felicità perduta e le idee per il suo terzo album.
La musica, i suoi collaboratori e la sua famiglia, erano tutto ciò che necessitava per essere sereno. E per portare a termine il suo lavoro, aveva bisogno di avere il cuore leggero.
Andy in quei mesi per lui era arrivato a non essere più parte di quella scarica di endorfine che facevano battere il suo cuore. Era divenuto fonte di tristezza, malinconia e senso di colpa.
Forse proprio per quel motivo dopo un primo attimo di incertezza, cliccò sul quadratino bianco del calendarietto e prenotò il volo, accantonando quel pensiero.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
