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Un uomo sulla trentina era sul palchetto della casupola, dove si erano messi 156 e 168 a spiegare il primo giorno in cui Jack, Camille, Brian e Conrad erano stati portati nell'Accampamento.

Era vicino ai tavolini che sostenevano tutte le apparecchiature, tra cui il proiettore, utilizzato anch'esso nel primo giorno all'Accampamento.

Aveva un aspetto sciupato.

I capelli erano marroni, naturali, rasati sul lato destro del viso.

Su quel lato della testa si intravedevano dei tatuaggi, che Jack, lontano da lui, non riusciva a capire e a vedere bene.

Anche sulle braccia si trovavano parecchi tatuaggi.

Era vestito in modo bizzarro, come tutti coloro che si trovavano lì, ovviamente.

Escludendo le poche fondine e la sua cintura di cuoio, era vestito con una maglietta rossa fuoco, ricucita per metà con una stoffa verde acceso.

Indossava dei pantaloni militari verdi e sbiaditi che forse erano stati mimetici un tempo, oppure semplicemente erano macchiati in molti punti non solo di colore, ma di macchie molto scure, nero pece.

Portava anche una giacca poco definita, blu, lucida.

I suoi anfibi erano rossi, con stringhe verdi fluo.

Era incredibilmente muscoloso e di corporatura alquanto robusta, e come se non incutesse già abbastanza timore al primo sguardo, c'era da considerare il fatto che fosse molto alto.

Molto più di Jack e di chiunque altro nella stanza.

La sua maschera era verde petrolio, con dei bordi bianchi.

Era intravedibile e palese una cicatrice sull'occhio sinistro, che l'aveva reso cieco e azzurrino, anche se era parzialmente coperta dai capelli.

Aveva una specie di barba incolta sul viso, sotto gli occhi leggere occhiaie.

Nella tasca sinistra era intravedibile una catenina argentea, appartenente probabilmente ad un orologio da taschino.

- Per chi non sapesse chi io sia,- inizió a parlare, attirando l'attenzione di tutti - io sono 125.-

Era lui 125?

Era stato quindi lui a guidare il bus tutto il tempo, senza farsi vedere mai da nessuno?

Aveva una voce rauca, profonda.

Camille si mise accanto a Jack, prendemdogli timidamente la mano, leggermente spaventata dall'atmosfera seria che le si trovava intorno, tenendo in mano il disegno con l'altra mano.

- E come soldato più vecchio ancora operativo nell'Accampamento, spetta a me condurre la cerimonia che segnerà il passaggio di Jack alla squadra armata dell'Accampamento.-

Jack inizió a sudare freddo.

Era il momento.

Era ora il momento di essere realmente soldato.

Di indossare la maschera, di premere io grilletto, di uccidere, di combattere, di essere forte, forte per chi non combatteva, forte per chi combatteva con lui, forte per quelli la cui vita era nelle sue mani, forte per 113.

Soldier 113 [First Arc]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora