L'attesa ai gate non fu mai così lunga. Non aveva idea del perché, ma era come mosso da una forza interiore inaudita che gli premeva dentro e gli chiedeva di liberarsi.
Non aveva idea di cosa avrebbe fatto a Montreal. Non possedeva uno straccio di testo né un accenno di melodia su cui lavorare, ma non gli importava. Anche quel vuoto così inconsueto gli faceva sentire un senso di libertà profondo. Doveva ricominciare da zero. Era pronto!
ATTENZIONE: consiglio con tutto il cuore di leggere questa poesia (http://guide.supereva.it/letteratura_inglese/interventi/2010/01/il-suono-del-verde-di-w.-blake) prima di iniziare a la storia.
Gran parte del capitolo iniziale si basa su ciò che c'è scritto qui. Consiglio anche di leggerla in inglese prima di dare un occhio alla traduzione, perchè la dolcezza dei suoni delle parole in lingua originale si perde del tutto in italiano.
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"The Sun does arise, and make happy the skies."
Il sole sorge e fa felici i cieli...
L'aurora che dal finestrino dell'aereo lo salutava ricca di tenui colori pastello, gli fece chiudere gli occhi e inspirare con un profondo senso di soddisfazione.
Da immemorabile tempo non si sentiva così bene.
La sua anima razionale e pensatrice aveva definitivamente fatto i bagagli, dopo che per mesi aveva preso con forza il controllo della sua mente e del suo modo di agire.
Salendo su quell'aereo sentiva di essersi lasciato quella metà del suo essere a terra e di essere pronto a ritrovare il suo io artistico, creativo e sognante, che era certo si trovasse dall'altra parte dell'oceano.
Il cielo rosso sangue che salutava l'albeggiare di un nuovo giorno su Londra ed i suoi monumenti ancora riconoscibili in lontananza, stava a poco a poco lasciando spazio all'intenso blu del profondo Atlantico che lo avrebbe accompagnato nel suo viaggio.
Avesse potuto contare il numero di aerei presi dalla sua infanzia a quel momento, probabilmente non sarebbe riuscito nemmeno a volerlo, ma chissà come mai, quella mattina aveva la percezione di essere un ragazzo al suo battesimo del cielo.
Si sentiva libero come un astronauta che saltella sospeso nell'aria tra nuvole candide e un manto blu notte.
Non aveva portato con sé molto, in quel viaggio.
Solamente un bagaglio contenente vestiti pesanti, il suo ipod e un paio di libri dei suoi poeti romantici preferiti.
Si ritrovò, sfogliando una di quella raccolte di poemi, davanti ad una delle rappresentazioni dell'innocenza fanciullesca di Blake.
Nel poema, il sole che sorge fa gioire i cieli e allo stesso modo i fanciulli pronti a trascorrere una giornata di giochi e spensieratezza in mezzo al verde dei loro giardini fioriti di primavera, mentre i vecchi del paese, seduti sotto le querce in contemplazione, ricordano i tempi passati, ridendo dei felici momenti che i piccoli stanno vivendo.
Quell'alba così tersa e sgargiante, culla del giorno che sta per nascere lui la vedeva esattamente così.
Si sentiva un bambino carico di energia, in procinto di scatenare la sua creatività e lasciare vagare la sua mente tra le emozioni di gioia e serenità che da tempo cercava di rincorrere senza successo.
Voleva andare da Nick, rinchiudersi nella sua stanza dei giochi dove poter creare e sperimentare.
Giocare insieme e ritrovare la felicità del bambino che aveva perso.
Non esisteva più la sua famiglia, non c'erano più nella sua testa tutte le preoccupazioni di quell'ultimo mese, non c'erano più i litigi con Andy, né le pressioni della casa discografica o gli insuccessi in studio.
Ogni cosa era stata accantonata. La sua anima d'artista aveva ripreso il controllo.
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Andy si svegliò con calma al mattino, godendosi l'ultimo giorno di riposo. Il letto nella camera degli ospiti, dove avevano ancora una volta dormito, era già vuoto dalla parte di Mika, partito all'alba come annunciato.
Guardò l'orario sul cellulare: le 9 e mezza.
Doveva essere certamente in volo.
Si fermò per un attimo a pensare.
Non ricordava di aver chiesto a Mika dove avesse deciso di approdare per evadere dai suoi blocchi e tantomeno si ricordava che lui gliel'avesse accennato.
Non si preoccupò. Sapeva che il suo ragazzo scriveva i suoi album chiuso in qualche studio statunitense. Probabilmente stava volando o a Miami o a Los Angeles.
Decise di attendere il pomeriggio e una volta ricevuto il consueto messaggio di arrivo, chiedergli dove fosse andato a finire.
Tornò alle sue faccende, preparando anche lui la valigia per il giorno successivo e passando poi la giornata a casa dei genitori, approfittandone per un saluto prima della partenza.
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Mika dopo ore di volo, passate veloci come poche altre volte, era di nuovo immerso nella lettura delle poesie.
Mai come in quel frangente, le parole scritte secoli orsono gli erano sembrate tanto appropriate e tanto giuste per lui.
La dicotomia netta e distinta che Blake presentava già nel titolo incorniciato da un criptico dipinto, all'inizio della sua opera gli pareva su misura per lui.
"Canzoni dell'Innocenza e dell'Esperienza: rappresentazione dei due stati contrari dell'anima umana"
Tracciò con il dito i lineamenti rotondeggianti di quelle parole sulla pagina spiegazzata del libro, riportando alla mente lontani ricordi.
Flashback
Seduto al banco della 5b Mica si trovava bene, finalmente dopo quasi un anno di incomprensioni e atti di indicibile bullismo da parte di insegnanti che non avrebbero dovuto avere l'onore di essere chiamati tali, era riuscito a fuggire e trovare le risposte ai suoi crucci di fanciullo.
"Non sei stupido, sei dislessico" gli avevano detto spiegandogli il significato di quella strana parola dal suono non troppo melodioso.
Da quel momento aveva capito di non essere un fannullone, come gli veniva spesso recriminato, né un ritardato, né tantomeno autistico.
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Two of a kind
FanfictionLa Mikandy più lunga che sia mai stata scritta. La loro vita raccontata dagli albori fino al 2015. 1000 pagine di word, 200 capitoli, 4 anni e mezzo di pubblicazione. Andò a posare le mani sulle sue ginocchia, accucciandosi di fronte a lui, cercan...
