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156 senza dire una parola si alzò e si diresse verso uno dei tavolini distanti da loro, metallici, e che avevano dei ripiani e dei cassetti sottostanti, probabilmente frutto di qualche costruzione di fortuna.

Aprì qualche cassetto, per poi trovare, con leggera confusione, una maschera, bianca.

Aveva dei vetrini azzurri al posto degli occhi, ma sembravano più spenti, quasi morti rispetto a quelli che di trovavano sulle maschere dei soldati.

Jack spalancò gli occhi.

Sarebbe stata quella la sua maschera?

Il pensiero lo inquietava leggermente.

Se quella fosse stata realmente la sua maschera, sarebbe stato l'oggetto che più lo avrebbe contraddistinto.

Come i soldati della Resistenza che aveva conosciuto, non l'avrebbe mai tolta dal suo viso (soprattutto per il fatto di essere operativo nell'Accampamento, e non nel MI, dove avrebbe di certo avuto più tempo libero).

Sarebbe stato l'oggetto con il quale le Forze Governative lo avrebbero contraddistinto dagli altri, dandogli nomignoli.

Sarebbe stato l'oggetto con cui avrebbe letteralmente vissuto, con il quale avrebbe visto tutto il mondo circostante in modo diverso, con il quale avrebbe visto i suoi nemici, persone che avrebbe ucciso.

156 si avvicinò a lui, per poi poggiare, con delicatezza e cura, la maschera al viso di Jack, prima, però, facendola passare sotto al suo ciuffo corvino e liscio.

Jack scrutò 156, attraverso i vetrini azzurri.

Erano semplici vetrini, azzurrini, che gli rendevano la vista del mondo circostante certamente più colorata, ma in un modo che gli sembrava totalmente inutile.

La maschera era di un materiale molto leggero, che Jack non aveva riconosciuto né tramite la vista né tramite il tatto.

Non sapeva di cos'era fatta.

Sembrava un materiale ibrido della plastica e della stoffa.

Era morbido, ma resistente.
Leggero, ma resistente.

Vide il viso di 156 contrarsi in un'espressione di disappunto.

- La forma del naso non è corretta.- disse semplicemente, senza chiedere il parere di Jack.

Gli tolse la maschera, e solamente a quel punto Jack si rese conto che non gli era stata applicata con l'uso di nastri, elastici chiusure o fibbie.

La maschera si era semplicemente attaccata al suo viso.

Sembrava essere fatta apposta per questo.

156 si diresse verso un tavolino, il quale ospitava su sé stesso uno strano macchinario.

La donna premette un pulsante, ed esso si accese, accendendo con sé pure una luce verde, sferica, piccola, sul suo coperchio.

156 aprí la macchina, che si rivelò essere internamente cava, vuota.

Con delicatezza ripose la maschera bianca dentro di essa, sistemandola diverse volte, implicando quindi, con i gesti, che essa doveva essere messa in un certo modo.

Soldier 113 [First Arc]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora