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La sensazione del metallo della pistola laser contro il suo mento non gli fece ribrezzo, né paura, né terrore, né tantomeno lo fece agitare.

Rimase calmo.
Inspiegabilmente.

Ma rimase calmo.
E questo gli andava bene.

Fissò 168 negli occhi, con una spavalderia che non sapeva di avere.

- Io non ho fatto niente.- disse, stringendo i denti.

168 sembrò innervosirsi.

Sospirò, a denti stretti, mentre faceva scivolare la canna della pistola sul collo di Jack, che teneva le braccia sul muro, attaccandosi, come per sistenersi, anche se non ce n'era bisogno.

168 sembrava stesse battendo un piede a terra per il nervoso, mentre non riusciva a tenere le gambe ferme, cambiando la gamba portante ogni pochi secondi, ma tenendo la pistola laser ferma, puntata al collo di Jack.

- Allora...
Mettiamo che io ti creda.
Mettiamo che tu non abbia fatto niente... Che tu stia dicendo la verità.- disse, guardando il pavimento, per poi tornare poco dopo a fissare Jack negli occhi.

- Tu... Hai qualche idea del perché 113 ti abbia lasciato stare nella sua tenda?-

- Lei... Aveva detto che stava per esserci una tempesta... E che le casupole erano già stati chiusi a chiave.
Ha ospitato me e Camille perché secondo lei sarebbe stato impossibile riottenere la chiave della nostra casupola prima dell'inizio della tempesta.-

- 113 non avrebbe mai fatto una cosa del genere.
Non tiene mai nessuno con lei nella tenda. Perché voi allora?- continuó lui.

Jack stette zitto.

168 premette con più forza la pistola sul collo di Jack, facendola ritornare sotto il mento e facendogli alzare la testa, di nuovo.

- Senti.
Lei non si fida di nessuno.
Lei non parla mai con nessuno.
Potrei capire che abbia ospitato Camille nella sua tenda.
A lei stanno simpatici i bambini.
Non ha mai ospitato neache un bambino, ma se fosse stato solo per Camille ora tu non avresti questa pistola puntata addosso.
Perché ha ospitato te?-

Jack fu tentato di rispondere dicendo che 113 gli aveva detto, la sera prima, di ricordargli 104, con un sorriso.

Penso poi però che forse non avrebbe dovuto dirlo.

Forse 113 si era lasciata scappare quel particolare perché Jack era ubriaco.

Forse sperava se lo dimenticasse, anche se pensandoci, non era una cosa che 113 si sarebbe lasciata scappare così facilmente, da come sembrava tenere ancora molto a questo 104.

Sentì presto però la pistola fare più pressione, e vide il dito di 168 appoggiarsi senza premere al grilletto.

- Parla.- disse semplicemente.

- Sennó? Cosa fai? Mi uccidi?- chiese Jack, guardandolo, senza quasi rendersi conto delle sue parole, ma sentendosi quasi meglio dopo averlo sfidato.

- Potrei.
Andrei in giro dicendo le peggio cose su di te.
Potrei dire che hai cercato prima tu di uccidermi.
Che sei una spia delle Forze Governative.-

L'avrebbe davvero fatto?

- Sono in uno dei ranghi maggiori.
Sono pure nella squadra di 113.
Se volessi, potrei dire tutto.
Nessuno fiaterebbe.
Tutti mi crederebbero.- continuó, abbozzando un sorriso beffardo sul viso.

- Non credo 113 ci crederebbe.-
Non sapeva neache perché aveva detto quella frase.
Forse la voleva dire.
Forse no.
Forse era solo un'altra provocazione che voleva sputare in faccia a 168.

Soldier 113 [First Arc]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora