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Spalancò gli occhi, nel panico più totale.

Aveva appena aperto la cassa contenente le munizioni per la sua pistola laser, ma non sapeva davvero cosa fare a questo punto.

Un po' a caso aveva aperto quasi tutte le casse di quel magazzino, messe in un ordine specifico che lui non conosceva, e dopo essersi ritrovato davanti munizioni esponenzialmente diverse tra loro, aprendo una cassa, aveva finalmente trovato quelle che si ricordava essere le munizioni delle pistole laser.

Il problema era solo uno.

Quali doveva prendere?

113 gli aveva detto che esistevano diversi tipi di munizioni per le pistole laser, e lui lo poteva ben vedere con i suoi occhi.

La cassa era stracolma di scatolette rettangolari di un grigio metallico molto scuro, quasi perfettamente ordinate ed impilate, disposte a file a seconda del colore della striscia obliqua che si trovava su di esse.

Quello che Jack notò prima fu certamente quello con la striscia verde, colore che era ormai abituato a cercare, in quanto praticamente base di ogni suo abbinamento di colori per qualsiasi cosa.

Anche della pistola.

Alla fine, preso dall'indecisione più totale per la decorazione di quest'ultima, aveva deciso che avrebbe fatto solamente due semplici decorazioni, non troppo complicate.

Attaccò obliquamente lo scotch colorato verde e giallo fluo sulla parte superiore della canna, facendo tre strisce il più parallele possibile.

Lo scotch verde fu utilizzato per le due strisce esterne, mentre quello giallo per quella interna.

Con la pittura bianca invece si dedicò al manico.

Non sapeva esattamente cosa fare, a dire la verità.

Pensò però che le decorazioni dovevano essere, da un certo punto di vista, in qualche modo personali.

Cercò di ripensare al passato, o meglio, a tutto ciò che ricordava, cercando di ripensare a qualsiasi cosa che sarebbe potuta stare su quel manico.

Non riusciva a pensare a niente.

Non si era mai considerato talentato in campo d'arte, e non pensava di avere una buona mano al disegno o ad altre attività prettamente artistiche.

Non credeva di saper disegnare bene.
Non ci aveva mai provato veramente.

I dottori gliel'avevano fatto fare, di disegnare.

Così, di punto in bianco, un giorno, erano entrati nella sua stanza d'ospedale con del materiale artistico.

Le infermiere gli avevano dato tutto ciò di cui poteva avere bisogno.

Fogli, tele, penne, biro, matite, pastelli a cera, ad olio, tempere, acquarelli, gessetti e molto altro.

La maggior parte delle cose Jack non sapeva neanche cosa fossero, in realtà.

La cosa che lo aveva più stupito, però, quasi sconcertandolo, era l'infinitá di pennelli che si era trovato davanti.

Si chiese a cosa potevano servire tutti quei pennelli.

Per lui, un pennello era un pennello.

Non distingueva bene la differenza tra i diversi tipi di pennelli, e mai pensava che l'avrebbe capita, anche per il fatto che nessuno gliel'aveva mai spiegata.

I medici gli avevano detto di disegnare, e lui era rimasto spaesato da quella richiesta.

Erano appena quattro mesi che si era svegliato dal coma.

Stava imparando di nuovo a camminare grazie agli strumenti che stranamente si trovavano tutti nella sua stanza, ma era ancora incapace di capire ciò che stava realmente succedendo.

Non sapeva chi lui era, né aveva un nome, un'età definita, un parente, un amico, un indizio.

Effettivamente non aveva nulla.

Non sapeva neanche come impugnare una biro o una matita.

Doveva ancora capire di essere mancino, al tempo, ma i dottori non erano d'aiuto.

Continuavano a fare strane spiegazioni di rotazioni e movimenti da svolgere con la mano per avere un'efficente impugnatura dello strumento, e Jack non capiva nulla.

Davano risposte vaghe pure su questo argomento, concreto e verosimile.

Quando Jack aveva provato con entrambe le mani a tenere in mano uno degli strumenti, sempre più incerto, i dottori gli chiesero di ritrarre il vaso di fiori della sua stanza.

I dottori lo pressavano morbosamente, ma più lui si mostrava incapace e spaesato, più loro apparivano compiaciuti, quasi inquietantemente.

Portarono via quasi tutto, tranne una biro nera ed una matita.

Tutti i materiali erano sembrati a Jack parecchio trasandati e vecchi, ma non aveva detto nulla di offensivo riguardo questi ultimi.

Non pensava di saper disegnare.

C'era solo una cosa che sapeva fare decentemente, con una biro in mano.

Le scacchiere.

Quando gli portavano strane riviste di propaganda mascherata o altro di poco interessante a fogli, lui non faceva altro che scarabocchiare tutto con la biro.

Utilizzava quella in particolare perché la matita sui fogli di quelle riviste quasi patinate si vedeva poco, e su quei fogli lucidi faceva un rumore che a Jack non piaceva.

Se provava a calcare con la matita finiva sempre che il foglio di bucava.

Gli piaceva il rumore che faceva la biro sui fogli lucidi della rivista.

Semplicemente passava minuti interi con la biro in mano, senza sapere come tenerla veramente, a scarabocchiare psichedelicamente tutto il foglio o a fare scacchiere.

Ed era quello che aveva deciso di fare sul manico della pistola.

Una scacchiera.

In fondo, gli piaceva il modo in cui aveva decorato la pistola.

Aveva fatto un po' fatica per colpa della sua poca manualità, ma alla fine in poco meno di mezz'ora aveva deciso e decorato la pistola, che ora si stava asciugando.

Dopo essersi perso nei ricordi della sua vita al MI e di ciò che era appena accaduto, Jack tornó a guardare in basso, verso la cassa.

113 non gli aveva mai spiegato le differenze tra i vari tipi di munizione, e nessun altro lo aveva mai fatto.

Si guardò intorno, alla ricerca di qualcosa che gli facesse capire meglio qualcosa a proposito di quelle munizioni, ma niente.


- Spazio scacchiere

Tanto per chiarire, il fatto di disegnare scacchiere su libri e quaderni il piccolo tenero Jack l'ha preso da me.😂
Io lo faccio sempre. 😂

Per il disegno di Jack c'è bisogno di aspettare ancora un po', in quanto gran parte dei miei tentativi è andata un po' a quel paese. 😂

Scusate per l'orario.😞







~Francy

Soldier 113 [First Arc]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora