Nell'attimo in cui smetto di pensarlo, mi blocco al centro della sala. Una fitta acuta nel ventre mi fa mancare il respiro. I miei occhi vengono completamente rapiti da altri due di cui non riesco a capire il colore per via della distanza e delle luci. Quanta importanza può avere? La bellezza dell'uomo che mi fissa di fronte, è... irresistibile. Capisco che è lui ancora prima che mi venga presentato. Mi fissa senza battere ciglio e con un sorriso compiaciuto sulle labbra perfettamente disegnate. Non è alto quanto lo era Arthur, ma non è basso, sicuramente è più alto di me. I suoi capelli poi... sono folti e biondi, ma di un biondo diverso da quello di mio marito. Sembrano ramati. Indossa un vestito blu navy, che gli fascia bene sia le cosce muscolose, che le spalle ampie. L'incantesimo viene interrotto quando Sara, molto più avanti, si ferma di colpo e si volta osservandomi. Muoviti Bell! Ti sta aspettando. Subito mi affretto, ma nello stesso momento vedo lui venirmi incontro, di conseguenza Sara si ferma a guardarci. Mi raggiunge. Ha uno strano sorriso, come se... Come se fosse felice di vedermi. È molto strano pensandoci, visto che non ci conosciamo. Ma adesso che siamo vicini, riesco a scorgere il colore particolare dei suoi occhi luminosi e felici. Sono grigio ardesia. 《Tinkerbell Williams.》Esclama con aria sognante, chiamandomi con il mio nome da nubile e facendomi alzare un sopracciglio. 《Giusto. Scott.》Rettifica prendendomi la mano e baciandomi il dorso. Sono sconvolta e quasi a corto di saliva. Vedo lui congedare con uno sguardo la sua assistente, che mi sorride prima di eclissarsi tra la folla. Prendo un pò di respiro. 《Finalmente.》 Dice in un sospiro, fissandomi ancora incantato. Finalmente? Ma cosa? 《Perché ha voluto vedermi?》Lo vedo corrucciarsi, una ruga si forma sulla sua fronte e altre piccole agli angoli dei suoi bellissimi occhi, mostrando i suoi trentotto anni. 《Chiamami Carter. Del resto siamo imparentati.》Ah sì? 《Perché sono qui?》Chiedo bruscamente cambiando discorso. Mi guarda quasi dispiaciuto, increspando le labbra, non so perché, ma mi dispiace un pò dispiacerlo. Anzi, senza un pò. Ma che mi sta succedendo? Me lo immaginavo come uno spocchioso arrogante e finora invece mi è sembrato gentile. Lo vedo prendere da un vassoio che gli viene offerto da uno steward due calici dal colore scuro. Me ne offre uno, ma subito rifiuto. 《No grazie, non bevo.》Sorride dolcemente. 《È solo succo di fragole.》Ah! Il mio preferito. Mi guarda come un invito ad accettare e ancora una volta vengo rapita dal suo magnetismo, prendendo il calice. Lo vedo bere senza che mi tolga gli occhi insistenti di dosso. Improvvisamente è come se fossi nuda. Mi ci fa sentire. È una sensazione stranissima ed eccitante allo stesso tempo. Bevo un pò di quel succo e subito mi piace, è dolce e fresco, scende giù magnificamente, mi rendo conto che ero molto assetata. Quando smetto tra noi c'è silenzio, un silenzio strano, quasi elettrico. Vedo i suoi occhi percorrere lentamente il mio corpo. Troppo lentamente, è come se mi stesse spogliando. Sento un tremito nelle viscere, qualcosa di proibito accendersi dentro di me e credo che sto per ansimare. Perché mi fa quest'effetto? Neppure Arthur aveva avuto tale effetto sul mio corpo. Improvvisamente mi arrabbio con me stessa. 《Allora? Perché mi ha fatto venire? Cosa vuole?》I suoi occhi si posano finalmente sui miei e sospira pesantemente. In un attimo si avvicina, mi prende per la vita e mi conduce con lui verso l'uscita. Che sta facendo? Sento un brivido percorrermi lungo la schiena e fermarsi come un formicolio sui reni, proprio dove lui tiene ancora la sua mano calda. Arthur non mi ha mai messo la mano lì. Mai. Che diavolo sta succedendo? Sento il muscolo della sua gamba toccare la mia e improvvisamente sento una vampata di calore. No. Il fuoco. Molti occhi femminili ci stanno guardando e riesco a percepirne l'invidia, ancora una volta conficco le unghie sulla pochette e stringo nell'altra mano il calice sperando che non si spezzi. Sento l'aroma del suo profumo, rivela sfaccettature sensuali e misteriose, qualcosa d'intenso e selvaggio, forse anche del sandalo. Mi volto a fissare il suo profilo, il naso è piccolo e appuntito, gli dona un'aria accattivante. Lo vedo guardarmi con la coda dell'occhio e un sorrisetto orgoglioso. Sento la sua mano premere con più insistenza e nonostante mi sconvolge intimamente, improvvisamente mi stacco, bloccandolo interdetto. 《So camminare.》Mi irrito con uno dei miei sguardi assassini. Mi fa un sorrisetto e svolta in un corridoio alla sua sinistra. Lo seguo confusa, credevo che mi avrebbe portata fuori, invece mi ritrovo in un lungo corridoio isolato, illuminato in egual maniera della sala e con in più dei ritratti di nudi femminili. Nessun volto, solo seni, gambe, culi e altro. Mi sento ancora più scioccata, mentre l'osservo farmi strada a lunghe falcate. I miei occhi si posano sulla sua schiena, la giacca aderisce in modo da far vedere quanto sia muscoloso, bevo un sorso di succo perché improvvisamente mi sento la gola arsa. Quando si ferma di fronte ad un'ampia stanza dalle porte in vetro e vedo una scrivania in noce, capisco che è il suo studio. Mi fa un cenno con la mano, invitandomi ad entrare, ma inchiodo bene i piedi a terra. 《Adesso mi dirà perché mi ha fatta venire?》Fa una smorfia insoddisfatta e lo sento appena prendere un respiro. 《Per piacere, puoi darmi del tu?》La sua voce è calda e roca, qualcosa di estremamente sensuale, qualcosa che riesce a scivolare in posti che pensavo non si sarebbero mai risvegliati. Completamente diversa da quella forte e scherzosa di Arthur. Comincio a pensare che se non gli darò del tu, non arriveremo a capo di nulla, così... 《Perché mi hai fatta venire qui?》Subito il suo volto s'illumina in un sorriso felice che coinvolge anche gli occhi. Mi appaga, e non so neanche spiegarmi il perché. Ma che diavolo m'importa di lui? 《Così va decisamente meglio.》Dice soddisfatto, percorrendo ancora una volta il mio corpo. Improvvisamente mi sento avvampare e mi guardo intorno a quei corpi senza volto. Sento improvvisamente crescere dentro di me un desiderio smanioso, che non riesco a tenere a freno. Una cosa simile non mi era mai capitata con Arthur. Non mi ero mai sentita così smaniosa e, come se fossi un frutto proibito. Mi innervosisco ancora, non mi piace il sentiero imboccato dai miei pensieri. 《Amo il corpo femminile. Trovo che Dio si sia superato creando la donna. E non ha niente a che vedere con il sesso. Sono un estimatore.》Non ho dubbi. Chissà quante donne si sarà portato a letto, prima di diventare estimatore. Sbatto le palpebre tornando a fissarlo. Ha sempre lo stesso sorriso e mi sento più smarrita. Perché non è lo stronzo che Arthur mi ha sempre detto? 《Riesco a riconoscere la perfezione quando la vedo. - I suoi occhi scivolano ancora sul mio corpo. - Anche attraverso la stoffa.》Conclude più roco. Deglutisco appena, ma a vuoto. Ecco perché mi sento nuda. 《Non hai risposto alla mia domanda.》Dico più cordialmente. Abbassa le palpebre, rivelando delle folti ciglia ramate, è davvero bellissimo. Quando torna a fissarmi ha un'aria così ovvia. 《Ti ho fatta venire perché voglio che prendi il posto di Arthur in azienda.》Cosa?! Lo fisso allibita. 《Non ne ho bisogno. Ho già un lavoro. E ho già incassato i soldi della quota di Arthur.》Ma che cosa ha in mente? Non sono una vedova bisognosa di carità. Mi guarda come se non capissi e sempre con quel sorriso dolce stampato sul suo viso perfetto. 《So perfettamente che sei a capo della Together Scott. Ma credo che il tuo posto sia nella Scott Advertising. Sei una donna molto intelligente, con fiuto per gli affari, più di quanto lo era Arthur.》Sono a bocca spalancata. Finalmente la rabbia scaccia via tutte quelle strane sensazioni, o almeno in parte, così che finalmente riesco a sfogarmi. 《Tu non mi conosci. Non sai niente di me. Come puoi arrivare a simili affermazioni?》Sorride come se non capissi e mi fa inalberare maggiormente. 《Porti avanti il tuo lavoro in modo ineccepibile. E poi conosco la tua agenzia da prima di Arthur. È grazie a me che lo hai conosciuto.》Ho la bocca sempre più spalancata e non so più che dire, sono sconvolta. 《Ho voluto io la pubblicità per la tua agenzia.》Mi dice con voce suadente e con un'occhiata affascinata. No! Non è vero! 《Senti, non mi va di stare qui a sentire mentre insulti la memoria di mio marito. Non c'eri né al matrimonio, né al suo funerale. Per te non siamo mai esistiti e ora ti ricordi che io sono tua cognata e per di più vuoi che lavoriamo insieme? È fuori discussione. Io amo il mio lavoro e non ci penso lontanamente a lasciarlo! Né per te e né per chiunque altro!》Ecco! Ora mi sento meglio. Ma lui non smette di guardarmi conquistato e sorridente, la cosa mi irrita. 《Come sta Azzurra?》Azzurra? Come fa a sapere come si chiama? Lo avrà saputo da qualcuno in azienda. 《Come fai a sapere come si chiama? E che t'importa di mia figlia?》Improvvisamente sono sulla difensiva e molto arrabbiata. Nessuno può permettersi il lusso di giocare con l'affetto di mia figlia. Soprattutto lui che non l'ha vista nascere. Lo vedo drizzarsi e farsi più serio in viso. Finalmente. 《È mia nipote. L'ho vista in azienda e abbiamo passato un pò di tempo insieme. È normale che la pensi e mi preoccupi per lei. Ha bisogno di me, ora.》Che cosa?! 《Come puoi aver passato del tempo con lei se Arthur non voleva neanche che tu ti avvicinassi a noi?》Sono molto furente e mi abbasso per poggiare a terra il calice. Vedo il suo volto scurirsi, la mascella serrarsi. 《Ho capito subito che non conoscevi bene mio fratello. Appena ti ho visto. - Cosa? - Ho passato molto tempo con Azzurra. Praticamente tutte le volte che era in azienda e Arthur usciva lasciandola sola.》Mi porto una mano al petto, mi sento soffocare. Lasciava nostra figlia da sola, incustodita. 《La portavo con me in ufficio e l'aiutavo con i compiti o semplicemente a giocare a dama. Non volevo che stesse da sola e in più volevo stare con lei. È mia nipote. Ha il mio stesso sangue. E mi manca.》Sono agitata, gli angoli degli occhi mi pizzicano per le lacrime che trattengo. Ricordo ancora le parole di Azzurra. "Ti prego digli che lo saluto e che voglio vederlo." Non ci posso credere. "Zio Carter?" Avrei dovuto capirlo da come lo ha chiamato. "Mi manca." Le sue parole mi risuonano nella testa e mi sento disorientata. 《Perché ti ricordi di lei soltanto ora?》Alzo il tono di voce, e sento che mi esce tremante. 《Sono passati due anni! Ti rendi conto soltanto ora che lei ti manca?》Posa anche lui il calice a terra e si fa più vicino, prendendomi le mani. 《Mi dispiace sconvolgerti, non l'ho fatto prima perché sapevo che non mi avresti dato nessuna possibilità. Era troppo presto. Non avresti mai capito.》Ogni sua parola è come una carezza, ed è come se le sue parole e le sue mani mi riscaldassero. Ad un certo punto sento le lacrime scendere giù, rigandomi le guance. Con una mano mi asciuga una guancia con il pollice e mi sento ancora più smarrita. Perché Arthur non mi ha mai detto di aver lasciato nostra figlia da sola in ufficio? Che lo aveva mandato Carter, in agenzia. Perché? 《Perché stai facendo tutto questo? Arthur era mio marito!》Esplodo sempre più sconvolta e allontanandomi da lui e le sue mani. 《È stato lui a tenermi a distanza. Io gli volevo molto bene.》Non può essere vero. 《Sei un bugiardo! Arthur era un uomo affettuoso! Non ti avrebbe mai allontanato se tu non gli avessi fatto qualcosa di grave!》《Chi ti dice che lui non l'abbia fatto a me?!》Ora i suoi occhi sono duri, le mascelle serrate e tiene le mani chiuse in un pugno. Lo guardo sbattendo le palpebre e con il caos in testa, non so più che pensare. Sta distorcendo tutto quello che Arthur era ai miei occhi. 《No! Non ci credo!》Urlo. 《Ti ha tenuta all'oscuro di tutto. - Continua grave, sbuffa e si tira con una mano il ciuffo arruffato. - Se no saresti venuta prima da me. E da sola.》Lo fisso inorridita. Non posso credere a ciò che ha appena detto. 《Sei soltanto uno stronzo!》Digrigno e lo vedo arretrare appena, come se lo avessi colpito. 《Posso vedere Azzurra?》Mi chiede con una certa ansia nel volto. 《Vaffanculo.》Sibilo, giro le spalle e corro verso l'uscita.
STAI LEGGENDO
𝑺𝒕𝒂𝒓𝒕 𝑶𝒗𝒆𝒓🧚🏼♀️
RomanceAll'età di ventisette anni Tinkerbell Williams si ritrova vedova con la figlia Azzurra di sei anni. La morte del marito Arthur la getta nella malinconia, tanto da trascurare la sua immagine. Ma che matrimonio era? Chi era veramente Arthur Scott? Qua...
