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- Devi stare più attento.
Ogni movimento è cruciale nella lotta corpo a corpo.- disse la ragazzina, guardandolo.

Ripetè la sequenza di movimenti buttando nuovamente a terra il manichino, guardando poi nuovamente Jack.

Jack provó, e ci riuscí, anche se con un po' di lentezza.

- Più veloce.- disse lei.

- Hai aspettato troppo. Il nemico avrebbe potuto reagire in tempo.
Non saresti finito bene.- continuó.

Jack la guardò con leggero stupore.

Riprovò, e finalmente il movimento uscí più fluido e veloce.

Il manichino articolato cadde a terra, con ancora in viso quella strana espressione ad occhi spalancati.

Jack guardò quello strano manichino ancora per poco.

- Strani, vero?- chiese 113, osservando la sua faccia mentre guardava quegli strani pezzi di plastica umanoidi.

- Già.- rispose lui, continuando a guardare quel manichino.

Aveva qualcosa di strano.
Non era mai stato curioso riguardo a quegli strani aggeggi, per quanto da un punto di vista costruttivo potessero sembrare interessanti, articolati com'erano.

- Li hanno costruiti qui, al MI?-

113 scosse la testa.

- Sono parecchio vecchi.- disse.

- Quanto vecchi?- chiese lui.

- Minimo, 1500 anni.-

Quei manichini appartenevano al mondo prima dello scoppio della terza guerra mondiale?

Stava "combattendo" con un reperto con più di 1000 anni di età?

- Fuori dalla Zona Desertica, come sai, esiste la Zona Esterna. E come tu sai, ci sono delle missioni di ricognizione all'interno di essa. Si cercano reperti e altri oggetti che possono essere utili non solo alla Resistenza e al MI, ma anche cose che aiutino a ricostruire la storia. E non sto parlando solo di libri.- disse, iniziando a parlare come se sapesse che Jack voleva sapere di più.

- Ricostruire la storia... Non solo tramite i libri?-

Lei si girò verso di lui, per poi pronunciare, con la maggiore calma possibile, le seguenti parole:

- Tutte le cose più grandi nascono dalle piccole cose.-

Dopo questa frase, Jack ebbe un giramento di testa.

Tutte le cose più grandi nascono dalle piccole cose.

Tutto iniziò a girare.

No, non di nuovo.

Abbassò il capo, e si portò le mani al ventre.

Non di nuovo.

I suoni si fecero ovattati.
La figura di 113 che si avvicinava divenne sfuocata.

Cadde, per un secondo, sulle sue ginocchia, per poi schiantarsi sul pavimento freddo della palestra.

Nero.

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- 168.- lo chiamò una voce femminile.

Lui si girò, riconoscendo la voce, fermandosi a metà di quel corridoio che lo avrebbe portato al magazzino delle riparazioni.

Soldier 113 [First Arc]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora